I Radicali diffidano il Pirellone perché viola la 194: «Non basta assicurare il servizio sul territorio, la legge dice che in ogni ospedale il servizio all’interruzione volontaria di gravidanza deve essere garantito», dichiara Giulia Crivellini, avvocato e tesoriera dei Radicali Italiani

L'ospedale di Oglio Po, in provincia di Cremona. L'Ospedale di Gallarate, in provincia di Varese. L'ospedale di Sondalo e l'Ospedale di Chiavenna, entrambi in provincia di Sondrio. L'ospedale di Iseo, in provincia di Brescia. Sono cinque i nosocomi della Lombardia in cui abortire non è possibile, disapplicando totalmente le direttive della Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza.

 

A denunciarlo è l'avvocato Giulia Crivellini, tesoriera dei Radicali Italiani e candidata a Milano nella lista Majorino che, insieme a Vittoria Loffi, anch'essa candidata alle Regionali per il territorio di Cremona e coordinatrice della campagna “Libere di Abortire” hanno presentato una diffida formale alla Regione Lombardia per il mancato rispetto della legge 194, perché in questi cinque ospedali vi è il 100 per cento di obiettori di coscienza.

 

«In altri undici ospedali lombardi l'ottanta per cento dei medici è obiettore e questo significa rendere davvero complicato per una donna poter accedere a una interruzione di gravidanza per le donne che si rivolgono a quell'ospedale», spiega Giulia Crivellini.

 

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Le due candidate hanno messo in evidenza la gravità della situazione di Cremona, sostenendo che le donne, per poter usufruire del diritto alla Legge 194 devono rivolgersi all'Ospedale di Asola, che dista 30 chilometri, «e dove non sono comunque disponibili ginecologi interni non obiettori, avvalendosi la struttura di gettonisti a chiamata», dichiarano Crivellini e Loffi, oppure a quello di Cremona, che sta a 440 chilometri di distanza, «ma anche qui gli obiettori sono la maggioranza (oltre 60 per cento)».

 

Da qui la decisione delle esponenti Radicali di diffidare la Regione Lombardia, «perché le Regioni sono obbligate a vigilare sul rispetto del servizio di interruzione volontaria di gravidanza, ovvero che tutte le strutture sia pubbliche che convenzionate possano offrire il servizio. Questo non succede in Lombardia e in molti altri territori dove le amministrazioni regionali stanno di fatto smantellando pezzo per pezzo la legge 194 rendendo molto difficile la possibilità di autodeterminazione delle donne. Abbiamo spesso ripetuto che i diritti riproduttivi sono la cartina tornasole dello stato di Diritto e la loro violazione sintomo di incuria istituzionale. La diffida è la prima di una serie di azioni giuridiche e politiche che metteremo in campo nelle prossime settimane e mesi affinché i diritti riproduttivi e il diritto alla cura e alla salute delle cittadine e dei cittadini siano rispettati», spiegano.

 

Non si è fatta attendere la risposta dell'Asst di Cremona, di cui fanno parte l'Ospedale di Cremona e quello di Oglio Po, secondo cui la struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia ha carattere aziendale ed è composta da un'equipe di 14 medici, di cui sei non obiettori: «La legge 194 viene pertanto rispettata», fanno sapere dall'azienda sanitaria.

 

A stretto giro il commento di Crivellini e Loffi: «L'affermazione che la legge sul diritto all'aborto viene rispettata non corrisponde a realtà. Non è più possibile che solo una struttura per Asst garantisca l'accesso alle interruzioni di gravidanza e che le altre adottino di fatto l'obiezione di struttura: tutte le strutture devono offrire la prestazione. L'Ospedale di Cremona deve continuare a garantire il servizio come già fa, ma anche l'Ospedale Oglio Po, di riferimento per le cittadine di Bozzolo, Viadana e Casalmaggiore, deve attivarsi per garantire questo servizio e diritto. Chiedere che ci si sposti di chilometri per una interruzione di gravidanza e negare prossimità nella cura della salute riproduttiva è in violazione dell'articolo 9 della legge 194, delle linee guida dell'OMS e del Comitato Europeo per i diritti sociali».

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