Pubblicità

Libri e mare, la sfida di Marzamemi

Uno scorcio di Marzamemi
Uno scorcio di Marzamemi

Ascoltare le comunità. Proteggere il territorio. E puntare lo sviluppo sulla bellezza. Al Marzamemi Book Fest fino all’8 ottobre, politiche della cultura a confronto. Con l’Espresso Media Partner

Politica e Cultura è un famoso saggio di Noberto Bobbio uscito nel 1955. Erano altri tempi, di ideologie forti e dogmatismi. Però in quel saggio ci sono considerazioni riguardo al rapporto tra politica e cultura che aiutano ancora oggi. È molto chiaro Bobbio nell’individuare l’antitesi tra politica e cultura. La politica è radicata al suolo racchiuso nei confini geografici; la cultura è cosmopolitica. La politica traffica in cose contingenti; la cultura maneggia valori universali. La politica si regge sopra una certa dose di conformismo; la cultura è libera ricerca, è antidogmatica, anzi predilige il dubbio come metodo, lo spirito critico, la protesta se è il caso, l’irriverenza nei confronti del potere. Nella politica c’è bisogno di spirito gregario, mentre la cultura è espressione di individualità, di irrequietezza delle idee. La politica è parziale, mentre la cultura è imparziale, non persegue gli interessi di una parte, il che non significa che sia neutrale. Prende posizione ma al di sopra degli interessi particolari. Fa parte per se stessa, per dirla con Dante. Il politico obbedisce alla ragion di stato, l’uomo di cultura è interprete della coscienza morale, delle istanze di libertà, fondamento della nostra vita civile, di ogni progresso umano e della esistenza stessa della cultura che può prosperare soltanto nella libera circolazione e nel libero scambio delle idee.

 

Per questo Bobbio distingue in modo netto la «politica culturale», cioè la pianificazione della cultura da parte dei politici che, nei fatti, attenta alla libertà e fa della cultura un mezzo per altri fini, dalla «politica della cultura» che è stimolo della realtà, diritto al dubbio, disposizione all’analisi critica dei problemi e alla ricerca di soluzioni sempre soggette a revisione, è attitudine alla comprensione, è cautela, metodo, rigore contro le storture del ragionamento e le falsificazioni dei fatti che sono le maggiori offese alla verità. E questo tradimento della verità è la peggiore minaccia in periodi di crisi, in cui tutti i valori di una civiltà sono messi in discussione e forte si fa sentire la «seduzione della certezza», anche se si tratta di certezze e rimedi posticci, privi di fondamento, esito di una manipolazione della parola, dello stesso rigore logico. Si pensi a tutta la delirante retorica odierna spacciata per buonsenso sui profughi chiamati clandestini e presentati come nemici della tenuta stessa della nazione, della sua sopravvivenza. Si pensi alla delirante proposta di dare un prezzo alla libertà dei migranti, perseguendo la stessa logica dei trafficanti.

 

È questo il tempo in cui viviamo: divisi tra certezze, soluzioni sbandierate strumentalmente in funzione di consensi elettorali o di ragioni ideologiche e una crisi che attenta alla vita civile, al rispetto di valori universali e universalmente sanciti. Su questa deriva della verità e della libertà si deve chinare mettendosi in ascolto la cultura, cercando anche di farsi ascoltare. E uno dei modi in cui oggi la cultura cerca di farsi ascoltare (venuti meno i media tradizionali) è attraverso una rete capillare di progetti culturali grandi e piccoli, che vantano decenni di vita o pochi anni: eventi, manifestazioni, rassegne, festival sostenuti da investimenti privati o fondi pubblici (i più incerti) spesso affollati di un pubblico che non intende rinunciare al respiro liberatorio di una cultura non supina dinanzi al potere e alla sclerotizzazione del pensiero, ma che anzi rivendica il diritto di non accettare i termini della realtà «così com’è» (fondamentalmente e radicalmente ingiusta), oltretutto mentre l’intero modo di stare al mondo dell’umanità vacilla.Ora anche il territorio in cui accadono questi eventi, il tessuto umano, sociale, economico, ambientale, architettonico che lo costituisce è un fatto culturale ed esige un modo peculiare di interagire con esso.

 

Un esempio di politica culturale ambiziosa quanto arbitraria – e non di politica della cultura che esigerebbe ascolto e comprensione – è quella che si è consumata in un territorio come la nuova cittadina di Gibellina edificata dopo il terremoto del 1968. L’arte l’ha fatta da padrona con opere di indiscussa qualità e architetture futuristiche in cui immaginazione e ingegno possono pure essere oggetto di ammirazione ma che stanno sul territorio come ufo, calati da un altro pianeta. Per decenni Gibellina è stata un grande palcoscenico, in cui la politica culturale ha vantato i suoi fasti con scelte urbanistiche e culturali di valore ma del tutto aliene al territorio. Bisognerebbe invece partire da un assunto preciso: il patrimonio territoriale è proprio «una delle coniugazioni del patrimonio culturale», come scrive Carla Danani. Non è scenario in cui fare accadere qualcosa, è un tessuto stratificato nel tempo di aspetti sociali, civili, economici, umani, architettonici, ambientali in cui si è qualcuno. È un deposito di valori, e come un valore di cui prendersi cura va considerato, contro il rischio della sua riduzione a sfondo di un consumo intellettuale e di operazioni di marketing o ancora a risorsa da sfruttare sino all’esaurimento. Marzamemi Book Fest parte proprio da qui.

 

Michela Murgia

 

OMAGGIO A MICHELA MURGIA
Le parole dei suoi libri. E la sua voce, lucida e potente, contro il patriarcato, i fascismi, la miopia della politica; per la libertà delle donne, per un mondo più inclusivo e accogliente, per una lingua rappresentativa di tutti. Il Marzamemi Book Fest rende omaggio a Michela Murgia con un sentito appuntamento in Piazza Regina Margherita, sabato 7 ottobre (alle 17,30). Letture, ricordi, impegni insieme all’attore Lorenzo Terenzi, marito della scrittrice.

 

UN NUOVO TURISMO
“Cultura, ambiente, servizi: una politica del turismo da riscrivere” è il titolo dell’incontro in programma a Marzamemi (Sr) il 6 ottobre (ore 16) con rappresentanti delle istituzioni e il vicedirettore de L’Espresso Enrico Bellavia. Marzamemi Book Fest, ideato da Barbara Fronterrè, sostenuto da piccole imprese territoriali, ha la direzione artistica di Sabina Minardi (marzamemibookfest.it).

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità