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Attualità
marzo, 2023

Nell’Italia del calcio oriundizzato perdono i giocatori e vincono i dirigenti

L’Inghilterra batte gli azzurri in casa dopo sessantadue anni. In tribuna autorità la sconfitta è accolta da volti sereni. È improbabile mancare gli appuntamenti internazionali del 2024 e del 2026. Se capitasse, sarà colpa della PlayStation

Il calcio consente infinite vie di fuga, soprattutto dopo la partita. Così il commissario tecnico della nazionale, Roberto Mancini, ha potuto sostenere che il risultato più giusto di Italia-Inghilterra era il pari.

 

Per l’ultima mezz’ora di gioco, funestata da un arbitro non all’altezza, forse sì. In realtà, due gravi errori individuali di Grealish e di Maguire hanno rivitalizzato un match che fino al 56’ era sembrato a tratti un allenamento dei bianchi e che ha rischiato di chiudersi sullo 0-3 prima dell’intervallo, come un match dell’Italrugby al Sei Nazioni.Come nel rugby, l’Italia ha allineato la sua batteria di oriundi, Toloi, Jorginho e il nuovo Retegui, con nonno materno di Canicattì.

 

Rispetto alle nazionalizzazioni che dominano il mondo della palla ovale senza distinzioni di livello sportivo, c’è una differenza. Nessuna nazionale di calcio al vertice in Europa arruola stranieri come l’Italia. Francia, Spagna, Germania, la stessa Inghilterra giocano con ragazzi che arrivano dai loro vivai e che non devono andare a scuola di lingua per farsi intervistare. Il ventitreenne Mateo Retegui, una palla un gol come ormai nessun centravanti italiano riesce a fare da anni, è l’equivalente di Ange Capuozzo nel rugby: uno sportivo nato e cresciuto in un altro paese che decide di vestire la maglia azzurra perché offre più possibilità di impiego e minore concorrenza.

 

L’oriundizzazione del calcio, arrivata alla terza fase dopo quella del Ventennio fascista e del secondo dopoguerra, è lo specchio storico di un paese di emigrati dove la regione più popolata d’Italia è l’Argentina e la città con più abitanti di origine italiana è San Paolo del Brasile. Ma l’oriundizzazione è anche una scorciatoia per un sistema che non crea più campioni da tempo. Sui motivi ci sono varie scuole di pensiero. C’è chi ha parlato di uso eccessivo della PlayStation da parte dei giovani calciatori. Altri mostrano l’elenco dei titolari italiani nelle squadre qualificate ai quarti di finale di Champions league. Nella somma fra Napoli, Milan e Inter non si arriva a undici.

 

Chi sedeva nella tribuna autorità del Diego Armando Maradona di Napoli, dal presidente del Senato Ignazio La Russa all’ex presidente della Camera Roberto Fico, da Gabriele Gravina della Figc al proprietario del Napoli Aurelio De Laurentiis, avrà senza dubbio una sua idea sull’argomento. Alla fine, ha ragione Paolo Conte, «è tutto un complesso di cose».

 

Fatto sta che l’Italia non ha giocato gli ultimi due mondiali e ha conquistato un Europeo per una combinazione di miracoli attribuibili soprattutto a Mancini. La vittoria del luglio 2021 nella finale a Wembley contro gli inglesi, che non riescono a uscire da una notte sportiva iniziata nel 1966 e che non vincevano in Italia dal 1961, è diventata il lasciapassare verso le illusioni e ha consegnato a molti dirigenti un bonus per rimanere attaccati alla poltrona senza fare un passo per affrontare la crisi, a parte dichiarazioni di intenti riformiste tradotte in nulla di fatto.

 

Continuerà così salvo disastri maggiori e improbabili. La qualificazione agli Europei 2024 ce la giochiamo contro la Macedonia del Nord, che ci ha buttato fuori dal Mondiale in Qatar giusto un anno fa, e l’Ucraina in guerra. Ai Mondiali del 2026 i posti per le qualificate saliranno del 50 per cento, da 32 a 48. Ci vorrà abilità a mancare l’appuntamento per la terza volta di fila.

 

Con queste rosee prospettive il sistema calcio potrà garantirsi rielezioni e prolungamenti di contratto con una certa tranquillità mentre gli scout setacciano il mondo in cerca di talenti che Brasile e Argentina non selezionerebbero. Quando arriverà l’episodica sconfitta, si potrà sempre dire che in fondo meritavamo il pareggio.

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