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Collisione di mondi

Il Teatro Ariston di Sanremo
Il Teatro Ariston di Sanremo

Revival e nuova musica. Il venerdì del festival di Sanremo è un corto circuito tra universi diversissimi. Complici per poco

La serata del venerdì al Festival, dedicata ai duetti e alle rivisitazioni di canzoni note, è ormai da tempo la più desiderata e amata dagli italiani, come una sorta di festa nazionale della musica, un juke box dell’immaginario, diciamolo pure un bel divertimento dovuto anche al gioco delle reinvenzioni. A chi riesce meglio, a chi riesce peggio. Ma sottotraccia al gioco di chi l’azzecca di più, avviene una sorta di miracoloso circuito che riunifica quello che invece, fuori della serata del venerdì e fuori da Sanremo sembra essere diventato uno strano e pervasivo fenomeno che sta destabilizzando il nostro scenario. Succede qualcosa di strano nel pianeta musica. È come se si fossero creati due mondi, separati, per non dire divisi e contrastanti. Da una parte c’è la Musica con la m maiuscola, quella che per la maggior parte della gente è la musica che riconosce e che distingue. Dentro ci possiamo mettere di tutto, le canzoni dei grandi cantautori, le leggerezze commerciali a cui siamo affezionati, le grandi canzoni d’amore, gli evergreen, i dischi di Lucio Dalla, Battisti, i Beatles, ci sono una montagna di cose che rappresentano il passato, trasformato in un eterno presente da un meccanismo di revival pressoché continuo. Dall’altro c’è la nuova musica, in gran parte completamente scissa da quell’immaginario, non tanto perché si tratta di musica recente e quindi non ancora storicizzabile, quanto perché parla un’altra lingua. Scorrendo tra le ultime uscite troviamo un pezzo di Simba la Rue e FT Kings che si chiama “Cazzi miei”, un altro di Elmatadormc7 intitolato “Mi sento P.Diddy”, poi Lefar con “Pallone d’oro”, insomma un florilegio di gergo giovanile a tratti anche decisamente spinto. Nel primo dei due mondi tira aria di revival, i vecchi pezzi tornano implacabilmente, spinti da una costante celebrazione collettiva, dall’altra c’è un mercato dominato da rap e trap in regime di quasi monopolio dove al contrario tutto scorre velocemente, dopo un pezzo ne arriva un altro, non si celebra, non c’è memoria. Sembrano mondi distanti e poco comunicanti. È lo scenario della musica contemporanea, spaccato, inclusivo, poco dialogante, ma riunito miracolosamente per una sera, quella dei duetti e delle cover, quando Tony Effe canta con Noemi “Tutto il resto è noia”, quando Olly canta con Bregovich “Il pescatore”, Bresh raddoppia la scelta di De André con “Creuza de ma” insieme a Cristiano De André, Clara intona “The sound of silence” con Il Volo, Gaia cerca con Toquinho il ricordo di quella meravigliosa avventura brasiliana della Vanoni con “La voglia, la pazzia”. Insomma, una serata in cui i due mondi della musica per incanto provano a riunirsi, ma forse per una pausa brevissima, per sole 24 ore.

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