È notte fonda in Italia quando Donald Trump decide le sorti di TikTok. “La mia amministrazione ha lavorato duramente per trovare un accordo e salvare TikTok, e abbiamo fatto progressi eccezionali”. Scrive il Presidente sul suo social Trouth, con buona pace di Potus, l’account social solitamente utilizzato dai Presidents Of United States e che ora langue. “L’accordo richiede ulteriore lavoro per procedere con tutte le approvazioni necessarie” continua The Donald sul suo post “e per questo ho firmato un ordine esecutivo per mantenere TikTok attivo per altri 75 giorni”. La scadenza del 4 aprile viene quindi spostata, in coincidenza con il solstizio d’estate del 20 giugno. Per onor di cronaca ricorderemo che il Congresso, sotto la presidenza Biden, aveva votato la normache imponeva a ByteDance - l’azienda cinese proprietaria di TikTok - di cedere la propria attività statunitense per motivi di sicurezza nazionale. Altrimenti, l’app sarebbe stata rimossa dagli store digitali statunitensi.

Amazon grazie, ma no grazie
E cosa ne è stato dell’interesse dimostrato da Amazon per rilevare le quote di TikTok della cinese ByteDance? Stando a quanto riportato dal New York Times, il colosso guidato da Andy Jassy si era mosso ufficialmente – ad una settimana dalla scadenza del 4 aprile - per entrare nella partita e rilevare l’app. Sembrava una soluzione immediata e solida, dal punto di vista finanziario e tecnologico. Avrà influito il fatto che Jeff Bezos sia il fondatore di Amazon e storico antagonista di Elon Musk? Sta di fatto che la cosa pare sia caduta nel nulla.
Un affare di tariffe e dazi
Oltre alla questione tecnologica e di mercato, dietro la vicenda TikTok si cela un complesso intreccio geopolitico. Donal Trump, dal canto suo, nel suo “post d’intenti” della scorsa notte dichiara di voler continuare a trattare con la Cina “che capisco non sia molto contenta dei dazi applicati, che sono necessari però per un commercio equo ed equilibrato fra Cina e Stati Uniti”. E per chi non l’avesse capito, Trump chiarisce “Questa è la prova che i dazi – le chiama tariffe – sono lo strumento economico più potente e molto importante per la nostra sicurezza nazionale”.
E conclude “non vogliamo oscurare TikTok”, che fra l’altro è usato da 170 milioni di americani.
Tutti i pretendenti: Oracle, Perplexity e MrBeast
Restano sul tavolo le proposte degli altri gruppi americani interessati all’affaire TikTok. Oracle sembrerebbe la favorita in quanto già partner tecnologico dell’app cinese per la gestione dei dati in America del nord. Il fondo Blackstone e la startup Perplexity AI – che punta al modello open source per rilanciare l’app come piattaforma trasparente, potenziata da intelligenza artificiale - sono gli altri papabili, a cui si aggiunge MrBeast, la star di YouTube che guida una cordata di imprenditori e che vorrebbe "salvaguardare la creatività e allo stesso tempo tutelare gli interessi nazionali".