
Eppure, è già stata annunciata per l'estate prossima la messa in commercio di un altro test genetico, sempre basato sull'analisi del Dna fetale nel sangue materno, ma di cui non è ancora stato pubblicato nulla sulle riviste scientifiche. Però chi non legge le riviste scientifiche, ma consulta on line le quotazioni di Borsa, sa che il valore dei titoli della ditta Sequenom di San Diego che lo produce si è moltiplicato di cinque volte negli ultimi mesi (e ha sofferto poco anche le recenti burrasche). I curanti che devono consigliare le gravide si chiedono quale sarà il valore pratico del test, quando sarà davvero a punto. Alcuni ritengono che cambierà qualcosa solo se potrà rimpiazzare completamente amniocentesi o villi coriali. Altri pensano che sarebbe comunque un passo avanti se riducesse il numero di interventi cruenti inutili: oggi per ogni sindrome di Down individuata si fanno circa 50 punture inutili, con il rischio di indurre aborti di feti sani.
C'è infine un ultimo punto di vista, che non va trascurato. Negli Stati Uniti si è già levata la voce di alcune associazioni di genitori di Down, che temono un aumento degli aborti come conseguenza di una aumentata facilità della diagnosi: dal loro punto di vista , se il numero dei portatori di sindrome di Down si restringerà, queste persone rischieranno di essere emarginate e trascurate ancor più di quanto già avvenga.