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maggio, 2015

Futbolclub Villaggio Olimpico, il circolo magico che riunisce i potenti del calcio

Giovanni Malagò, presidente del Coni
Giovanni Malagò, presidente del Coni

Il centro sportivo sul Tevere incassa milioni ma paga solo 4800 euro l’anno d’affitto al Comune. E con un prestito pubblico ha costruito strutture abusive. L’incredibile affare di una società che unisce i potenti dello sport

Giovanni Malagò, presidente del Coni
Nella Roma dei circoli il Futbolclub del Villaggio Olimpico non punta sull’esclusività. Non bisogna passare il vaglio del voto come accade nei vicini Aniene e Tiro a volo. L’ingresso è libero e non è nemmeno necessario essere soci per godersi la struttura immersa nel verde, con otto campi di calcio su 11 mila metri quadrati di superficie e un edificio da 1300 metri quadrati che ospita palestra, ristorante e punto vendita Nike.

Non per questo il Futbolclub è un centro sportivo qualsiasi. Il polmone verde di via degli Olimpionici è il centro di gravità di alcune società sportive animate dalla Roma che conta e da uomini d’affari consapevoli che calcio e business sono fatti per andare d’accordo.

In principio c’era la Gea Academy, la scuola calcio creata dai rampolli di Luciano Moggi, Cesare Geronzi, Sergio Cragnotti, Calisto Tanzi e diretta dall’avvocato Luca Bergamini, attuale consigliere del Bologna calcio con un passato da portiere nella nazionale di calcio a cinque. Dopo il terremoto di Calciopoli, è arrivata la Cisco Roma dei fratelli Ciaccia sempre con Bergamini alla direzione sportiva.

Oggi la gestione del Futbolclub è affidata alla Ssd Olimpica di Guido Tommasi, figlio di Rino, il decano dei giornalisti sportivi italiani, e di Claudio Briganti, uno dei fondatori della scuola calcio dell’As Roma all’Acquacetosa insieme all’immancabile Bergamini. Ma il socio forte della Ssd Futbolclub è la Futbol 22 che ha partecipazioni azionarie in altre due società sportive, tutte legate al “Progetto Orange” destinato allo sport giovanile. Oltre a Tommasi e Bergamini, Futbol 22 ha un libro soci di prim’ordine. Imprenditori come Claudio Toti, i fratelli Edoardo e Allegra Caltagirone, Guido e Luca Formilli Fendi, figli di Franca. Politici e uomini delle istituzioni come Ignazio Abrignani, responsabile dell’ufficio elettorale forzista, e Salvatore Rebecchini, dell’Antitrust. Finanzieri come Arturo Nattino, erede designato di Banca Finnat, e il broker Lorenzo Dussoni.

Manager come Alessandro Maspes di Infront e Giuliano Zoppis dell’Abi. Commercianti molto noti a Roma come Giuseppe Ciampini e Dario Roscioli. Ex campioni dello sport come i laziali Luca Marchegiani e Massimo Piscedda, e dirigenti come Mauro Vladovich, segretario del Club Italia della Federcalcio. Nell’elenco c’è anche Giovanni Malagò, numero uno del Coni e presidente del circolo Canottieri Aniene, dove il Futbol 22 tiene le sue riunioni di consiglio.

Futbol 22 è nata nel 2008 con l’intento di promuovere il calcio etico fra i giovanissimi. Qualunque cosa sia il calcio etico, l’etica d’impresa del Futbolclub è sui generis.La struttura è di proprietà del Comune. È stata data in concessione una prima volta nel 1999 alla Cisco Roma. Il contratto è stato rinnovato nel 2003 con durata di venticinque anni e poi adeguato nel 2008, quando sono entrate in vigore le agevolazioni fiscali per le Ssd (società sportive dilettantistiche). Intorno agli impianti si sono alternate una mezza dozzina di società sportive e altre società di capitali che hanno gestito attività commerciali, sportive o agonistiche senza che il Comune esercitasse alcun controllo.

L’affitto annuale dell’impianto è di 4800 euro. Per dare un’idea, a novembre del 2014 la Ssd Olimpica ha ceduto come ramo d’azienda - in pratica, ha subaffittato - l’area ristorante per 36 mila euro all’anno più bonus sul fatturato. I gestori precedenti, usciti nel dicembre 2012, pagavano 120 mila euro. In più ci sono le quote di chi si iscrive al Futbolclub, i ricavi dall’affitto dei campi alle squadre amatoriali e un giro d’affari complessivo di oltre due milioni di euro stando all’ultimo bilancio pubblicato che, però, risale al 2011.

Il Comune ha spiegato che l’affitto a prezzo simbolico era vincolato a una serie di investimenti che il gestore avrebbe dovuto fare. Per queste migliorie il concessionario ha ottenuto un prestito di 4,5 milioni di euro dal Credito sportivo, che con la Cdp e il Bancoposta è una delle tre banche pubbliche rimaste in Italia con un azionista di maggioranza che è il Tesoro e un azionista di minoranza che è Coni servizi, la spa del comitato olimpico, pubblica anch’essa. A farsi garante del prestito non è stato il gestore privato, che amministra l’impianto con rischio zero da sedici anni, ma lo stesso Comune. Dato che il Futbolclub non paga le rate del prestito da tempo, oggi il sindaco Ignazio Marino si trova un debito da oltre un milione di euro per una struttura che gli rende 400 euro al mese, insufficienti a coprire gli interessi passivi.

Non è tutto. I lavori fatti con il prestito pubblico sono in larga parte abusivi. «C’è un’ingiunzione di demolizione datata 7 maggio per tutta l’area commerciale con fronte strada», dice Giuseppe Gerace, presidente del Municipio II di Roma. «Ma sul Futbolclub ci sono due fascicoli interi di documenti».

La giunta Marino ha minacciato la revoca della concessione se il Futbolclub non presenterà in tempi brevi una fideiussione a garanzia del mutuo sollevando dal debito il Comune. L’“appoggiatissimo” Tommasi, come lo definiscono negli uffici dell’assessorato allo Sport, ha promesso di adeguarsi. Anche la giunta promette di adeguare le regole sulle concessioni di impianti sportivi, un sistema che ha portato debiti e abusi. L’impegno a riformare le concessioni era stato preso dall’assessore Luca Pancalli, ex commissario straordinario della Figc durante Calciopoli e presidente del comitato paralimpico che si era schierato contro la candidatura di Malagò nella corsa al Coni. Ma a fine novembre 2014 Luca Pancalli si è dimesso su chiamata di Malagò per occuparsi del comitato Roma 2024, guidato dall’altro anienista Luca Cordero di Montezemolo.

Dallo scorso febbraio l’assessore allo Sport Paolo Masini, il successore di Pancalli, sta lavorando a una revisione generale dei contratti in modo che i concessionari non possano più agire senza alcun controllo una volta entrati in possesso delle strutture comunali. Nella Roma dell’abuso eletto a modello d’impresa, l’impresa si annuncia titanica. Alla fine di aprile, è stato sequestrato l’Axel, il palazzo del ghiaccio gestito da Tommasi e Briganti in piazza Mancini, sempre nella zona dove si concentrano i club della Roma bene e gli uffici del Coni. Nato come struttura provvisoria che doveva essere smontata entro il luglio del 2011, l’Axel è diventato un impianto stabile con 1000 iscritti e non ha mai pagato nemmeno i diritti di occupazione del suolo. Lo sfratto esecutivo è previsto per fine maggio. «La struttura ha una funzione importante», ha dichiarato Tommasi. «Trovo la cosa un po’ strana. Non capisco il senso del provvedimento».

La gestione di Tommasi, che oltre al ghiaccio ha inserito nel cosiddetto “Progetto Orange” anche una scuola tennis patrocinata all’inizio da Adriano Panatta, è ormai diventata motivo di imbarazzo per i soci di Futbol 22. Oltre alle difficoltà finanziarie e urbanistiche c’è la minaccia del contenzioso legale con ex dipendenti e collaboratori del Futbolclub in attesa degli arretrati. Il presidente di Futbol 22 è Marco Figus, ex di Lehman Brothers passato alla guida di Nomura international dopo il crac della banca statunitense. Figus ha incontrato l’ultima volta in sede ufficiale Tommasi a settembre dell’anno scorso, in occasione dell’assemblea generale annuale. Da lì in avanti per il Progetto Orange sono stati solo guai.

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