Pubblicità
Archivio
gennaio, 2017

Missione: sopravvivere a Trump

trump-jpg
trump-jpg

Incantati da un demagogo per finire in mano ?a un tiranno: può accadere nelle più importanti democrazie occidentali? La risposta è sì

trump-jpg
Gli sconvolgimenti politici del 2016 - come la Brexit e l’elezione di Donald Trump in America - sono un trionfo o una minaccia per la democrazia? I sistemi democratici devono rispondere a legittime doglianze. E uno dei loro punti di forza è in effetti la loro capacità di farlo in modo pacifico. Ma lo sfruttamento di queste rimostranze da parte dei demagoghi minaccia la democrazia, come è già accaduto altrove. E sarebbe sciocco presumere che le democrazie occidentali siano immuni da questo pericolo.

Nel 2016, la paura e la rabbia sono diventate le emozioni politiche predominanti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ovvero in due paesi caratterizzati da democrazie stabili e durature. La paura riguardava l’impoverimento crescente e i cambiamenti culturali; la rabbia si manifestava contro gli immigrati e le élite indifferenti. Insieme, questi sentimenti hanno alimentato il riemergere del nazionalismo e della xenofobia. Alcuni sostenitori della Brexit in Inghilterra, come alcuni esponenti Repubblicani in America, credono fermamente nelle virtù del libero mercato. Ma non è questo che ha determinato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea né l’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Si è trattato, in realtà, di emozioni molto più viscerali e meno attraenti.
Per i democratici, l’esplosione di questi sentimenti primordiali è inquietante perché sono molto difficili da contenere. La democrazia è in fondo una forma civilizzata di guerra civile, una lotta per il potere moderata da patti e istituzioni.

I patti prevedono che i vincitori non prendano mai tutto. L’opposizione è legittima, come la libertà di opinione, e il potere viene tenuto a freno. I valori della cittadinanza sono la risorsa più importante di una democrazia. Chi ne fa parte dev’essere profondamente convinto che è illegittimo rendere permanente un potere temporaneo manipolando le elezioni, soffocando il dissenso o perseguitando l’opposizione. Quello che viene definito “il popolo” è un’entità immaginaria, inesistente. Esistono semplicemente dei cittadini le cui scelte non solo possono cambiare, ma sicuramente cambieranno. Sebbene sia necessario trovare un modo per comporre le varie opinioni, questo sarà sempre difettoso. In ultima analisi, la democrazia, o una repubblica democratica, consiste proprio nel fornire a persone con diversi punti di vista e anche diverse culture di vivere fianco a fianco in ragionevole armonia.

Ma contano anche le istituzioni, perché stabiliscono le regole del gioco. Anche le istituzioni, tuttavia, possono fallire. Il collegio elettorale degli Stati Uniti, per esempio, ha fallito doppiamente. La sua scelta di Trump non si accorda con i voti espressi nelle elezioni presidenziali né rispecchia il giudizio sui meriti del candidato, come invece auspicava Alexander Hamilton. Secondo questo padre fondatore, esso avrebbe dovuto scongiurare le minacce derivanti «dal desiderio di potenze straniere di ottenere un ascendente improprio nei nostri consigli» e garantire che «la carica di presidente non finirà mai nelle mani di un uomo che non sia dotato in massima misura dei requisiti indispensabili». Le accuse contro gli hacker russi e gli evidenti difetti di esperienza, di giudizio e di carattere di Donald Trump indicano che il collegio elettorale non si è dimostrato quel baluardo che Hamilton auspicava. Spetta ora ad altre istituzioni - in particolare, il Congresso, i tribunali e i media - e ai cittadini più in generale svolgere questa funzione.

Quanto più forti sono le passioni e più incontenibili le ambizioni, tanto più è probabile che il sistema democratico degeneri in dispotismo. I demagoghi sono il tallone di Achille della democrazia. E si può persino dire che seguano ormai un copione standard. Che siano di destra o sinistra, si spacciano per rappresentanti della gente comune contro le élite e gli intrusi usurpatori. Instaurano legami viscerali con i seguaci ai quali appaiono come leader carismatici, sfruttano questo ascendente per guadagnare potere, spesso mentendo alla grande. E sfidano le regole stabilite di comportamento facendo apparire le istituzioni come nemiche della volontà popolare da essi incarnata. Trump è un demagogo quasi da manuale. Nigel Farage, ex leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, non è andato molto lontano perché la conquista delle istituzioni partitiche britanniche si è rivelata molto più difficile di quella della presidenza degli Stati Uniti.

Esistono tuttavia delle somiglianze tra gli aspetti demagogici della campagna per la Brexit e l’ascesa di Trump. In entrambi i casi, gli avversari sono nemici piuttosto che cittadini che la pensano diversamente. E sia i sostenitori della Brexit che quelli di Trump pretendono di rappresentare il popolo contro gli stranieri e i traditori.
La campagna del demagogo porta naturalmente al dispotismo ovvero alla tirannia della maggioranza, che è una maschera della tirannia di un uomo solo. E quando le istituzioni vengono sottomesse a un controllo dittatoriale, l’opposizione viene spinta alla rivolta, fornendo ai despoti il pretesto per reprimerla o per esigere assoluta obbedienza di fronte invece all’acquiescenza della popolazione. Si possono citare molti esempi di conquista demagogica del potere, sia nel passato che nel presente. Benito Mussolini e Adolf Hitler sono casi esemplari di demagoghi trasformatisi in despoti. E viene facile pensare a casi più recenti, da Hugo Chávez a Viktor Orbán e Vladimir Putin.

Potrebbe essere questa la strada lungo la quale sono oggi incamminate alcune delle più importanti democrazie occidentali, e in particolar modo gli Stati Uniti, alfieri della democrazia nel XX secolo? La risposta è sì. Potrebbe succedere persino lì. Le istituzioni fondamentali della democrazia non si proteggono da sole, ma vengono protette dai cittadini che comprendono e custodiscono i valori che esse rappresentano. La politica deve rispondere alla paura e alla rabbia che hanno portato Trump al potere. Ma non deve arrendersi di fronte a questi sentimenti, che non devono essere una scusa per distruggere la repubblica.

La presidenza americana, specialmente se supportata dal Congresso e dalla Corte Suprema, come potrebbe accadere, è abbastanza potente per fare molti danni in patria. Di fatto, quasi da solo il presidente potrebbe anche iniziare guerre devastanti. Affidare il più importante patrimonio di valori democratici del mondo a un demagogo di destra è un fatto devastante. Resta ancora da chiedersi se il mondo che abbiamo conosciuto sopravviverà a questo.

Traduzione di Mario Baccianini

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità