«Il 2010 si chiude con circa trenta morti ammazzati in una provincia che conta centoventimila abitanti». Il Procuratore della Repubblica di Vibo, Mario Spagnuolo, allarga le braccia commentando l'ultima strage avvenuta a Filandari, comune dell'hinterland vibonese, dove lunedì in una masseria sono stati trucidati Domenico Fontana, pastore di 61 anni, e i suoi quattro figli Pasquale di 37 anni, Pietro di 35, Emilio di 30 e Giovanni di 19 anni.
La strage, ormai è certo, ha le sue radici in una'Italia contadina e profonda che pare appartenere a un altro secolo: una questione di terreni contesi, di compravendite contestate. Però si è svolta sotto gli occhi di un giovane immigrato: un rumeno, la cui collaborazione ha consentito ai carabinieri del Nucleo operativo provinciale di ricostruire la dinamica del massacro e di individuare i probabili autori, uno dei quali, Ercole Vangeli, un confinante, si è costituito, assumendosi la piena responsabilità del pluriomicidio.
La strage di Filandari insomma è il suggello di un pesante substrato di violenza e di criminalità organizzata che da decenni – da secoli – caratterizza tutta la provincia di Vibo Valentia. C'è una feroce scia di sangue che macchia il territorio e le sue coscienze con una catena di omicidi, ritorsioni, estorsioni, attentati, infiltrazioni negli enti pubblici. Una sottocultura familista e mafiosa – nel senso più antico della parola - che rende il Vibonese una frontiera di efferati omicidi ed interessenze all'insegna del dominio malavitoso del territorio.
Filandari fa meno di duemila abitanti, di cui solo 303 (lo riporta il sito del Comune) hanno un lavoro regolare. In compenso i giudici che indagano sulla malavita organizzata calabrese conoscono benissimo questo piccolo centro conficcato tra il mare e il monte Poro: ha registrato diverse operazioni anticrimine che hanno avuto come obiettivo la 'ndrina dei Soriano, legata al clan dominante dei Mancuso di Limbadi, tra le quali quella denominata "Rotarico", dall'antica tassa imposta nella città di Rota ai tempi dell'Impero romano, a seguito della quale furono arrestate undici persone, tra cui esponenti di primo piano del clan Soriano, che imponeva una tassa di venti euro per ogni camion che passasse dal centro abitato.
Nei giorni scorsi, una bomba, l'ennesima, è stata fatta esplodere ad Arzona, altra frazione di Filandari, ai danni dell'autosalone dei fratelli Maccarrone, mentre l'ex sindaco Domenico Talotta, è stato fatto segno di un'intimidazione durante un funerale.
Insomma, questo è il contesto in cui è maturata la strage di lunedì, con una violenza che spazia dalle attività turistiche alla sanità pubblica e privata, dalla costruzione di grandi reti infrastrutturali (A3 e Trasversale delle Serre che collegherà il versante ionico con quello tirrenico), al condizionamento criminale negli enti locali, dei suoi organi politici ed amministrativi, dall'inserimento in società miste pubblico - private, dai grandi ipermercati alle piccole aziende ed alle loro forniture. Fiumi di denaro che provengono dal controllo illecito delle attività economiche, piccole e grandi, dal bluff della depurazione delle acque (recente è l'operazione che, su impulso della Procura di Vibo, ha posto sotto sequestro decine di impianti mai entrati in funzione) al traffico di droga ed alle dissennate colate di cemento in aree demaniali e non, in spregio alle più elementari norme urbanistiche e ambientali, che hanno determinato, nel 2006 come nell'ottobre e nel novembre del 2010, disastrosi alluvioni con una triste conta di morti e di danni per svariati milioni di euro.
Nel territorio vibonese, insomma, si intrecciano malaffare, malasanità, criminalità organizzata e politica, in un vortice che non risparmia niente e nessuno, come testimoniano i tragici casi di Federica Monteleone ed Eva Ruscio, due adolescenti morte a seguito di banali interventi chirurgici presso l'ospedale di Vibo Valentia. Ora, è la stessa Azienda Sanitaria Locale Vibonese ad essere sciolta per "infiltrazioni mafiose" sulla scorta dell'indagine, iniziata nel 2007, condotta dall'Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto alla corruzione, grazie alla quale sono emersi intrecci tra politici, burocrati, professionisti ed imprenditori che fondano i loro sistematici rapporti con la criminalità organizzata sullo scambio di favori che nulla hanno a che fare con la qualità e l'efficienza delle prestazioni sanitarie e con la salute dei cittadini.
A base dello scioglimento, vengono prese in esame le svariate inchieste che hanno coinvolto l'Azienda sanitaria negli ultimi anni ma anche i legami "sospetti" tra imprese ed Asp, come assunzioni di componenti di spicco delle 'ndrine vibonesi. Ernesto De Martino osservava che il Duomo di Colonia, sebbene fatto di pietre, non può essere compreso adottando esclusivamente i criteri della minerologia, così i fatti di Filandari, maturati in un più ampio contesto di criminalità organizzata, qual è diventato il vibonese, sono frutto di una medesima cultura di violenza e di conflittualità.