Un gruppo di cittadini di Pescomaggiore si è stufato di aspettare le abitazioni promesse e ha dato il via alla costruzione di un ecovillaggio autogestito. Con un prezzo al metro quadro molto più basso

No, in quella lista Pescomaggiore non compare. Non c'è traccia del nome di questo piccolo borgo a 10 chilometri da L'Aquila nei 4 decreti legge redatti dalla Protezione civile d'intesa con il Presidente della Regione Abruzzo e il sindaco del comune dell'Aquila, per l'identificazione delle 19 aree dove collocare il piano C.A.S.E.

Così contro l'indifferenza, un gruppo di residenti si è organizzato autonomamente: Dario D'Alessandro, Filippo Tronca, Piero Lopez e Antonio Cascio, stanchi di aspettare gli aiuti governativi che non arrivano, e contrari all'idea di lasciare il paese per un albergo, hanno accolto il progetto di Paolo Robazza e Fabrizio Savini della Bag studio mobile di architettura a Roma (www.bagstudiomobile.com) e di Caleb Murray Bureau, specializzato in bioarchitettura, di realizzare a Pescomaggiore il primo villaggio ecologico autogestito.

Il progetto si chiama Eva (eva.pescomaggiore.org), acronimo di Eco Villaggio Autogestito, e prevede la costruzione di 6 bilocali o trilocali posti su due livelli, realizzati in paglia, legno, materiali ecologici, pannelli fotovoltaici in rispetto delle vigenti norme anti-sismiche e a prezzi ridotti: ogni abitazione, infatti, costa 500 euro al metro quadro. Cifra irrisoria se paragonata ai 2700 euro al metro quadro chiesti per ogni appartamento del Piano C.A.S.E.

«Da tempo», racconta Dario D'Alessandro, avvocato «avevamo istituito il Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore che aveva come obiettivo la creazione di un network di attività culturali, agricole e artistiche per rilanciare l'immagine del paese. L'emergenza del 6 aprile, invece, ci ha obbligato ad accelerare i tempi e a impegnare le nostre energie nella sua totale ricostruzione».

Questa, infatti, è una delle frazioni dell'Aquila più colpite dal terremoto. Oggi sono 10 le famiglie che possono ancora vivere nel borgo, gli altri hanno chiesto ospitalità a parenti o si sono trasferiti altrove. «L'esigenza dei ragazzi di non abbandonare la loro terra», spiega Paolo Robazza, architetto «era talmente forte che quando abbiamo proposto loro la nostra idea l'hanno accettata immediatamente. E così Pescomaggiore diventerà il primo esempio italiano a rispondere a tutti i requisiti dell'eco-compatibilità. Dall'emergenza sono scaturite la sostenibilità, la progettazione partecipata e quella di autocostruzione».

I cantieri sono stati aperti il 17 agosto del 2009 e oggi Piero Lopez, 52 anni, dopo aver trascorso l'inverno in roulotte con la moglie e i genitori ottantenni, ha un luogo sicuro dove vivere. Tutto questo è stato reso possibile anche grazie alla solidarietà di tre famiglie aquilane che hanno ceduto in comodato d'uso i terreni, a 100 metri circa dal centro del paese, dove collocare il villaggio. In cambio ai ragazzi è stato chiesto di istituire una realtà "verde" che coinvolgesse l'intera comunità.

«Il nostro impegno», racconta Filippo Tronca, «è quello di trasformare questa crisi che stiamo attraversando in un'esperienza di condivisione. Dedicheremo uno spazio a un laboratorio che potrà essere utilizzato gratuitamente da tutti gli agricoltori per la loro attività: lavorazione di formaggio, miele e farro. Inoltre, i 4 Gas, gruppi di acquisto solidale, di Bologna, Firenze, Teramo e Roma che collaborano con noi, hanno già prefinanziato l'acquisto di zafferano. La spezia verrà coltivata nei nostri campi e poi venduta».

Ogni iniziativa qui si basa sull'aiuto di volontari sia italiani sia stranieri. Molti sono architetti, altri invece sono persone "inesperte" che cedono il loro tempo per partecipare a questo esperimento. Come Fernando Iraci, insegnante abruzzese di grafica e comunicazione visiva e falegname o Massimiliano Apostoli, di Trieste, che ha esportato nel territorio aquilano la sua Banca del Tempo: per reclutare disoccupati, studenti, pensionati e chiunque abbia voglia di donare alcune ore della sua giornata per lavorare al progetto Eva.

Insomma altruismo, solidarietà e spirito comunitario, oltre a una buona dose di ribellione, hanno permesso la realizzazione del primo eco-villaggio italiano etico e low cost. «L'intero progetto», continua Tronca, «è costato 160 mila euro. Una parte, 100 mila euro, l'abbiamo raccolta grazie alle donazioni ricevute, il resto lo abbiamo messo noi. Pescomaggiore è un luogo aperto a tutti, e coloro che contribuiscono economicamente entrano a far parte della Tavola Pesconala: un comitato dove vengono coinvolti nelle decisioni che riguardano la gestione e l'utilizzo di Eva».

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