Sono mesi che dormono nelle celle dell'ex carcere di massima sicurezza, dove il vento entra ululando senza chiedere il permesso e la luna, che si affaccia timidamente tra le sbarre, illumina quelle stesse stanze che in passato hanno ospitato brigatisti e mafiosi. L'originale forma di protesta messa in atto dagli operai di Porto Torres ha appassionato da subito migliaia di persone, che col passare del tempo si sono affezionate ai protagonisti de "L'isola dei cassintegrati" (leggi), la prima contestazione operaia raccontata in diretta sul web.
Con i carcerati virtuali è diventato famoso anche lo scenario che li ospita, ed ecco che l'Italia scopre che dal 2002 l'Asinara è un parco naturale protetto, popolato da più di 600 specie differenti. Molti la ricordavano unicamente per aver ospitato criminali del calibro di Totò Riina, o per essere stata la dimora di Falcone e Borsellino durante l'istituzione del maxi-processo. In questi ultimi mesi, però, la protesta è riuscita a dare un impulso importante verso una nuova immagine dell'isola, che quest'anno ha registrato la cifra record di 80.000 visite, convertendosi in un destino turistico che non ha niente da invidiare alle più famose spiagge della Costa Smeralda.
Grazie alla pagina aperta su Facebook i cassintegrati hanno ottenuto una visibilità nazionale senza precedenti, guadagnando spazio sui giornali, radio, televisioni e sommergendo la blogosfera con le loro rivendicazioni. Ma oltre agli articoli satirici, alle vignette e ai contenuti informativi, ciò che emerge "sfogliando" le pagine del blog isoladeicassintegrati.com è la bellezza della loro terra. Perché Asinara vuol dire Sardegna, oggi più che mai.
"L'isola ci ha portato fortuna", dice Andrea Spanu, uno dei veterani dell'occupazione. "I primi giorni era dura: abbiamo dovuto lottare contro il clima e abituarci all'idea di dormire in cella, però ora mi sento protetto da questa natura selvaggia". La protesta, che gode del sostegno ufficiale di Legambiente, si è fatta portavoce di un messaggio ambientalista molto forte. Negli articoli del blog si incontrano riferimenti costanti al patrimonio naturale dell'isola, la cui fauna riveste spesso il ruolo di protagonista della narrazione: come nel caso di Andria, il caprone unicorno, o del cinghiale Scaroni che si aggira tra la boscaglia nascondendosi nell'ombra.
In questi 180 giorni (alla data in cui scriviamo) e 179 notti i cassintegrati hanno stabilito un legame indissolubile con l'isola. Antonio Salaris usa queste parole: "È la nostra terra, ma a volte dimentichiamo il suo incanto. Vivere questa esperienza serve a ricordarci ogni giorno la bellezza maledetta della Sardegna". Perché maledetta? "Perché mancano le opportunità e molti giovani sono costretti ad andarsene, pur di crearsi un futuro - dice Antonio - ed è triste dover abbandonare questo paradiso per necessità".
Un tempo carcere, ora parco naturale, disabitata e forse troppo a lungo abbandonata, l'Asinara sta probabilmente vivendo la propria rinascita grazie al viavai di operai provenienti da tutta Italia, di associazioni culturali, fotografi, giornalisti, professori universitari, politici, scrittori, attori e musicisti, o semplicemente famiglie in vacanza che inseriscono l'isola nel loro percorso turistico. E se prima c'era chi non sapeva neanche della sua esistenza, ora c'è chi: "L'Asinara? Si che la conosco, è l'Isola dei cassintegrati, giusto?".
E così, nonostante il ministero dello Sviluppo Economico non abbia dato, fino ad ora, risposte convincenti per risolvere la loro vertenza, questi uomini continuano a credere nel valore simbolico dell'occupazione: "Anche se durante l'estate ci sono meno telecamere, non bisogna dimenticarsi dei turisti. Perché per parlare alla gente a volte non è necessario stare in tv", spiega Pietro Marongiu, conosciuto col soprannome di 'Tiranno'. "La nostra presenza in questo momento è fondamentale per accogliere i visitatori stagionali e raccontare la nostra battaglia".
Andarli a trovare può essere un'occasione irripetibile per entrare in contatto con una Sardegna autentica, dimenticando la Costa Smeralda di Briatore o i festini di Berlusconi e lasciandosi sedurre dall'idea di una vacanza su un'isola disabitata, con spiagge incontaminate. Con la garanzia che ad accoglierre i turisti non ci saranno solo gli asinelli albini, ma anche un'altra specie in via d'estinzione: i lavoratori sardi.