La fine della crisi è ancora lontana. Così lontana che la fiducia tra i lavoratori italiani nelle istituzioni, nella situazione personale, nel mercato del lavoro e nell'impresa in cui sono occupati è crollata ai valori più bassi di sempre.
A rivelarlo è l'ultima elaborazione semestrale realizzata da Gi Group (leggi), in collaborazione con Od&M Consulting, coinvolgendo 3.700 dipendenti rappresentativi di tutte le categorie professionali e di tutte le aree geografiche del Paese.
Su una scala da zero a cento, l'indice generale è diminuito da aprile a ottobre di oltre 5 punti, precipitando fino a quota 31,6, peggio anche del 2009, l'anno nero della crisi. Questa situazione, scrivono i ricercatori, «è frutto di un pessimismo trasversale al genere, alle fasce d'età, all'inquadramento, alla dimensione aziendale e ai territori». E sono scesi anche tutti i sotto-indici, anche se con qualche differenza.
Alle istituzioni spetta il primato negativo assoluto. L'indice, infatti, si è fermato a 17 punti, tre in meno rispetto ad aprile. E la rilevazione sottolinea che «è particolarmente bassa la fiducia nella capacità del governo di migliorare la situazione del mercato del lavoro (10,31 punti, -3,5 rispetto ad aprile)».
L'esecutivo, comunque, è in buona compagnia. La fiducia nei sindacati, infatti, si ferma appena a 13,54 punti, quella nelle associazioni imprenditoriali a 20,6 e l'Unione europea non sfonda la soglia dei 25 punti.
Il pessimismo è diffuso anche quando agli intervistati è stato chiesto di valutare la situazione personale. In questo caso, il valore è sceso dai 28 punti di aprile a 26,6. Nel dettaglio, «gli indici di fiducia peggiori fanno riferimento all'idea di una possibile promozione nei prossimi 12 mesi (19 punti) e di un possibile miglioramento della situazione retributiva (23,4)», mentre qualche speranza in più è riposta nell'aumento del reddito familiare (30,39).
Le attese verso il mercato del lavoro sono un po' più rosee (37,6), ma rispetto ad aprile questo valore è crollato di 9 punti. L'analisi sottolinea «le differenze tra la fiducia nella propria condizione lavorativa, costantemente al di sopra del valore medio dell'indice, e la fiducia del lavoro in generale, che ha in tutte le rilevazioni dei valori nettamente inferiori». In altre parole, non ci si preoccupa troppo per la solidità attuale (48,78) e futura (48,37) della propria occupazione, ma «è più bassa la fiducia nel mercato del lavoro in generale (30 punti) e soprattutto nella possibilità di trovare un nuovo posto nel caso si perdesse il proprio (23,46)».
L'ultimo sotto-indice considerato, quello della speranza nella impresa in cui si lavora, ha registrato l'ottimismo più marcato (46 punti, -6 rispetto ad aprile). In questo caso, fanno notare i ricercatori, «il calo maggiore ha riguardato la fiducia nella condizione economico-finanziaria futura della propria azienda, che perde oltre 8 punti e scende per la prima volta al di sotto della media dell'indice, raggiungendo il minimo storico (45 punti)».
Infine, va notato che i livelli sono crollati soprattutto tra gli under 30 (da 39 a 33 punti). E questa perdita di fiducia «è grave, se si considera che fino ad ora era rimasta stabile e nella precedente rilevazione era addirittura aumentata».
Altri 6 punti sono stati persi tra chi ha un contratto come quadro e diminuzioni consistenti di fiducia sono emerse tra i lavoratori delle imprese di medie dimensioni (-7,5) e nell'Italia settentrionale (-6 al Nord Ovest, -7 al Nord Est). Limitando il discorso al punteggio assoluto, senza considerare quindi le variazioni, i meno pessimisti sono i dirigenti (36 punti), i lavoratori delle grandi imprese (35) e i laureati (33).