Si allarga l'indagine sulla casa del figlio del sindaco, nata dopo le rivelazioni dell'Espresso: gli inquirenti sequestrano gli atti di Palazzo Marino per scoprire altre responsabilità negli abusi oltre a quelle del rampollo

La casa di Batman ha un solo proprietario, Gabriele Moratti. Ma non sarà l'unico iscritto nel registro degli indagati della procura di Milano per l'incredibile trasformazione di cinque capannoni industriali dismessi (per complessivi 447 metri quadrati) in un megaloft ispirato alla saga di Batman, in via Cesare Ajraghi 30, alla periferia nord ovest di Milano: con tanto di ring per il pugilato, poligono di tiro insonorizzato, pareti tappezzate in finta pelle di squalo e piscina interna in cui ha fatto il bagno anche il sindaco.

Gli uomini della Guardia di Finanza, su ordine del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, si sono infatti presentati martedì mattina in Comune con un ordine di esibizione e acquisizione atti allo Sportello Unico dell'Edilizia di Palazzo Marino.

Atti, documenti anche corrispondenza informale - cartacea e informatica - entreranno nel fascicolo d'inchiesta. Tutto questo per vagliare la posizione di un progettista, per concorso nella violazione edilizia, e soprattutto quella di pubblici ufficiali che avrebbero dovuto verificare la corretta procedura.

Il vincolo di destinazione è industriale: era quindi vietato trasformare i cinque capannoni in abitazioni. Al limite potevano essere trasformati in negozi o showroom con una destinazione commerciale, ma loft per il figlio del sindaco proprio no. E il 4 agosto 2009 Gabriele Moratti, 32 anni, formalmente ha chiesto soltanto di «accorparli in un unico laboratorio», pagando quindi al Comune oneri minimi: stando alle visure verificate dall'Espresso, 6.687 euro.

Martedì mattina l'avvocato Daniele Speranzini, legale del giovane Moratti, è stato a colloquio con gli inquirenti per pochi minuti. Al momento sembra escluso l'ipotesi che il rampollo della famiglia sia interrogato.

La vicenda naturalmente ha anche conseguenza politiche, a poco più di due mesi alle elezioni per Palazzo Marino che vedranno la Moratti contrapporsi a Giuliano Pisapia: «Il sindaco Moratti non poteva non sapere quello che accadeva nella residenza del figlio. Deve ancora spiegare molto», ha attaccato il segretario del Pd lombardo, Maurizio Martina: «Bisogna fare chiarezza su tutti i passaggi tecnici, amministrativi e procedurali intrapresi dal privato e dagli uffici competenti. Va ricostruita la vicenda. L'amministrazione comunale è timida e reticente».

Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore nazionale del Pdl, definisce «un imbarbarimento» quello subito dalla politica «quando vengono coinvolti nello scontro parenti e persone care come avvenuto a Milano» . Aggiunge La Russa: «Mi auguro che ci sia un riconoscimento dell’assoluta correttezza di Gabriele Moratti e allo stesso modo lo auguro all'amica di Pisapia».

Intanto sulla casa supertecnologica del figlio del sindaco emergono nuovi particolari. Come la panic-room; un meccanismo in caso di emergenza e intrusioni fa scendere una scala che porta in una enorme stanza arredata e attrezzata per la sopravvivenza per giorni compresi acqua e cibo.

Del resto perché meravigliarsi di questo se per entrare in casa al proprietario bastava appoggiare l'indice su un lettore di impronte digitali, molto più sicuro e hi tech delle vecchie chiavi con serratura?

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