Berlusconi aveva detto: ripulirò tutto in pochi giorni. Falso: la città è ancora sommersa dai rifiuti. Di termovalorizzatori, in compenso, non c'è nemmeno l'ombra. Cronaca di un flop completo

Fare il gallo sulla monnezza". Una tipica espressione dialettale napoletana che indica, sostanzialmente, chi si pavoneggia accampando meriti e capacità che non ha. Sono giorni che a Napoli la parte del gallo, almeno nelle chiacchiere dei bar, la fa Silvio Berlusconi. Già. Il premier ha promesso tre anni fa di risolvere l'emergenza rifiuti, e ha fallito. Sulle montagne di sacchetti il Cavaliere ha costruito prima la sua campagna elettorale e poi quella mitologia del "governo del fare" che ha avuto il suo acme nel dopo terremoto dell'Aquila.

Nonostante gli sforzi, Napoli e provincia sono di nuovo invase dalla spazzatura e dai miasmi. Domenica scorsa Cavani mandava in delirio il San Paolo, ma attorno allo stadio 2 mila tonnellate di schifezze rimaste a terra ingolfavano vicoli e strade. Per i tifosi tornare a casa non è stato una passeggiata: Poggioreale e la zona orientale sono il solito schifo, 400 tonnellate appestano Pianura e Secondigliano, altrettante il centro storico e il Vomero. Nulla è cambiato, nella città che fa della coazione a ripetere (l'errore) la sua vera e unica fede.

Eppure il 27 marzo 2008, prima di diventare presidente del Consiglio, Berlusconi non aveva usato mezze misure. "Se non riuscirò a portare Napoli e la Campania alla loro bellezza entro due mesi, quell'immondizia lì sarà colpa mia". Il 4 aprile spiegò che in caso di elezioni avrebbe avuto due priorità: accrescere il potere d'acquisto delle famiglie italiane e ripulire le strade di Napoli e della Campania. "Accelereremo al massimo la realizzazione dei termovalorizzatori", disse quel giorno. Il Cavaliere, grazie anche a quelle promesse, fece il pieno di voti. Il giorno dopo le elezioni, su un cumulo di via Foria, spuntò un cartello: "Berlusco', mo so cazzi tuoi!!!".

Berlusconi apre nuove discariche, disegna un piano con Bertolaso, firma ordinanze per velocizzare le operazioni, mette in campo l'esercito e inizia a pulire. I risultati si vedono subito. Peccato che siano un pannicello caldo. I buchi aperti ieri oggi sono infatti già pieni: c'è una capacità residua di poco superiore al milione di tonnellate, pari a otto mesi di autonomia. Poi sarà ancora disastro. Lo sversatoio di Chiaiano chiuderà a metà del prossimo mese, quello di Sant'Arcangelo Trimonte è sotto sequestro perché le pareti continuano a franare. A San Tammaro c'è ancora spazio ma i lavori di ampliamento non sono ancora terminati. La Campania rischia di non avere più discariche funzionanti, tanto che si prepara ad allestire nuove e costose carovane di rifiuti verso altre destinazioni. Qualche giorno fa un carico da 25 mila tonnellate di Giugliano è stato spedito persino in Sicilia. Un paradosso, visto che anche Palermo è al collasso.

E i termovalorizzatori? Tranne Acerra, non pervenuti. La raccolta differenziata? Ai minimi termini. Eppure le promesse elargite dal Cavaliere sono da leggenda: a maggio 2008 dice che in Campania "ci saranno quattro termovalorizzatori sicuri". Il 4 luglio: "Entro il 20 luglio non ci saranno più giacenze in strada con l'assoluto impegno di non farle più". Il 9 luglio 2008 rettifica: "Napoli sarà una città pulita entro il 23 di questo mese. Presto inizieranno i lavori dell'inceneritore di Salerno". Il 18 luglio: "Commissarieremo i Comuni che non adempiranno nei tempi previsti alla raccolta differenziata. Per risolvere il problema definitivo occorrono tre anni". Il primo settembre Berlusconi continua a giurare e a garantire. "L'emergenza rifiuti non si verificherà più. Il sistema di smaltimento è stato organizzato. A giorni ci sarà l'appalto per il termovalorizzatore di Napoli, c'è un incremento della differenziata". Non contento, dopo un mese annuncia "un quinto impianto. Gli altri quattro? Saranno attivati in pochi mesi". Come no: a parte quello di Acerra, l'inceneritore di Salerno è l'unico per il quale è stata indetta la gara d'appalto, e non sarà in esercizio prima del 2015. Per quello previsto a Napoli Est l'unico atto ufficiale è la designazione di un "responsabile". Per gli altri, zero carbonella. Per quanto riguarda la raccolta differenziata Napoli non arriva al 20 per cento.

"L'emergenza è una follia che non si ripeterà più", ha spiegato il Cavaliere del fare in media una volta al mese negli ultimi 36 mesi. Il 10 dicembre 2008: "Le strade di Napoli saranno pulite come quelle di Tokyo". Il 26 marzo 2009, all'inaugurazione dell'impianto di Acerra: "È una data storica, si esce definitivamente dall'emergenza". Il 4 giugno una promessa dedicata a Palermo, dove spuntavano le prime collinette di spazzatura: "In nove giorni la città tornerà pulita". Berlusconi ama dare numeri precisi e scadenze che, matematicamente, non vengono rispettate. "I rifiuti? Un problema risolto al 95 per cento", ha detto il 6 ottobre 2010 mentre infuriava la battaglia di Terzigno e la monnezza risaliva verso i primi piani delle case. Il 22 ottobre: "La situazione tornerà alla normalità entro 10 giorni. Sulle cave sorgeranno boschi e parchi". Il 28 ottobre: "Fra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti". Il 2 novembre è ancora caos, e il premier inizia a dare la colpa alla Iervolino: "Il governo ha risolto, le colpe sono della giunta di sinistra". Dimenticando che lui stesso ha dato pieni poteri alla provincia, guidata dall'amico Luigi Cesaro. Il 27 novembre: "Ieri ho detto che in due settimane il problema sarà risolto". Il 3 dicembre: "Domani sarò a Napoli per la questione dei rifiuti". Il giorno dopo il premier resta a Roma, ma promette che "nel giro di qualche giorno la città tornerà ad essere pulita". Il 14 dicembre, monnezza ovunque: "Pensiamo che nei prossimi due giorni Napoli sarà pulita". L'ultima battuta è del 29 dicembre 2010, operazione Capodanno pulito: "Scenderò in campo io personalmente per risolvere il problema in pochi mesi". Ora, di fronte alla nuova emergenza, Berlusconi è in silenzio. Al suo posto parla Stefano Caldoro, che il 2 aprile ha detto che si uscirà "definitivamente dalla crisi fra tre anni". Nei bar si ricorda cosa disse Totò all'onorevole Trombetta: "Ma mi faccia il piacere!".

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