Alla vigilia della nuova stagione venatoria, il governo approva una legge secondo cui uccidere animali selvatici protetti non è reato se questo avviene "in quantità trascurabile" e con "impatto trascurabile" sulla specie

L'Italia recepisce la direttiva europea contro la caccia selvaggia. Almeno a parole. Perché la realtà è un'altra: il nostro Paese continuerà a essere una vera pacchia per i bracconieri. Il decreto legislativo 121 entrato in vigore lo scorso 16 agosto - e presentato come una rivoluzione - è stato depotenziato e svuotato della filosofia originale: punire duramente i reati contro l'ambiente con multe salate e carcere. Il nuovo testo è riuscito a scontentare tutti: dagli animalisti a Federcaccia, l'associazione che riunisce circa 400.000 cacciatori italiani sui 750.000 totali.

Nel recepire la direttiva Ue 2008/99 il Parlamento ha introdotto due nuovi articoli nel codice penale. Per punire i killer di animali protetti e chi distrugge gli habitat di un sito sotto tutela. Ma si tratta di reati simbolici perché i bracconieri italiani continuano a rischiare pochissimo. Grazie a una parola magica: "oblazione". Cosa significa? Che chi uccide un lupo in Italia non fa neanche un giorno di prigione e resta con la fedina penale pulita. Basta pagare la metà della pena pecuniaria - in questo caso circa 1000 euro - per vedere cancellato il proprio reato, come se non fosse mai esistito. La nuova legge di ispirazione europea non corregge questa stortura. Anzi, la riprende.

Ed ecco che le pene previste dal decreto 121 appaiono severe solo a un occhio inesperto: carcere da uno a sei mesi o ammenda fino a 4000 euro per chi caccia animali protetti. Oltre ad essere all'acqua di rose, la legge anti-bracconaggio è come una scatola vuota. Perché protegge solo quegli animali che la nostra legislazione non ha ancora messo sotto tutela. E sono pochissimi. La stragrande maggioranza delle specie protette è già compresa nella nostra legge 157/1992. In poche parole il nuovo testo non verrà quasi mai citato nelle aule dei tribunali italiani.

Da venti anni la 157 è l'arma spuntata che la magistratura utilizza contro i pirati con la doppietta. Stabilisce chi, come, quando e dove si può sparare. E soprattutto quali specie risparmiare. Con un'attenzione speciale verso lupo, orso, lince, puzzola, cervo sardo, camoscio d'Abruzzo. Solo per citare i mammiferi. Insomma, una legge cardine. Che prevede pene esemplari solo a parole. Da due a otto mesi di reclusione o un'ammenda da 750 a 2000 euro, almeno sulla carta.

"Sono reati di facciata, puniti come contravvenzioni anziché come delitti" commenta Maurizio Santoloci, magistrato e direttore della testata online Diritto all'Ambiente "l'effetto deterrente è insignificante perché il bracconiere ha la possibilità di oblazionare, cioè di cancellare il reato".

Anche i reati previsti dalla direttiva europea, con cui Bruxelles si era ripromessa di dichiarare guerra ai pirati ambientali, in Italia vengono considerati contravvenzioni oltre ad essere oblazionabili. Quindi di serie B. Da punire, sì, ma senza esagerare.

Il nuovo decreto fissa anche un principio piuttosto vago: le pene non si applicano se il bracconiere uccide una quantità "trascurabile" di esemplari. Chi stabilisce se tre lupi uccisi debbano essere trascurati e in base a quali principi rimane un mistero.

"Un regalo ai bracconieri" sostengono Lav (lega antivivisezione) e l'Associazione vittime della caccia. E per una volta sono tutti d'accordo. Anche la lobby dei cacciatori: secondo Gianluca Dall'Olio, il presidente di Federcaccia, "questa legge è un pasticcio. Il bracconaggio è una piaga che si estirpa solo con provvedimenti chiari. Così, invece, è tutto lasciato alla discrezionalità del giudice".

Secondo Patrizia Santilli, responsabile dell'ufficio legale di Wwf Italia, "il decreto è un copia-incolla della direttiva europea. Nessuno si è preoccupato di spiegare meglio il concetto di 'trascurabile'. Ma non per questo sarà un favore ai bracconieri, già perseguibili dalla nostra legge". Per dirla con il magistrato Santoloci: "Il decreto rivoluzionario non ha cambiato nulla. Nel nostro paese chi ruba calzini al supermarket è punito più severamente di chi uccide un lupo per avere il trofeo nel salotto di casa".

Santilli considera il decreto più un'occasione persa che uno strumento dannoso: "Il Parlamento ha solo recepito una parte della direttiva Ue, quando poteva cogliere l'occasione per varare una riforma dei delitti ambientali, una disciplina sulla quale siamo molto indietro rispetto ad altri paesi europei". Mentre la nuova stagione della caccia si avvicina - a settembre si ricomincia a sparare - nulla è cambiato. E per i bracconieri questo è ancora il paese dei balocchi.

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