Dopo un anno di preoccupazioni, finalmente a Taranto i dipendenti del call center Teleperformance tirano un sospiro di sollievo. «Sono arrivate le commesse dell'Eni e ci hanno tutti richiamati al lavoro», spiega Silvia Quero, dipendente e mamma. Proprio lei che pochi mesi fa raccontava a L'Isola dei cassintegrati la sua difficile situazione: «La bambina è cresciuta bene, l'ho portata a tutte le nostre manifestazioni - spiega - all'ultimo sciopero è stato bellissimo: 400 persone in corteo, e tutti dietro al passeggino».
I dipendenti Teleperformance, in cassa integrazione da un anno come Silvia, hanno iniziato le 150 ore del "Bando Puglia", quei corsi di riqualificazione pagati dalla regione che avrebbero permesso a tutti di rientrare al lavoro. «Risultiamo al lavoro, nel corso, e dopo un anno di cassa tornare a prendere uno stipendio attorno ai 1.200 euro ti permette di riprendere fiato».
Nel maggio del 2011 la situazione, per il più importante dei call center italiani, era disastrosa: si annunciavano 1.400 licenziamenti tra Taranto e Roma, e i lavoratori hanno manifestato per mesi, come a Taranto lo scorso 10 dicembre, quando sono scesi in piazza a migliaia. Poi le trattative tra azienda e sindacati avevano portato alla cassa integrazione: per sei mesi a zero ore nella capitale, e per un anno a rotazione nella sede pugliese.
Questo lasso di tempo sarebbe dovuto servire per trovare nuove commesse di lavoro, anche perchè nonostante i licenziamenti, la cassa integrazione e le proteste, Teleperformance continua ad assumere - con contratto a progetto - nuovi operatori di call center. La città di Taranto è invasa dai manifesti di assunzione, un gesto che i dipendenti in cassa hanno sempre considerato una vera ingiustizia, privilegiare il lavoro precario a quello stabile che negli anni precedenti aveva portato un boom di nascite a Taranto, nelle famiglie di neo assunti a tempo indeterminato.
Come è successo a Silvia: «Il 2 aprile termino il corso della regione e, spero, sarò reinserita nel ciclo produttivo assieme ai miei colleghi». Rimangono, tuttavia, alcuni episodi spiacevoli, come spiega la lavoratrice: «L'azienda ha fatto dei test attitudinali a chi ha già finito il corso, e chi non superava il 75 per cento del test non poteva essere riassunto e tornava in cassa integrazione per poter ripetere il test». Ma questo dovrebbe avvenire se il bando fosse finanziato dall'azienda, e non dalla regione come in questo caso. «A parte questo - prosegue Silvia - sembra esserci molto lavoro, con Eni inbound, tante pratiche di rettifiche e reclami, che siamo gli unici a poter gestire oltre il call center diretto dell'Eni», spiega. E a Taranto si raggiunge la media record di 18 pratiche al giorno.
Mentre in azienda le cose sembrano mettersi bene, ora, quello che preoccupa maggiormente Silvia e i suoi colleghi è la riforma del lavoro. Nel pomeriggio di lunedì scorso i lavoratori hanno indetto un presidio: «Penso che noi in Teleperformance, senza articolo 18, saremmo a casa da un pezzo», ci spiega Silvia. «A me che ho vissuto la cassa integrazione ha raggelato il sangue il fatto che un ministro, la Fornero, abbia ammesso pubblicamente che la cassa è l'anticamera del licenziamento, e che non "integra" un bel niente». Continua: «Posso capire che questo lo pensi un'azienda, ma se è un ministro a vederla così, mi chiedo perchè non si intervenga allora sui controlli. Sarebbe la maniera più efficace di evitare gli sprechi».