Tutte le settimane su internet compaiono decine di migliaia di nuovi annunci di offerte di sesso a pagamento rivolti al pubblico italiano. Ed è probabile che almeno un quarto delle ragazzine straniere esibite su questa "vetrina" sia vittima di trafficanti di esseri umani. In altre parole, sarebbero state portate da altri Paesi e costrette a vendere il proprio corpo. Più della metà di queste offerte, inoltre, pubblicizza giovani donne con meno di 24 anni e nel 4 per cento dei casi si tratta di minorenni. Sono alcuni dei principali risultati di una ricerca pubblicati qui in esclusiva da 'l'Espresso'.
Questi criminali hanno scoperto dunque una nuova rotta e i loro sporchi affari non viaggiano più solo tra doganieri corrotti, strade sterrate, camion con il doppio fondo, carrette del mare. La nuova frontiera si è spostata sui cavi e coinvolge già tutti i pesi massimi del web mondiale. Social network, piattaforme interattive, siti di annunci compresi.
Uno studio di fine 2011 della University of Southern California, per esempio, cita «il caso di una ragazzina di 14 anni reclutata attraverso Myspace. La ragazza, stando a quanto riportato, è stata costretta a prostituirsi in Arizona per sei mesi prima di essere soccorsa». E poi c'è il racconto di alcuni papponi in Indonesia, «che postavano le foto delle loro giovani vittime su Facebook per attrarre potenziali clienti».
Per la giustizia si tratta di una nuova frontiera, ma stanno già arrivando le prime sentenze. L'università americana scrive che «nel novembre 2010 Marvin Chavelle Epps è stato condannato a scontare 12 anni e 7 mesi nella prigione federale per traffico sessuale di un minore. Stando ai documenti della Corte, Epps aveva contattato una 16enne attraverso Myspace, incoraggiandola ad andare a Sacramento, in California, per lavorare per lui e pubblicizzando quindi i suoi servizi sessuali su internet».
Insomma, tutto lascia pensare che quanto è emerso finora sia solo la punta dell'iceberg. Tanto che l'ultimo rapporto di Europol sulle minacce del crimine organizzato (scarica il pdf) ha dedicato una sezione intera proprio a «internet come facilitatore» di questi reati. Per gli investigatori la situazione sta diventando sempre più preoccupante perché «la percezione di anonimato e il vasto pubblico dei servizi online accrescono sia la riservatezza, sia la redditività di questi servizi».
E le cose sembrano destinate a peggiorare. Scrive ancora Europol: «Ci sono indicatori secondo i quali l'uso di internet sta facilitando sempre più il commercio transnazionale di operatori del sesso, in collaborazione con fornitori di spazi web specializzati e amministratori». Stando all'ultimo rapporto nazionale olandese sul tema (scarica il documento in inglese) - l'ente governativo che rappresenta l'esperienza più avanzata di raccolta dati, studio e contrasto alla tratta - «il ruolo di internet nel traffico di esseri umani richiederà una grande attenzione nel prossimo futuro».
Secondo eCrime, Ict, law and criminology, il gruppo di ricerca sulla eCriminology del dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università degli Studi di Trento coordinato dal professore Andrea Di Nicola, il web viene utilizzato dai trafficanti in tre fasi: reclutamento, commercio, sfruttamento delle vittime. Nel primo caso «le chat e altre forme di pubblicità online sono i due metodi principali» e di solito sono impiegati siti di agenzie matrimoniali, escort, incontri, offerte di lavoro (come annunci per assistenza domiciliare agli anziani, cameriere, ragazze alla pari, modelle, ballerine, hostess).
In seguito le vittime possono essere vendute direttamente sul web, da trafficante a trafficante, oppure ai clienti finali. Ma le nuove tecnologie sono impiegate anche per il controllo. Infatti, proseguono i ricercatori trentini, «esistono casi in cui la minaccia di fare circolare rapidamente in rete o di spedire via e-mail a parenti e/o amici foto e video compromettenti è utilizzata come mezzo per mettere sotto pressione le donne». E poi ci sono esempi di uso di microspie per tenere d'occhio le ragazze durante il lavoro o di uso di immagini pornografiche che ritraggono le vittime sul web.
Più in generale, chiariscono gli studiosi, «internet è uno strumento per intercettare la domanda di prostituzione trafficata e per promuovere servizi sessuali tra i potenziali clienti: i trafficanti possono servirsi di strumenti online per pubblicizzare la loro "merce", mentre le vittime possono essere forzate a contattare i propri clienti tramite il web».
Il gruppo di eCrime - e in particolare, oltre a Di Nicola, i ricercatori Andrea Cauduro e Vincenzo Falletta - ha quindi provato a stimare quante e quali sono le vittime in carne e ossa di questo traffico virtuale (questi studi finora si sono occupati solo delle rotte tradizionali). Il lavoro, intitolato 'Dal marciapiede all'autostrada digitale', è stato condotto fingendosi potenziali clienti di sesso a pagamento poco avvezzi all'uso della Rete e si basa su più di 500 annunci estratti casualmente tra i tanti pubblicati tra il 24 aprile il 3 maggio e riferiti a tutte le regioni italiane.
Innanzitutto, anche se lo studio «non può dare risposte definitive sull'eventuale spostamento sul web delle tratta», i ricercatori sono convinti che il 23,9 per cento del campione analizzato in cui sono coinvolte donne straniere, e forse è una stima per difetto, è costituito da vittime in mano a trafficanti. È probabile quindi che anche in tutti gli altri annunci la situazione sia simile e che una prostituta online su quattro, dunque, sia vittima di tratta.
I ricercatori sono arrivati a questa conclusione analizzando soprattutto nazionalità, età e foto utilizzate negli annunci. Soprattutto nel caso di minorenni straniere pubblicizzate con immagini professionali, spiegano gli studiosi, «si può ipotizzare che il rischio che questo annuncio si riferisca a una vittima di tratta è molto alto».
E tutto questo è ancora più allarmante se si pensa alle dimensioni del mercato del sesso a pagamento sul web, tanto che «nel breve periodo selezionato solo 30 annunci su 506 sono apparsi due volte in siti diversi per pubblicizzare la stessa ragazza/trans, mentre ogni giorno su questi portali sono comparsi migliaia di nuovi annunci». Insomma, anche se non si può dare un numero preciso, «il dato fa intuire la portata e la dimensione (probabilmente decine di migliaia di annunci) di questo fenomeno».
La ricerca di eCrime disegna anche un identikit delle prostitute straniere pubblicizzate in Rete. Che sono molto, troppo giovani: più del 50 per cento ha meno di 24 anni (questo dato scende sotto al 15 per cento tra le italiane) e, di queste, il 4 per cento è addirittura minorenne. Quanto alla loro provenienza, solo il 30,4 per cento è italiana, mentre ben il 61,4 per cento è straniera (nel resto dei casi non è possibile identificare la nazionalità), con una forte prevalenza di sudamericane (32,3 per cento), seguite da est-europee (15,1) e orientali (10). Rispetto alla prostituzione su strada, dunque, spicca l'assenza di donne africane (solo lo 0,6 per cento del totale).
Analizzando gli annunci di persone straniere, i ricercatori hanno scoperto poi che il 13,3 per cento è rappresentato da transessuali, quasi esclusivamente di origine sudamericana.
Quanto agli annunci in sé, dai dati raccolti si nota che, anche se la maggior parte propone esplicitamente prestazioni sessuali, qualche volta il messaggio si nasconde dietro termini come "massaggio rilassante", "massaggio orientale", "full body massage". In questi casi si ha a che fare spesso con donne orientali (il 38,5 per cento delle straniere), anche se in questi circuiti non mancano ragazze sudamericane (15,4 per cento) o dell'Europa orientale (11,5).
I ricercatori hanno scandagliato poi le foto utilizzate partendo dall'ipotesi che quelle professionali potessero fare pensare a un'organizzazione più strutturata alle spalle delle vittime e che, più le ragazze sono giovani, più è probabile che siano vittime di tratta. E scorrendo questi dati è evidente che la minore età è associata spesso a una qualità più elevata delle immagini: per le minorenni straniere gli scatti opera di un fotografo sono utilizzati in oltre il 64 per cento dei casi, contro il 28,6 per cento di chi ha tra i 25 e i 30 anni. Anche questo dato, dunque, suggerisce che le offerte di sesso a pagamento da parte di minorenni straniere arrivano proprio da ragazzine vittime della tratta.
Annunci a parte, la Rete serve ai trafficanti di esseri umani anche in altri modi. A partire dallo spostamento dei soldi. I trafficanti di migranti, per esempio, «si appoggiano al sistema hawala, un modo di muovere denaro nato tra mercanti che non ha particolari formalità, non lascia tracce e che si fonda su una rete di dealer e sulla fiducia», spiega Di Nicola.
I soldi si spostano tra due nodi della rete criminale, ma mai fisicamente. Basta un commerciante con un indirizzo di posta elettronica e il gioco è fatto. Per esempio, un afghano che vive a Roma può andare da un dealer hawala, consegnare il denaro da inviare più una percentuale per il servizio e la somma potrà essere riscossa a Kandahar da un altro dealer che, nel frattempo, avrà ricevuto una comunicazione via email dell'accredito. Di tanto in tanto i nodi della rete compensano debiti e crediti, garantendosi così poca visibilità, rapidità, burocrazia e costi contenuti, possibilità di raggiungere zone dove non ci sono banche.
«Il sistema non è criminale in sé», conclude Di Nicola, «ma è fuori di dubbio che le sue caratteristiche lo rendono particolarmente appetibile per tutti i delinquenti che vogliono movimentare soldi senza lasciare tracce».