C'è una pista da sci, che scende giù oltraggiosa sino al limitare delle case, quasi sfiorandole. Ai lati, i cannoni sparaneve. Ma quelle non sono case qualsiasi. Sono le antiche abitazioni walser in legno: frazione Piane di Alagna Valsesia, nel Vercellese. Risalgono al XVII secolo e solo l'emblema stesso di quella popolazione d'origine germanica che ottocento anni fa varcò le Alpi e si stabilì tra Piemonte e Valle d'Aosta, alle pendici del Monte Rosa. Il tracciato della pista doveva starsene lontano da quel nucleo abitato "di rilevante valore storico-ambientale": anche per questo, il Comitato Noi Walser ha simbolicamente protestato, imbrigliando la discesa a valle.
"Figuriamoci se non abbiamo a cuore il nostro territorio", ribattono all'unisono i due sindaci sotto accusa. Quello di Valsesia, Sandro Bergamo, lavora per il parco; il suo collega di Riva Valdobbia, Massimo Gabbio, fa il farmacista. Amministrano rispettivamente 450 e 150 abitanti e sono i principali responsabili – con la connivenza della Regione Piemonte – dello scempio che si sta abbattendo su uno degli ultimi angoli intatti delle Alpi. Così, almeno, sostiene il Comitato di Alessandro Sbragia. "Un cane sciolto senza seguito", dice qualcuno. Ma non è vero: con lui ci sono il WWF, Legambiente e i grillini piemontesi. Più i 2600 firmatari di una petizione popolare. E tutti dicono la stessa cosa: che si sta uccidendo un angolo di paradiso per una speculazione immobiliare vintage, con la costruzione di mega-alberghi e seconde case sulla scia di un modello anni Settanta che ha lastricato le Alpi di "ecomostri".
Alagna è la porta d'ingresso orientale al carosello sciistico del Monte Rosa. Nel giro di pochi anni è divenuta una delle capitali mondiali del freeride, lo sci fuoripista che richiama appassionati anche da Canada e Stati Uniti. Una nicchia interessante, forse più dei lombardi mordi e fuggi che nei weekend affollano le piste battute. Ma la Valsesia vuole crescere. Guadagnare. Stare al passo. Anche per questo, anni fa, era stato realizzato il contestatissimo autodromo su ghiaccio. Ed è per questo, dopo vent'anni di piani regolatori che lo prevedevano, che è ora giunto il momento del Piano di rilancio. "Alagna green paradise" sarà il nuovo slogan, frutto di una super consulenza (si parla di 250 mila euro) commissionata dagli stessi investitori privati al designer milanese-altoatesino Matteo Thun.
"Paradiso verde"? Per gli ambientalisti, è pura bestemmia.
Esattamente un anno fa, l'auto di Sbragia è stata data alle fiamme: avvertimento non comune, a queste latitudini. "Stanno pianificando di cementificare la valle" dice "con una colata di quasi settantamila metri cubi e lo stravolgimento dell'ambiente, immutato da secoli".
Nella frazione di Reale Inferiore, le gru sono già al lavoro: stanno costruendo le nuove case-vacanza chiamate "Baite Monte Rosa", in realtà edifici di quattro o cinque piani che andranno a comporre una sorta di villaggio turistico. A Giacomolo, altra frazione, sorgerà il "maximostro" da 23 mila metri cubi. Infine, nell'ex miniera di pirite – classificata ad alto rischio sanitario per la probabile presenza di scarti di arsenico, cadmio, manganese, nichel e rame - è già previsto un albergo da cento posti letto, più vari negozi. E sono altri 32 mila metri cubi edificabili.
Qui, al confine tra Piemonte Val d'Aosta e Svizzera vallese, i walser hanno lasciato una forte impronta anche urbanistica, fatta di case di legno e pietra dallo stile unico. Un piccolo paradiso, turbato dai progetti di espansionismo edilizio approvati dai due comuni e affidato a società lombarde. A frenare il progetto, certo più delle proteste ambientaliste, è la crisi immobiliare: perché vendere case-vacanza, di questi tempi, è impresa che solo qualche riciclatore potrebbe permettersi. Così, forse si cambierà ancora rotta: un paio di mega-alberghi e uno stuolo di Bed and Breakfast potrebbero essere più appetibili.
Ai due Comuni fanno gola gli oneri di urbanizzazione, ma i sindaci giurano di avere a cuore il futuro dei propri concittadini. Tutto qui.
"Noi cementificatori? Ma non scherziamo" rintuzza Bergamo "vogliamo solo garantire la sopravvivenza del paese, ci basta un albergo da cento posti". E Gabbio, di rimando: "Anche a noi basterebbe un hotel, più qualche negozio. Alla società Monterosa, di cui siamo partner pubblici, servono utili per poter mantenere gli impianti di risalita. Quanto all'ex miniera, è indicata come zona di sviluppo turistico-alberghiero da almeno vent'anni".
Il piano sovracomunale, scrive il WWF, "è stato pensato per favorire alcuni proprietari fondiari privati nelle loro operazioni immobiliari". Legambiente ha insignito il Comitato Noi Walser – che di recente ha chiesto l'intervento del ministero dei Beni culturali - della bandiera verde "per il puntuale presidio territoriale volto a contrastare gli abusi e le speculazioni edilizie a danno del patrimonio naturalistico e ambientale".
"Figuriamoci, noi abbiamo ottenuto dalla Regione Piemonte la certificazione come borgo sostenibile e la bandiera arancione del Touring Club", replica il sindaco di Alagna. Al partito delle ruspe, la guerra delle bandiere non pare interessare granché.