Il deputato del Pdl Antonio Angelucci dovrà affrontare un nuovo processo. Il pm di Roma Antonino Di Maio lo ha citato direttamente a giudizio per il presunto abuso edilizio (di cui vedete qui sotto il video) nella sua lussuosa villa nel parco regionale dell'Appia Antica, un'area sottoposta a vincolo archeologico e dichiarata per legge «di notevole interesse pubblico».
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Insieme a lui sarà processato anche Sergio De Benedetti, amministratore della Investimenti Immobiliari Italiani, la società del gruppo Tosinvest (la holding della famiglia Angelucci) che detiene la proprietà della residenza a pochi metri da Porta San Sebastiano.
Agli imputati viene contestato l'abuso edilizio per aver operato, tra il 2011 e il 2012, «un movimento terra» di circa 80 metri quadrati per realizzare una cisterna in cemento armato per la raccolta d'acqua e due piccole «cubature con relativa tettoia». Secondo gli inquirenti si tratterebbe di due grossi pollai, forse destinati ad ospitare struzzi, volatili di cui il deputato sarebbe appassionato.
La storia, rivelata dall'Espresso, salta fuori l'estate dello scorso anno. All'ufficio tecnico del IX municipio e alla Soprintendenza per i beni archeologici vengono segnalati, con tanto di filmati, lavori abusivi in una proprietà a pochi metri da porta San Sebastiano, un'area protetta da vincolo archeologico. Scattano i primi controlli e si scopre che nella tenuta - quattro ettari e mezzo di terreno con villa a un piano di 292 metri quadri, più casa del custode di 106, magazzino degli attrezzi agricoli di 120 e un recinto per cavalli – vive il re delle cliniche private, nonché deputato ed editore di "Libero", Antonio Angelucci.
Le indagini confermano che nella residenza sono stati commessi alcuni abusi edilizi e che i lavori eseguiti sono di modesta entità. Con ogni probabilità al parlamentare azzurro sarebbe bastato chiedere l'autorizzazione per realizzarli evitando guai con la legge. A Roma l'editore di “Libero” è già sotto processo, insieme al figlio Gianpaolo e altre 22 persone, per una presunta truffa da 163 milioni ai danni della Regione Lazio nel settore sanitario.
Il procedimento è ancora nella fase dell'udienza preliminare.