L'Aquila, il male dei sopravvissuti

A quasi quattro anni dal sisma, le indagini epidemiologiche mostrano una crescita di sindromi fisiche e psicologiche. Dovute anche alla vita spersonalizzata nei moduli di 30 metri quadri

Catapultati nei 45 metri quadrati dei Moduli abitativi provvisori (Map) o nelle abitazioni del Progetto CASE, a diversi chilometri dal primo centro abitato.

La vita quotidiana che si restringe, si riduce nello spazio di un baco da seta, lasciando fuori tutto il resto. Doveva essere la soluzione provvisoria in attesa della ricostruzione, la promessa delle promesse fatta dall'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che adesso sta logorando i cittadini dell'Aquila e delle frazioni, ridotte ormai a città fantasma.

Si tratta di vite stravolte che hanno ormai perso anche la scorta dei continui collegamenti televisivi, «dal campo di Piazza D'Armi, a voi studio»,  con cui per mesi è stata raccontata la realtà dei terremotati aquilani. Ad oggi la città è semideserta, la maggior parte degli appartamenti sono vuoti o in ristrutturazione, la viabilità è impazzita in un dedalo di rotonde, le macerie ancora visibili accanto ai villaggi provvisori, la città è lesionata ben oltre il centro storico di cui tutto il mondo ha parlato.

Le conseguenze a quattro anni dal sisma
A raccontare le condizioni psicofisiche in cui versano i cittadini del capoluogo abruzzese sono rimasti gli studi di medicina (e qualche sparuto giornalista) che tentano di capire come stia evolvendo la situazione dell'Aquila. Già alcuni mesi fa L'Espresso aveva raccolto la denuncia secondo cui erano stati 96 i Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) per problemi psichici gravi, effettuati nel territorio aquilano nei primi otto mesi del 2012, una situazione allarmante considerando che tra il 2004 e il 2009 se ne erano contati appena otto.

La Sindrome Metabolica
Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista "Nutrition, metabolism and cadiovascular diseases" e nato dalla collaborazione tra l'Universita' Gabriele d'Annunzio, i Laboratori di ricerca della Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso e il Nucleo di farmacisti Volontari della Protezione civile, conferma come quella dell'Aquila sia un'emergenza tutt'altro che conclusa.

Nei mesi successivi al sisma, infatti, un camper attrezzato con a bordo medici e farmacisti volontari ha visitato la zona dell'emergenza offrendo una serie di analisi e misurazioni, effettuate su 278 cittadini, con la collaborazione di Roche Diagnostic e Voden Medical.

Le informazioni sono state poi messe a confronto con quelle ottenute dalle analisi fatte su cittadini che non avevano patito alcuna catastrofe, all'interno del progetto "Moli-sani".

«I risultati», spiega Assunta Pandolfi, direttore dell'Unità operativa di Fisiopatologia Vascolare del dipartimento di Scienze Sperimentali e Cliniche nell'Università Gabriele D'Annunzio «mostrano come il gruppo studiato presenti una percentuale più alta di Sindrome Metabolica. La prevalenza di tale quadro nel campione di aquilani è infatti risultata del 50 per cento, contro un 30 per cento dello studio Moli-sani e poco meno (27 per cento) rispetto ai dati dell'Istituto Superiore di Sanita' relativamente alle popolazioni del centro-sud e isole».

Si tratta di alterazioni significative: un livello di trigliceridi superiore alla norma o di colesterolo "buono" (hdl) troppo basso, la pressione arteriosa superiore al normale, un livello di glicemia a digiuno superiore alla norma e, infine, un girovita eccessivo, con un accumulo di grasso nella zona addominale. «Se una persona presenta almeno tre di queste alterazioni», spiegano i ricercatori, «la Sindrome Metabolica è presente».

«Queste persone», continua Pandolfi, «presentano quindi una maggiore alterazione di alcuni valori molto importanti per la salute rispetto a chi non ha vissuto l'esperienza del terremoto. Ma il dato forse più importante è la differenza che osserviamo all'interno del gruppo aquilano tra chi ha perso la propria casa e chi no. La Sindrome Metabolica è infatti maggiormente presente tra coloro che sono stati costretti a vivere nelle tendopoli o negli hotel».

La diaspora aquilana.
Mentre Augusto Di Castelnuovo, epidemiologo dei Laboratori di ricerca nella Fondazione di ricerca e cura "Giovanni Paolo II" di Campobasso, aggiunge: «Pensiamo che il terremoto abbia un effetto negativo sulla salute delle persone per due motivi: da un lato abbiamo la situazione di forte stress dovuta alla catastrofe e agli stravolgimenti che ne sono seguiti, come ha dimostrato un recente studio condotto dagli psichiatri dell'Universita' di L'Aquila e dell'Ospedale San Salvatore dello stesso capoluogo, con evidenti effetti sulla salute cardiovascolare. D'altro canto, il cambiamento di abitudini causato dal vivere fuori della propria casa, la perdita di importanti contatti sociali e familiari, le modifiche nell'alimentazione sono tutti elementi che possono partecipare a formare un quadro di maggiore rischio».

Le storie di vita vissuta confermano la continua emergenza di vita quotidiana che si vive all'Aquila.

Come quella di Marzia, 39 anni, pendolare per lavoro tra Onna e Roma, passata dalla grande casa di famiglia a un Map di poco più di 30 metri quadrati: «Gli oggetti della mia vita quotidiana sono sparpagliati tra due roulotte e nei Map dei miei parenti. Nel poco spazio che abbiamo, non possiamo certo tenere tutto. I vestiti per il cambio di stagione li teniamo nei sacchi, il resto si ridivide tra chi può 'ospitare' tutto ciò che non è strettamente necessario. E ogni volta che bisogna recuperare qualcosa si verifica una sorta di 'transumanza' da un Map all'altro. Il tempo poi fa il resto, al punto che non ricordo quasi più cosa ho stipato nelle due roulotte in cui avevo deciso di conservare molti degli oggetti della mia vecchia casa, così spesso li ricompro»

Le difficoltà non sono solo pratiche. «Il dramma», prosegue Marzia «è che la città e le frazioni sono ormai spersonalizzate. Si è messa in moto una silenziosa diaspora disgregante per cui si sono rotte le relazioni e sono venuti a mancare punti di aggregazione, un tipo di emergenza cui nessuno sta cercando una soluzioni, nemmeno le associazioni - che pure ci sono - ma che non vengono messe a sistema». «Dire che L'Aquila è stata ricostruita», taglia corto quando le chiedo cosa pensi delle parole di Berlusconi a Ballarò, «è un peccato mortale».

Come quella di Marzia, ci sono anche tante altre esistenze di cui i media non riportano le vicende. Vite cadute nel dimenticatoio non appena le telecamere hanno lasciato la città. Persone anziane costrette a non uscire dai Map per mancanza di punti di aggregazione, oggetti della vita precedente al terremoto stipati nei cartoni nelle case ormai abbandonate e verdi di muffa.

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