A poco più di un anno dalla sua creazione, la Commissione Parlamentare Europea Antimafia (CRIM) ha raggiunto il suo obiettivo. Martedì è stata approvata all'unanimità la relazione intermedia che pone le basi per l'elaborazione di un testo unico antimafia che contenga una serie di norme finalizzate a rafforzare la cooperazione investigativo-giudiziaria a livello europeo e internazionale.
In particolare si chiede il reato di associazione mafiosa (presente solo in Italia); l'abolizione del segreto bancario; l'esclusione da gare d'appalto in tutti gli Stati membri per aziende condannate con sentenza passata in giudicato per reati di criminalità organizzata, corruzione, riciclaggio; la confisca dei beni; il reato di voto di scambio che contempli anche vantaggi immateriali; previsione di ipotesi di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche; la confisca dei beni finanziari e dei beni delle organizzazioni criminali internazionali e il loro riutilizzo a fini sociali. Nella relazione si chiede anche dei codici deontologici molto più rigidi per i partiti politici (controllo del finanziamento pubblico ai partiti) e una maggiore protezione dei testimoni di giustizia.
"Stiamo mutuando la normativa italiana migliorandola - spiega la presidente della Crim, Sonia Alfano - come ad esempio il reato di autoriciclaggio che non esiste nel nostro ordinamento giuridico. Ma credo che la più grande vittoria sia stata quella di aver convinto tutti gli europarlamentari che il crimine organizzato è ovunque e nessuno può sentirsi chiamato fuori. Lo dimostrano i 744 emendamenti, la consapevolezza che la sfida è realmente europea."
Sonia Alfano, figlia di Beppe il giornalista assassinato da Cosa Nostra l'8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, è soddisfatta. "Siamo riusciti a far capire non solo della grave situazione in cui tutti i paesi versano dal punto di vista del crimine organizzato e delle varie forme di mafia, ma soprattutto del fatto che leggi ordinarie non sono servite a nulla, che hanno addirittura agevolato il radicamento dei sistemi criminali anche in quei paesi che nell'immaginario collettivo potrebbero sembrare immuni, come l'Olanda o la Svezia. O la Spagna e il Lussemburgo dove il segreto bancario ha prodotto un afflusso poco trasparente di denaro. Ora siamo pronti per elaborare un Testo Unico europeo contro le mafie."
Sonia Alfano però non lesina critiche al Governo Letta. "Certo è che in Europa nel migliorare gli strumenti investigativi non possiamo escludere le intercettazione telefoniche che invece in Italia sono messe sotto accusa ingiustamente. Il governo non può pensare di ridurne l'utilizzo senza un confronto con la magistratura e l'autorità investigativa. Mi pare che si vada in netta controtendenza rispetto alla relazione approvata dal Parlamento europeo."
Ma intanto non possono che spaventare i numeri forniti da Europol, l'Agenzia Anticrimine dell'Unione Europea, in merito al livello di affari della criminalità nel Vecchio Continente: 3600 gruppi attivi; il costo della corruzione nell'UE si stima raggiunga 120 miliardi di euro l'anno ovvero 1% del PIL europeo; 12 miliardi di euro/anno il valore del mercato del traffico degli oppiacei; 10 miliardi di euro/anno il danno erariale relativo al contrabbando di sigarette; 1,1 miliardi di euro di prodotti contraffatti confiscati nel 2011; 100 miliardi di euro/anno di danno erariale per evasione dell'IVA; 1,5 miliardi/anno per frodi su carte di credito.
La criminalità organizzata ha deciso di cogliere le potenzialità offerte dalla globalizzazione e quindi ha messo da parte i tradizionali antagonismi stringendo alleanze inedite, dando vita ad un network nell'ambito del quale con il modello societario delle joint venture si collabora a singole attività criminali scambiando risorse e servizi di ogni genere.
"I gruppi criminali cambiano fisionomia molto rapidamente" spiega il relatore, l'europarlamentare siciliano Salvatore Iacolino. "Ogni innovazione legislativa o operativa comporta infatti una reazione della criminalità organizzata, che si adatta molto rapidamente, molto più velocemente di quanto facciano le misure di contrasto. Non siamo di fronte alle forme tradizionali della malavita nazionale. Chi pensa di avere di fronte i Sopranos o la Famiglia Corleone è fuori strada. Alleanze strategiche, piccoli gruppi che si formano e si sciolgono, le mafie transnazionali si nutrono delle opportunità del mercato sia esso droga, traffico di rifiuti o riciclaggio e l'unico obiettivo è fare profitto. Le mafie transnazionali stanno progressivamente fagocitando e incorporando la criminalità nazionale che se non si rende complice viene espulsa con la forza dai settori più redditizi. E si tratta soprattutto di network illegali dei quali fanno parte soggetti appartenenti a mondi diversi - politici, imprenditori, professionisti, mafiosi tradizionali - i quali comunicano tra loro mediante uomini cerniera. I vari componenti del sistema criminale svolgono compiti diversi a secondo delle specifiche competenze e delle risorse di cui dispongono."
L'Italia meridionale, con N'drangheta e Cosa Nostra, rimane comunque uno dei principali epicentri da cui la criminalità organizzata stende i suoi tentacoli verso diverse regioni dell'Unione Europea. Accanto ad essa emergono altri quattro hub: la Russia e i paesi baltici, Spagna e Portogallo, Bulgaria e Romania, Paesi Bassi e Belgio.
Dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che gli hub criminali influenzano tutti gli Stati membri e non solo quelli in cui sono ubicati. Per esempio se si va a sud-ovest si vedranno i flussi di cocaina provenienti dal Sud America e dall'Africa occidentale, che è un problema estremamente rilevante per l'UE. Si pensi inoltre alla zona dei Balcani, in una situazione molto travagliata e con un crimine organizzato molto attivo nel traffico di armi e di eroina. In questo intreccio, mafia nigeriana e cartelli colombiani instaurano rapporti di mutuo sostegno con Cosa Nostra e N'drangheta oltre alla serba Naša Stvar.
A tutti questi si associa quella che viene definita la Quinta Mafia, quella dei "colletti bianchi", che si occupa di imprenditoria legale, specialmente nel campo del terziario e del mattone, fondata sul riciclaggio del danaro frutto delle azioni criminali. Ma quali sono le minacce e quali sono le tendenze nello sviluppo della criminalità organizzata?
"La crisi globale agevola il crimine organizzato in molti aspetti" denuncia Troels Oerting, vice presidente di Europol. "Per esempio vediamo i segni di una maggiore corruzione all'interno dell'UE e una tolleranza sociale dei fenomeni criminali molto più elevata. La componente politico-amministrativa continua a svolgere un ruolo essenziale nel riservare i fondi pubblici solo alle imprese di riferimento dei vari sistemi criminali e nel creare posizioni di oligopolio mediante una sapiente gestione delle licenze amministrative indispensabili per avviare attività di imprese in molti settori, come, ad esempio, quello della produzione delle energie alternative. Recenti indagini penali hanno consentito di verificare ad esempio che in Sicilia tale settore è controllato direttamente o indirettamente da pochi imprenditori i quali operano occultandosi dietro una moltitudine di società. Infine, ma non meno importante, vi sono diffusi e importanti tagli alla spesa pubblica riguardante la giustizia e le forze dell'ordine."
La criminalità organizzata, che rappresenta una minaccia e che opera nei paesi dell'Unione Europea, è a sua volta un fenomeno globale. Che sia il traffico di cocaina che proviene dall'America Latina attraverso l'Africa occidentale (120 tonnellate arrivano solo in Europa per un volume di affari di 34 miliardi di dollari), che sia il traffico di esseri umani proveniente dall'Europa orientale, dall'Asia o dall'Africa o il traffico di medicinali offerti su internet - solo per citare per citare tre esempi - le organizzazioni criminali operano su scala mondiale, utilizzando le tecnologie moderne e riciclando i loro proventi attraverso il sistema bancario mondiale.
E proprio sulle banche sia Sonia Alfano sia Salvatore Iacolino puntano il dito. Secondo l'agenzia ONU di Vienna per la lotta al crimine, nell'apice della crisi finanziaria che ha completamente bloccato il mercato del credito, le banche sono riuscite a rimanere liquidità grazie ad un ingente quantità di fondi provenienti da attività dubbie ed illecite. Insomma sembra che il crimine abbia aiutato ad evitare il collasso del sistema bancario e finanziario, tanto quanto le banche centrali. In effetti i flussi illeciti, e criminali in particolare, non sembra siano stati intaccati dalla crisi finanziaria ed economica. E se pensiamo che la mafia in Italia rappresenta, secondo la denuncia di SOS Impresa di Confesercenti, il più grande agente economico in grado di muovere un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro, con un utile superiore ai cento miliardi e una liquidità di 65 miliardi, ci rimane ben poco di cui stupirci.
Proposte04.01.2012
Il sogno di un anno senza mafie