Crescono le proteste di comitati e opposizione contro la via di 67 chilometri che dovrebbe collegare Rolo (Reggio Emilia) a Ferrara, passando per le zone agricole della Pianura Padana. Ma il governatore Errani ribatte: "E' un'opera strategica"

L’autostrada al posto del Parmigiano. Ecco cosa rischiano gli allevatori dell’Emilia-Romagna. In tanti chiedono di bloccare una nuova opera, che andrà da Rolo (Reggio Emilia) a Ferrara, passando in un territorio dedicato alla produzione agricola, in particolare al Parmigiano Reggiano e Grana Padano, le eccellenze dell’agricoltura della pianura Padana esportate in tutto il mondo.

Ad opporsi all'opera, presentata come necessaria per snellire il traffico, è il fronte composto dal coordinamento “No Cispadana” formato da tanti cittadini, piccole e grandi associazioni come Wwf, Legambiente fino a Rifondazione comunista e Movimento 5 Stelle locali, che chiedono di non puntare sulle auto.

Dalle proteste reali - con picchetti, riunioni e volantinaggi - a quelle virtuali, con la petizione sottoscritta in pochi giorni da oltre 1.600 firme su change.org: «Si prevede un passaggio giornaliero di circa 50 mila veicoli, che porteranno un elevatissimo inquinamento dell'aria, pericoloso per i residenti e che si depositerà nei campi usati per l'alimentazione delle mucche da latte. Il tratto provocherà un consumo di suolo, di circa 2000 ettari, oltre alla rovina eterna del parco Regionale del Malaffitto».

Facciamo un passo indietro per capire dove nasce questa lingua d’asfalto da 67 chilometri in mezzo a terra pregiata per l’agricoltura. Il piano regionale del 1998 prevedeva una grande tangenziale per togliere il traffico dei centri che attraversano le province di Reggio Emilia, Modena e Ferrara. Una strada a scorrimento veloce per meno di 10mila auto al giorno (già completata in alcuni tratti) che però il parlamentino di Bologna trasforma nel 2006 da strada a pedaggio free ad autostrada. Anche i costi lievitano: 1 miliardo e 170 milioni di euro, di cui 179 a carico della Regione. Il resto lo sborsano i privati che prima costruiscono e poi incassano dai pedaggi. Così più auto significa avere più entrate, con previsioni di traffico che salgono ad oltre 1 milione e 500 mila veicoli al mese.

«È una colossale bufala quella della necessità - attacca Silvano Tagliavini, portavoce del coordinamento - non si risolve il problema del traffico locale costruendo un nuovo tracciato. Spendiamo una cifra mostruosa per avere un’autostrada a poche centinaia di metri dai centri abitati». Oggi la protesta cresce perché i tempi stringono: il 12 gennaio scadono i termini per la presentazione delle osservazioni al progetto al ministero dell’Ambiente. Lo stesso ministero che nelle richieste di integrazioni al progetto alla società Autostrada Regionale Cispadana mette nero su bianco tutti i problemi: atto da rifare in molti suoi passaggi, lacunoso nella sua esposizione. Un rosario di “si richiede”, “precisare”, “motivare”, per non parlare delle affermazioni contrastanti tra di loro sullo stesso oggetto. Con un caso paradossale: è la stessa Valutazione d’impatto ambientale (Via, una procedura indispensabile per partire con i lavori) a indicare a chi propone i cantieri dove andare a estrapolare i dati occorrenti. E poi l’inaffidabilità di tabelle con i flussi di traffico o livello di inquinamento, fondamentali per capire i rischi per la salute di chi verrà bombardato con le emissioni di migliaia di auto.

Fino a sfiorare il ridicolo: vengono richieste precise valutazioni sulla incidenza dell’infrastruttura sul numero di superamenti dei limiti per le polveri sottili, il pericoloso particolato fine ritenuto il peggiore inquinante per i polmoni. Un iter di carte bollate, documentazioni e osservazioni lungo 15 mesi e iniziato all’indomani del terremoto del 2012.

Così, mentre i comuni sono impegnati nella difficile emergenza e ricostruzione, la Regione l’ha sposato come il migliore dei progetti possibili, tanto da ritenere la procedura di Via un pura formalità burocratica e fissare già l’apertura dei cantieri nei primi mesi del 2014.

La sollevazione però imbarazza la rossa Emilia e il suo presidente Vasco Errani, uno degli sponsor dell’autostrada: «Abbiamo deciso di fare la Cispadana e non ci siamo mai pentiti: va fatta perché è un’opera strategica non solo per il territorio, ma per il Paese» spiega il governatore. A sostenerlo il senatore Pd di Modena Stefano Vaccari, che si batte come un leone per agevolare la costruzione: «Si tratta di una questione strategica per il futuro delle infrastrutture della nostra provincia». E allora ecco la sua proposta: grazie ad un emendamento alla Legge di stabilità appena approvata, far nascere un grande soggetto per le autostrade del Nord capeggiato dalla società Autobrennero (che ha in mano il 51 per cento di Cispadana) grazie a concessioni assicurate fino al 2039. «Solo in questo modo ci sarebbe la garanzia che opere da tempo attese vengano effettivamente realizzate», commenta Vaccari.

Un’idea contraria alle regole europee sulla concorrenza, stoppata dall’ex viceministro all’economia Stefano Fassina, che ha detto chiaramente «L’Europa non ce lo farà mai passare». L’emendamento è stato cancellato ma i fan dell'autostrada made in Emilia-Romagna non si arrendono.

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