In una relazione dettagliata spunterebbero anche alcuni sospettati del duplice delitto. L’attività investigativa si è presentata delicata e ostica sin dalle prime battute, scontrandosi con un clima di assoluta omertà. L’uomo e la donna fanno parte di famiglie di grosso calibro nel panorama criminale di Rosarno: i Cacciola e i Bellocco. Due cognomi che incutono timore da quelle parti solo a pronunciarli.
Domenico Cacciola, 51 anni, è il suocero di Giuseppina Multari, la neo collaboratrice di giustizia che nei mesi scorsi con le sue rivelazioni ha consentito ai magistrati di Reggio Calabria di incastrare un gruppo dedito all’importazione di droga dalla Germania ma anche di far emergere la tristissima storia di repressione personale, di restrizioni e violenza che lei stessa ha dovuto subire per anni. Cacciola aveva segregato in casa la donna perché la riteneva responsabile del suicidio del figlio Antonio. E proprio la pentita ha contribuito il 2 agosto scorso a far emettere nei confronti del padre del defunto marito un’ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Muser”.
Naturalmente sarà l’unico tra i sedici destinatari del provvedimento restrittivo a risultare irreperibile. Inoltre l’uomo è il cugino di Michele Cacciola, il padre di Maria Concetta, morta il 20 agosto del 2011 dopo essere stata costretta dai genitori a ingerire acido muriatico a seguito delle pressioni per convincerla a ritrattare le dichiarazioni rese all’antimafia di Reggio Calabria. Cacciola, insomma, è parte integrante di un ambiente familiare con regole arcaiche e disumane.
Francesca Bellocco, 44 anni, è figlia del defunto vertice dell’omonima cosca di Rosarno, Pietro, e moglie del pregiudicato Salvatore Barone, raggiunto a giugno scorso da un’ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa.
L’allarme lanciato dal marito di Francesca e la mancata denuncia della moglie di Domenico
In questo contesto ad alta densità mafiosa si consuma una storia da libro giallo. E’ il 12 agosto del 2013. Una donna sparisce misteriosamente da Rosarno. Francesca Bellocco è irreperibile e il suo telefono è muto. Svanita nel nulla. A lanciare l’allarme è il marito della donna, Salvatore Barone. La donna per lungo tempo ha vissuto tra la Lombardia e Rosarno. All’anagrafe del comune di Rosarno risulta emigrata a Padenghe sul Garda, nel Bresciano. E proprio in Lombardia il marito, accompagnato da uno dei figli, presenta una denuncia di scomparsa ai carabinieri.
Al momento della sparizione Francesca Bellocco non era in compagnia del coniuge ma nella sua Rosarno. Dalla Lombardia i carabinieri inviano una segnalazione urgente ai colleghi della compagnia di Gioia Tauro. Scattano le indagini. Viene effettuato un sopralluogo con il Ris di Messina nell’abitazione della donna, al rione San Leonardo. L’esito è “sigillato” da un riserbo massimo. Ma nel giro di pochi giorni gli uomini dell’Arma aggiungono un tassello importante alle indagini. Nello stesso giorno in cui sparisce Francesca Bellocco si erano perse anche le tracce di Domenico Cacciola. Questa volta, però, nessuno denuncerà mai la sua scomparsa. La moglie dell’uomo, Teresa D’Agostino, una casalinga di 58 anni, ai carabinieri riferì di un “abitudinario” allontanamento volontario del coniuge e per questo motivo non aveva presentano denuncia. Sta di fatto che il 21 agosto i carabinieri irrompono nell’abitazione dei coniugi Cacciola, in via Raffaele Sanzio. All’interno della casa i militari scoprono un bunker per latitanti al quale si accedeva da una credenza.

Il rifugio aveva un’altezza di quasi due metri ed un’ampiezza di circa 20 metri. All’interno venne rinvenuto materiale ritenuto di estremo interesse investigativo su cui si sta ancora lavorando, tra cui binocoli e visori notturni e diversi libri sulle mafie e ritagli di articoli di giornali sulle inchieste e sui processi delle famiglie di ‘ndrangheta di Rosarno.
Per i carabinieri le due scomparse sono legate. Anzi le indagini appurano che i due da tempo vivevano un amore clandestino. Erano amanti. Quanto basta per decretare la fine di una esistenza per lesa reputazione in ambienti criminali. Oggi resta questa l’unica pista in piedi. Un duplice delitto d’onore.
C’è un elemento certo in questa storia: i due sono stati ammazzati nel rione San Leonardo di Rosarno dove abitava Francesca Bellocco. Dopo il primo sopralluogo gli specialisti dei carabinieri sono ritornati in quella abitazione. Segno che alcuni elementi andavano ulteriormente approfonditi. In quella casa si ipotizza che si sia potuto consumare il duplice delitto. Qualcuno li avrebbe sorpresi assieme e avrebbe fatto fuoco. Uno dei due amanti sarebbe morto sul colpo, l’altro trascinato fuori dall’abitazione sanguinante ma presumibilmente ancora vivo. I corpi sono stati fatti sparire e potrebbero essere stati occultati in una delle campagne di Rosarno. Almeno due le persone sospettate del duplice omicidio. Sospetti per ora. Nulla di più.