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Attualità
dicembre, 2014

Finanziamenti ai partiti, nessuno controlla

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Entro il 15 febbraio dovrebbe essere ultimata la verifica sulle fonti di finanziamento pubbliche e private. Ma i magistrati designati per occuparsi della commissione trasparenza si sono dimessi. E non è facile trovare chi voglia sostituirli

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C’è una montagna di carte ancora ?da controllare per verificare dove sono andati a finire i finanziamenti pubblici ai partiti e anche da dove vengono quelli privati: ricevute, fatture, elenchi dei donatori, con nomi e cognomi di tutti quelli che hanno dato più di 5mila euro.

La legge prevede che entrate e uscite di ciascun partito siano passate al setaccio entro il prossimo 15 febbraio da cinque alti magistrati nominati dai presidenti di Camera ?e Senato. Ma nelle stanze di via ?del Seminario assegnate alla Commissione per la trasparenza ?dei rendiconti dei partiti da quasi ?due mesi non c’è nessuno. Sul sito ?del parlamento campeggiano ancora ?i nomi dei cinque commissari che il 28 ottobre si sono dimessi. «Prima o poi se ne accorgeranno che ce ne siamo andati», bisbiglia sarcastico uno di loro.

[[ge:espresso:plus:articoli:1.192566:article:https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/12/18/news/fondazioni-cosi-i-politici-ora-fanno-cassa-1.192566]]Trovare chi voglia sostituirli non è facile. Finora, solo il presidente della Corte dei Conti ha indicato i tre nomi che spetta a lui designare, quelli ?di Consiglio di Stato e Cassazione mancano ancora all’appello. Tanto che i presidenti di Camera e Senato stanno pensando di accontentarsi di tre soli commissari pur di far ripartire ?i controlli.

Compito ingrato lavorare per una Commissione che deve funzionare ?“a costo zero”. «È nata con il piombo ?ai piedi», sentenzia Bruno Bove, ?che l’ha presieduta dal 2012, quando ?è stata istituita, fino a due mesi fa: «Abbiamo fatto il nostro lavoro finché è stato possibile». Si sono arresi davanti ?alla montagna di rendiconti relativi al 2013. A partire da quest’anno, la legge prevede che la Commissione verifichi non solo la correttezza ma anche la «conformità delle spese effettivamente sostenute e delle entrate percepite alla documentazione prodotta». ?Sono migliaia di pagine da spulciare. ?

E, a seguire, ci sono le sanzioni da applicare agli inadempienti.? I commissari lo avevano scritto ?nella lettera riservata, consegnata ?a Pietro Grasso e a Laura Boldrini, prima dell’estate: è impossibile procedere con appena due segretarie ?a disposizione e senza essere dispensati dagli incarichi ordinari presso le rispettive magistrature. ?La risposta sperata non è arrivata. ?E sono seguite le dimissioni.

«L’auspicio è che siano servite a dare una scossa», osserva Bove. Chissà. ?Il parlamento per correre ai ripari ?sta preparando una “leggina” che consenta ai prossimi commissari di essere almeno collocati “fuori ruolo” per la durata del mandato. Nel frattempo, però, con il nuovo sistema di finanziamento dei partiti voluto da Matteo Renzi, il lavoro è raddoppiato. Oltre alla ripartizione dei fondi pubblici, che saranno ridotti ma non aboliti prima del 2017, la Commissione dovrà verificare le nuove entrate previste: il 2 per mille, i contributi diretti dei privati e gli sgravi fiscali ?a cui la legge del febbraio scorso dà accesso. Una forma di finanziamento pubblico indiretto. Forse ancora meno trasparente. Un consiglio più che ai successori, ancora non nominati, il presidente uscente lo dà al legislatore: «C’è da mettere ordine nel groviglio delle norme». Fin qui il parlamento, ?a quanto pare, non ci è riuscito.

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