A nord di Napoli la malavita organizzata è tornata ad occuparsi in grande stile di un business minore ma redditizio e poco rischioso. Ecco come funziona il commercio illegale delle 'bionde'. E chi ci guadagna

Riesplode nell’area a nord di Napoli il traffico delle sigarette di contrabbando. Complice la crisi, la camorra Ha ‘rispolverato’ un vecchio business più facile da gestire rispetto allo spaccio della droga e che sta diventando sempre più redditizio. Cuore dell’attività è il comune di Afragola, dove il contrabbando non si è mai interrotto e due ‘famiglie’ – su cui ci sono indagini in corso – si dividono l’affare e il territorio con circa cento postazioni di vendita distribuite in vari punti del territorio urbano. Quando i sequestri si fanno serrati, le postazioni si spostano a Cardito e nei paesi limitrofi.

A mapparle negli ultimi mesi il comandante della polizia municipale Luigi Maiello insieme al N.I.S guidato dall’ispettore Salvatore Franzini che hanno messo in campo una squadra speciale per combattere il fenomeno in riespansione.  “Con la cultura troppo buonista di dire ‘devono campare’ – spiega Maiello durante una giornata di sequestri trascorsa con la sua squadra - si nasconde il fatto che dietro le sigarette c’è un grosso utile. Probabilmente, subito dopo la droga, per la camorra questo genere di contrabbando sta tornando ad essere la forma di guadagno più importante”.
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Dai principali incroci del centro storico fino alle strade più periferiche la scena è sempre la stessa: ragazzi tra i venti e i trent'anni che dicono di non trovare lavoro o cinquantenni che l’hanno perso e vendono sigarette di contrabbando per l'intera giornata,  guadagnando spesso non più di una ventina di euro. Li vedi in tuta, scarpe da ginnastica con borsello o zaino. Un look anche quello studiato per farsi riconoscere. Accanto a loro un espositore in legno identico per tutti, fatto in serie dallo stesso falegname e fornito dal ‘Sistema’, su cui vengono messi in mostra – proprio come in una vetrina - alcuni pacchetti vuoti, così come vengono fornite le scatole in polistirolo tutte della stessa misura con le sigarette perfettamente ordinate per marca, le buste di plastica - tutte uguali anche quelle - per nasconderle all’occorrenza, spesso nelle cabine dell’Enel. I più ingegnosi costruiscono anche doppi fondi nei bidoni della spazzatura.

Non mancano delle insegne rudimentali con le marche delle sigarette in vendita e il nome,  come in una vera e propria tabaccheria, ‘Da Pablo Escobar sigarette Em@il e Morris’. Sigarette false o che richiamano marche famose - come le Jin Ling che ricordano le Camel, ma al posto del cammello hanno stampato un ariete - cinesi, arabe o prodotte in Italia ma destinate al mercato estero che poi rientrano illegalmente e vengono vendute anche per 2 euro al pacchetto.

Nel quartiere delle Salicelle, la Scampia di Afragola, si trova la centrale che distribuisce sigarette e kit completo a tutte le postazioni. L’affare è tale che a dividerselo sono due fazioni contrapposte: ciascuna con le proprie zone sul territorio ed i propri ‘uomini’. Un distributore che gira in motorino o in auto - a seconda dei periodi dell’anno - per il rifornimento, un venditore e un ‘palo’ che lo affianca. La giornata per i venditori arruolati ad Afragola – terra di tradizione edile - inizia alle cinque del mattino per adeguarsi agli orari dei ‘clienti’ operai e finisce alle nove di sera. Il compenso è tra i 25 e i 35 euro al giorno. Mentre l’affare per ‘l’organizzazione’ varia dai 200 ai 900 euro al giorno per ogni singola ‘bancarella’. Il numero di sigarette fornito cambia in base al posto dove si trovano – se più frequentato o meno – e ai giorni della settimana: il lunedì ad esempio si vende di più. Il quantitativo massimo in media è sempre sui 120 pacchetti, per evitare che scatti l’arresto, cosa che difficilmente accade.

Molti ragazzi che vengono dallo spaccio e già sono finiti in galera si 'riciclano' passando al contrabbando. Se vengono beccati la merce viene sequestrata, viene stilato un verbale con una multa che varia in base ai grammi – che non viene quasi mai pagata - e scatta una denuncia a piede libero. I contrabbandieri fermati hanno quasi sempre lo stesso avvocato e non scappano per un motivo: la copia del verbale è una prova che serve per dimostrare al loro ‘capo’ che non hanno rubato nulla. A lui devono riferire anche il numero di pacchetti venduti per ogni marca e l’incasso - che segnano anche con la somma pagata ed il resto dato al cliente - su foglietti di carta, spesso ritrovati durante i sequestri. Il ‘clan’ assegna loro una nuova postazione e dopo un giorno sono di nuovo in strada.

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