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Attualità
ottobre, 2015

Offrire ospitalità a un profugo? Io ci ho provato, ecco come è finita

Per un cittadino qualunque mettere a disposizione alloggi gratis non è affatto semplice. In questa lettera, la testimonianza diretta di chi ci ha provato e racconta com'è andata a finire. Tra sorpresa e disgusto

Prima di tutto sono sorpreso. Poi alla sorpresa subentra il disgusto. ?Uno sfoglia il giornale, ?ed è tutto un diluvio di ?notizie drammatiche riguardo ?alle centinaia di migliaia ?di profughi siriani, afghani, iracheni, libici e somali, ?in marcia verso l’Europa per sfuggire alla guerra. I media grondano di storie terribili, che ricordano altre deportazioni, treni piombati, muri e cortine di ferro. Le televisioni mostrano immagini devastanti. Ma mentre l’Unione Europea discute e discute e la Chiesa cattolica rispolvera la propria vocazione solidarista aprendo chiese ?e canoniche, che cosa ?rimane da fare a chi, come ?il sottoscritto, vorrebbe ?dare una mano a qualcuno ?di quelle centinaia di migliaia ?di disgraziati, intrappolati fra una frontiera e l’altra o alla deriva nel Mediterraneo?

Qualche rockstar si è subito fatta avanti: in attesa di organizzare l’ennesimo concerto, con tutti gli accendini e le candeline comm’il faut, Bob Geldof e non so chi altro hanno aperto le porte delle proprie ville miliardarie. Lo stesso hanno fatto un paio di politici in cerca di consenso. Frau Merkel ha commosso tutti con i propri selfie in compagnia di una famiglia curda. Io però non sono una rockstar, né un politico assetato di voti, né - tantomeno - Frau Merkel. ?Per la precisione, non sono neanche un tedesco benestante (magari grazie ?a qualche trucchetto tipo Volkswagen). E per essere ancora più precisi, sono un italiano che si occupa di libri: in altri termini, un individuo votato all’indigenza. Infatti non ho una lira. Tuttavia possiedo una casa molto amata nella campagna a nord di Roma, che, per uno scapolo senza figli come me, è più che comoda. Insomma, non posso offrire soldi, ma sono in grado di dare ospitalità a un paio ?di rifugiati - e insieme possiamo coltivare qualche zucchina, carciofi, patate, arance e limoni.

Mi metto subito all’opera. ?Non contatto la rete legata alla Chiesa perché non sono cattolico e perché immagino che esista un’analoga rete laica di soccorso. Eccomi ?su Internet. Digito: aiuto ?ai rifugiati siriani. Vengono a galla tanti siti, anche quello dell’Unhcr, che è l’apposita agenzia delle Nazioni Unite. Perlopiù ti chiedono di versare un obolo. E se non vuoi dare soldi, puoi donare sangue ?o indumenti, o partire come volontario per qualche missione. Tutti sono molto attenti alla condizione delle donne. Per analogia, provo ?a vedere se un’attenzione similare è riservata agli omosessuali che quegli amiconi dell’Isis buttano giù dai palazzi più alti. Niente. I vari Arci Gay, Circoli Mario Mieli e compagnia - tutti molto finanziati da Regioni ?& Comuni - si sbracciano ?a organizzare feste orgogliose e parate gioiose, ma di dare ?il benché minimo aiuto a un siriano o a un iracheno gay, scampato al lancio dal sesto piano, a quanto pare non ?ci hanno ancora pensato.

Ecco perché la sorpresa e poi il disgusto. Un cittadino qualunque come il sottoscritto - chi come me non fa notizia - anche se vuol dare gratis un alloggio dignitoso a qualche profugo, non trova nessun canale a disposizione. ?La porta di casa si apre ?e subito si richiude, simile ?alle nostre coscienze.

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