La nazionale di calcio ha vinto domenica la Coppa del Mondo under 17, battendo per 2-0 un'altra squadra africana, il Mali, nella finale giocata in Cile. I nigeriani mantengono la Coppa nella bacheca di casa: erano infatti i campioni in carica, avendo vinto anche l'ultima edizione della competizione, giocata due anni fa negli Emirati Arabi Uniti.
Con questo titolo la Nigeria è la squadra che ha sollevato più volte la Coppa al cielo: ben cinque le vittorie delle “piccole aquile” - questo il soprannome delle formazioni giovanili; i più grandi vengono chiamati “super aquile”. Se si pensa che il Torneo è stato istituito nel 1985, è un risultato non da poco.
Ma degni di nota sono i risultati di tutte le formazioni africane, vere e proprie dominatrici della Coppa under 17 sin dalla sua prima edizione: su sedici finali finora disputate, undici volte c'era almeno una rappresentativa africana a giocarsi il titolo.

Le squadre africane sono storicamente molto forti a livello giovanile. Il Ghana ha vinto la Coppa del Mondo under 20 nel 2009. Alle Olimpiadi – dove le squadre devono essere composte per la maggior parte da calciatori under 23 – Nigeria e Camerun hanno vinto la medaglia d'oro, rispettivamente, nel 1996 e nel 2000.
Ciò nonostante, nessuna formazione del continente nero è riuscita a ripetere i successi ottenuti nei campionati giovanili anche in quelli seniores. Nessuna squadra africana è mai riuscita ad andare oltre i quarti di finale. Nel Mondiale brasiliano dell'anno scorso solo due nazionali su cinque sono riuscite a passare la fase a gironi.
Per spiegare questo fenomeno circolano diverse teorie. Alcuni sostengono che le squadre africane falsifichino deliberatamente e sistematicamente le età dei giocatori nelle formazioni giovanili, avvantaggiandosi così in modo sleale. L'allenatore del Messico under 17 (che ha perso in semifinale proprio contro la Nigeria) si è lamentato accusando Nigeria e Mali di giocare in un modo non concepibile per dei ragazzi diciasettenni.
Un'altra spiegazione a questo fenomeno è il fatto che i tornei giovanili offrono ai baby talenti africani una vetrina importante per mettersi in mostra. I talent scout di tutti i ricchissimi club europei sfruttano proprio queste competizioni per trovare i campioni di domani. E questa, oltre al naturale desiderio di vittoria, è una grande motivazione per i ragazzini.
Infine c'è la cattiva gestione, la corruzione e la disfunzione generale che caratterizza molti comitati organizzatori del continente. Questo significa che le nazionali falliscono continuamente nel loro intento di costruire e consolidare le promesse delle loro giovanili.
Da vedere, come esempio, i reiterati litigi dei giocatori africani nei confronti dei funzionari nel corso di vari tornei internazionali. Durante la Coppa del Mondo dell'anno scorso, il governo del Ghana si è visto costretto a spedire in Brasile in tutta fretta tre milioni di dollari in contanti per pagare i propri giocatori che, a torneo già cominciato, non erano ancora stati pagati. Questo problema, centrale nella preparazione pre-Mondiale, ha spinto il calciatore Kevin Prince-Boateng a definire “amatoriale” l'intero sistema.
Non sorprende dunque se ai livelli più alti del gioco, quando i giocatori più forti sono profumatamente pagati dai grandi club europei e vengono sfruttati da funzionari avidi, le squadre mantengano raramente le promesse espresse in gioventù.
Il modo in cui la nazionale maggiore della Nigeria abbia licenziato, poi riassunto e infine ricacciato l'allenatore Stephen Keshi dimostra quanto possano essere immerse nel caos queste organizzazioni. Il successo dei nigeriani nella competizione under 17 offre l'ennesima occasione per mettere in piedi la nazionale di domani. Sperando che non si tratti dell'ennesima occasione sprecata.