Negli ultimi anni la zona della città partenopea che diede i natali a Totò vive una piccola rivoluzione. Arrivano i turisti, nascono attività imprenditoriali. Sfidando un destino di povertà e criminalità con un modello 'partecipato'

Quanta gente visita ogni giorno questo palazzo? “’Nu cuofano”. Moltissima. Il custode del Palazzo dello Spagnolo allarga le braccia quasi scusandosi. E’ un sabato qualunque nel popoloso rione Sanità di Napoli, 32 mila anime comprese in 2 chilometri quadrati. Culla di Antonio de Curtis, in arte Totò, è uno dei luoghi simbolo della città. Un quartiere problematico, dimenticato spesso dalle istituzioni, servito male, senza uno straccio di sportello bancario, con un tasso di abbandono scolastico pari al 32 per cento. All’onore delle cronache arriva quasi sempre solo per episodi violenti, come l’efferato omicidio Bacioterracino nel 2009 - il cui video messo in rete ha permesso di catturare l’omicida - o la recente uccisione a inizio anno di Ciro Esposito, 21 anni.

Ma tra il dedalo di vie qualcosa è cambiato. Si nota dal numero dei turisti che affollano chiese antiche e catacombe, pizzerie, trattorie e pasticcerie. Un cofano, per l’appunto. Oggi i numeri parlano chiaro. In poche stagioni i visitatori delle catacombe di San Gennaro e San Gaudioso sono passati da 8 mila a circa 60 mila. Un boom non casuale.

[[ge:rep-locali:espresso:285145697]]Da regno dell’arte di arrangiarsi, la Sanità si sta trasformando in un sistema produttivo di consorzi, cooperative, bed & breakfast, un teatro e uno studio di registrazione, luoghi di accoglienza e aggregazione. Perfino i commercianti sono scesi in campo consorziandosi. Nello scorso dicembre, quasi a completare un ciclo, è nata la Fondazione San Gennaro che riunisce associazioni no profit, famiglie di industriali del Nord, organizzazioni meridionali. La scommessa è quella di dotarsi in dieci anni di un patrimonio di almeno 2,5 milioni di euro, che con il sistema del grant matching (raddoppio della raccolta) diventerà di 5 milioni.

Questo motore culturale non nasce dal nulla, né per caso. Che cosa è successo? “Siamo un quartiere abbandonato dalle istituzioni che ha deciso di rimboccarsi le maniche”, dice Ciro Poppella, l’inventore del “fiocco di neve”, un pasticcino ripieno di panna e ricotta (e altri due ingredienti segreti, ndr) che sta spopolando in tutta Italia. Il pasticciere – come gli storici pizzaioli Oliva - fa parte del piccolo esercito di “invisibili” che sta cambiando le regole del gioco.

Qualcuno comincia a parlare di Modello Sanità. Un indicatore è l’interesse di imprenditori del Nord che stanno cominciando a investire nelle attività della rete. Siamo davanti a un effetto Montmartre? “E’ ancora presto”, dice Adelina Pezzillo, giovane storica dell’arte, guida regionale e socia della cooperativa La Paranza. “Qui si è investito sul capitale umano, stiamo provando ad appassionare tutti gli abitanti al culto della bellezza”, dice mentre accompagna un gruppo di turisti a visitare le catacombe di San Gaudioso.

Per lei il modello nasce dal basso attraverso il coinvolgimento di tutti: “E’ una grande macchina che sta cambiando le persone e sta abbattendo le barriere mentali in un rione”. Lo conferma anche Vittorio Genovese, 42 anni, delegato della Rete dei Commercianti: “Da 23 anni gestisco una tabaccheria: ho visto decine di giovani crescere, morire, andare in carcere. La soluzione contro la criminalità non è il presidio armato, ma l’educazione. Serviva un salto culturale, qualcuno che lasciasse un segno”.

Don Alfredo Loffredo
Il motore primo di questo sogno ha un nome: don Antonio Loffredo. Arrivato nel 2001 in un quartiere depresso, ha dato il via a una piccola rivoluzione. Dieci anni fa dall’incontro con l’imprenditore Ernesto Albanese è nata l’associazione L’Altra Napoli onlus, input per la crescita di altre iniziative. “Abbiamo cominciato con la riqualificazione del Chiostro della basilica della Sanità e del Giardino degli Aranci e non ci siamo più fermati - dice il segretario generale Manuela Marani -. Oggi lavoriamo a Bridge to Employment, un programma di accompagnamento verso il mondo del lavoro, rivolto ai ragazzi delle scuole superiori”.

Il “rabdomante degli ultimi” è il filo rosso che collega quasi tutte le iniziative sorte fino a oggi. Ma di miracoli non vuole sentire parlare: “Quelli li fa solo Dio. Questo è un quartiere difficile. La cosa interessante è che è giunta una risposta da gente da cui non ti aspetti una riscossa. Quando sono arrivato qui ho preso degli adolescenti, li ho capiti e ora sono felice per loro”. Nella sagrestia della Chiesa della Sanità è un viavai di mamme con bambini che vengono a fare il doposcuola. Don Antonio le guarda compiaciuto. “La rete del no profit è virale, pervasiva. Durante i primi incontri ho visto i volti di questi ragazzi che si contavano. Anche la camorra gli faceva meno paura. Dicevano: ‘Se vogliono farci qualcosa non possono, siamo troppi’”.

Chi ha scommesso come don Antonio è partito dai più giovani. Il Nuovo Teatro Sanità, una piccola struttura diretta da Mario Gelardi, accoglie una decina di ragazzi tra i 14 e i 17 anni che si occupano della gestione e della parte artistica. “Questa è una residenza teatrale oltre che un luogo di aggregazione" dice "l’80 per cento dei miei ragazzi non va a scuola. C’è chi fa il fruttivendolo: come posso chiedergli una retta per fare un laboratorio? Eppure i corsi di formazione hanno successo. E i miei colleghi lavorano anche gratis per loro. Abbiamo un forte livello di credibilità tra la gente. Raccontiamo l’esistenza della possibilità di un altro modo di vivere”.

Lo stesso entusiasmo si respira negli spazi della chiesa di San Severo. Tra le sue mura è nata l’Apogeo Records, un’etichetta discografica diretta da Andrea De Rosa. Il cantautore e avvocato trentunenne presiede una cooperativa. “Il progetto – racconta – nasce tre anni fa da un corso di formazione per diventare fonici ideato dall’associazione L’Altra Napoli. Per la prima volta è stata aperta una finestra sulla musica nella Sanità. Vogliamo rompere l’isolamento geografico del quartiere. Siamo una casa discografica ‘sociale’, seguiamo una politica dei costi contenuti”.

Sei gli album pubblicati fino a oggi, l’ultimo è una compilation che contiene un brano, “Luce”, interpretato da dodici ragazzini, arruolati grazie a un percorso didattico. “Giocavano tutti i giorni a pallone fuori la chiesa – ricorda De Rosa -. Li abbiamo invitati a raccontare in musica il loro quartiere”. Francesco, Vincenzo, Luigi e gli altri sono stati conquistati dal fascino della musica come i piccoli orchestrali del Sanitansemble, l’orchestra di 46 ragazzi tra i 5 e i 18 anni, nata seguendo l’esempio del Sistema Abreu.

“Oggi sta nascendo una nuova classe – dice il presidente dell’associazione Antonio Lucidi -. Abbiamo fatto le selezioni e 48 bambini tra i 6 e i 9 anni stanno imparando a suonare. La nostra idea non è quella di creare nuovi Paganini, ma buoni cittadini”. Manager e vice presidente della Fondazione, Lucidi racconta il modello a modo suo: “Questo movimento ha dato lavoro a circa 300 persone. Tutti con un contratto, qui è tutto legale. La Fondazione è una holding di cooordinamento delle attività all’interno della Sanità. Abbiamo riunito due anime, Cooperazione San Gennaro che raccoglie le associazioni no profit e la Rete dei Commercianti. Vogliamo creare un polo imprenditoriale vocato al profitto nel senso buono del termine”.

“Abbiamo innestato un volano economico che possa finanziare cose nuove" dice il presidente Pasquale Calemme "Oggi guardiamo anche alla cultura digitale. Uno degli ultimi risultati è ‘Smart Rione’, un blog che racconta il quartiere on line finanziato dal Pon ‘Ricerca & Competitività’ 2007-2013 per le Regioni. Ci siamo rimboccati le mani partendo dai bambini e dal patrimonio culturale”.

C’è chi da due anni studia questo tipo di organizzazione. E’ Pascale Froment, docente di geografia urbana dell’università di Aix En Provence, che a Napoli sta dedicando un libro. “Il modello è uno specchio – dice -. Così sta rinascendo l’orgoglio di appartenenza al territorio”. Il direttore generale della fondazione Mario Cappella parla di “modello di contaminazione. Qui il turista non è un intruso”. Fare turismo al Rione Sanità è il sogno che ha accompagnato i soci della Paranza, cooperativa che dal 2006 lavora al rilancio dei siti catacombali. “Sembrava un’utopia” dice il presidente Giuseppe Maraviglia, 40 anni, il più anziano di un gruppo di under 30. “Invece – continua - mancava solo la visione. Oggi la squadra comprende 15 persone che lavorano con contratti a tempo indeterminato. Abbiamo dato vita a uno spin off, l’Officina dei talenti che si occupa di manutenzione, gestiamo il bed & breakfast La Casa del Monacone”. “Ognuno di noi è responsabile ed è imprenditore di se stesso”, gli fa eco Vincenzo Porzio.

Un luogo dove si investe sui bambini, un altro porto di luce, è la Casa dei Cristallini, centro ricreativo presieduto da Walter Medolla. E’ attivo da oltre 13 anni, ospita 20 bambini e funziona tutti i pomeriggi grazie a 3 operatori. Uno di loro, Marco Badolati, 19 anni, ha frequentato la struttura da bambino e oggi vi lavora con una borsa di studio. “Qui c’è una forte mobilitazione, si è un po’ in prima linea – dice -. Il mio sogno è indossare una divisa. Molti non capiscono che le forze dell’ordine servono ad aiutare. Io vorrei dare un esempio”. Sorride. In un quartiere dove per anni carabinieri e poliziotti sono stati considerati “sbirri” e nemici mortali è un segno forte. Fortissimo. E profuma di speranza.

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