Una bambina di dieci anni tenuta lontana dalla madre e dalla scuola. Costretta dal padre a vivere con lui nonostante una sentenza del tribunale di Roma ordini l'affidamento alla donna. Non è una famiglia disagiata, anzi, tutto ciò accade fra il lusso delle ville di Roma. E non solo, la minorenne è nipote di una delle persone più ricche d'Italia, che è anche parlamentare del centrodestra. Il papà della piccola è ricco e gira con auto di lusso.
Un atteggiamento che ha provocato anche la reazione della direzione della scuola. L'istituto infatti ha ritenuto l'alunna, a causa delle assenze, non più idonea per la classe successiva. Fatti e irregolarità che la madre della bambina ha denunciato più volte, senza però ottenere risposte da chi avrebbe dovuto tutelarla. Un silenzio che l'ha spinta a rivolgersi con un esposto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro della Giustizia, Andrea Orlando e al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, per chiedere il rispetto dei diritti della bambina, ma soprattutto per riaverla a casa.
La donna vuole sapere che fine hanno fatto le sue denunce per la sottrazione della minorenne. Ma non solo, perché in ballo c'è anche l'obbligo scolastico. La bambina, secondo quanto denunciato dalla donna, starebbe vivendo un incubo.Il tribunale dei minorenni la aveva affidata alla mamma. Ma il papà l'ha portata via e rinchiusa in una villa protetta notte e giorno dalle guardie del corpo.
Nel 2011 il giudice del tribunale civile della Capitale dichiarava la separazione tra i coniugi. Il marito avrebbe dovuto provvedere al mantenimento della famiglia, i figli sono rimasti con la madre e il padre poteva vederli solo nei giorni stabiliti dal giudice. Ma il discendente del milionario-parlamentare «in totale spregio» delle regole stabilite dal tribunale ha iniziato a non rispettarle. E l'ultima volta che è andato a prendere la figlia non l'ha più riportata a casa.
Da novembre scorso l'uomo ha con sé la minorenne, e non permette alla donna di vederla e di sentirla. A questo si aggiunge, secondo la denuncia presentata, che da allora non la accompagna più a scuola (tranne in qualche rara eccezione) tanto che avrebbe pure disattivato il cellulare della bambina così da tagliare anche ogni possibilità di contatto con la madre. Lo scorso febbraio la scuola ha dunque dichiarato la ragazza non idonea alla classe successiva. E anche questo è stato denunciato ai magistrati.
Ma la procura di Roma, secondo la donna, non avrebbe dato alcun seguito ai suoi esposti. «La minore continua a vivere dal padre e non va a scuola». E non è servito a nulla il ricorso presentato al tribunale civile per ottenere un provvedimento d'urgenza che assicurasse alla bambina di ritornare con la madre e a scuola. «L'unica cosa che si è ottenuto da parte del magistrato - si legge nell'esposto - è la comparizione in aula della minore per il prossimo mese».
A oggi, dunque, alla madre è vietato vedere e sentire sua figlia. Il divieto non viene da una legge, non da un ordinanza, ma dal marito che non versa neppure gli alimenti che spettano all'ex moglie e agli altri figli. Forte della posizione e del suo potere economico il figlio del politico imprenditore avrebbe utilizzato, secondo la donna, anche metodi poco ortodossi. Non avrebbe esitato infatti a «impiegare il lampeggiante blu sul tetto dell'autovettura utilizzata e di guardie del corpo, una delle quali armata. Arma che ha mostrato alla madre precisando al contempo di essere un pubblico ufficiale. Così attrezzati andavano anche a prelevare la figlia davanti a scuola. Troppe volte sono piombati in casa, così bardati, per mettere in atto continue prepotenze e ogni qualvolta la donna preannunciava di rivolgersi all'autorità giudiziaria a propria tutela, l'ex marito millantava conoscenze altolocate ribandendo la sua posizione di potere e forza economica e sociale».
E come se non bastasse il 24 febbraio è arrivato anche l'ordine di sfratto per la moglie e gli altri figli dall'appartamento in cui vivevano e che è intestato alla holding del milionario. Una situazione insostenibile, denunciano i legali della donna. Resa ancor più insopportabile dall'assenza delle istituzioni a cui si è rivolta la madre.