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Attualità
maggio, 2015

Capaci 23 maggio 1992: in marcia coi ragazzi per non dimenticare

Per ricordare la strage in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, L'Espresso sarà in viaggio con i giovani di "Crescere al sud". Da Palermo a Roma

L'edizione speciale del Tg1 aveva interrotto le trasmissioni del pomeriggio per annunciare l'attentato sull'autostrada Trapani-Palermo all'altezza dello svincolo di Capaci. Le prime immagini trasmesse erano confuse, le notizie arrivavano con il contagocce, l'unica certezza era l'identità delle vittime: il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinato e Rocco Dicillo.

La sfida dei Corleonesi allo Stato, iniziata con l'omicidio di Salvo Lima, stava salendo di intensità. Ora i mafiosi di Totò Riina puntavano ai nemici, onesti servitori delle istituzioni. L'attentato oltre alle vittime lasciò un senso di sconfitta collettiva. Le immagini dell'autostrada sventrata dal tritolo segnavano insieme a Tangentopoli la fine della prima Repubblica. Il pool antimafia di Palermo e quello di Mani Pulite, mille e passa chilometri di distanza e la stessa determinazione contro il malaffare, avevano messo le mani nel ventre più marcio della nazione. L'offensiva criminale non si fece attendere.

Dal 23 maggio 1992 è trascorso molto tempo. Sono passati 23 anni in cui è accaduto di tutto. Altre bombe, altre violenze, la corruzione che ha cambiato forma ma continua a regolare alcuni ambiti della vita pubblica e le mafie che al Nord hanno conquistato sempre più spazi nell'economia e hanno costruito reti di consenso straordinario. La situazione invece che migliorare è degenerata. Eppure c'è stato un momento in quei giorni tra la primavera e l'estate del 1992 in cui le piazze erano affollate di giovani determinati a cambiare le cose o quantomeno determinati a riaffermare il primato della parola sul silenzio colpevole e complice.

La Sicilia da terra di mafia divenne nota in tutto il mondo per l'antimafia. Gli anticorpi si erano finalmente formati e in molti si erano illusi di trovarsi di fronte a una svolta storica. Quell'esperienza di ribellione al sistema è stata fonte di ispirazione per i futuri movimenti antimafia, ma i più ancora oggi la ignorano. Come se non fosse mai avvenuta. Così vive nei ricordi di pochi.

E i giovani, i ragazzi, gli studenti, cosa ricordano del giudice che istruì il maxi processo a Cosa nostra? Che valore ha per loro la figura di questo magistrato ucciso solo per aver fatto il suo lavoro?  “L'Espresso” lo chiederà ad alcuni di loro che a Catania ricorderanno la strage marciando per cinque chilometri, dalla bellissima piazza Duomo al quartiere ghetto di Librino.

È la seconda tappa del viaggio di un gruppo di 60 adolescenti di 4 regioni del sud, dai 16 ai 21 anni, protagonisti del viaggio in pullman di Crescere al Sud – la rete di 80 organizzazioni impegnate nella promozione e tutela dei diritti dei minori nel Mezzogiorno, promossa da Save the Children e Fondazione con il Sud. Dopo Catania, il pullman si fermerà nella Locride, a Cosenza, a Taranto, a Bari e a Napoli per arrivare a Roma il 28 maggio, dove porteranno alle Istituzioni le richieste e le proposte raccolte incontrando i loro coetanei nei luoghi simbolo dell’abbandono.

Perché Crescere al sud e costruire lì il proprio futuro è un percorso a ostacoli. Gli under 18 in povertà assoluta sono quasi raddoppiati, 19,1% contro il 10,9% del 2011, la dispersione scolastica riguarda il 21,4% dei minori (il doppio rispetto all’obiettivo europeo del 10%) e i giovani “NEET” (Not in Education Employment Training) sono più di un terzo del totale (35,8% contro il 26,2% nazionale), mentre sul fronte della legalità negli ultimi cinque anni sono ben 420 i comuni sciolti per mafia, come evidenziato dall’Atlante dell’Infanzia (a rischio) di Save the Children.

Saranno proprio i figli di questo disagio diffuso, i giovani viaggiatori di Crescere al Sud, a testimoniare tappa dopo tappa le criticità e le emergenze dei loro territori. Lo scopo del viaggio è raccontare le diverse problematiche che segnano la condizione di chi nasce e cresce nel sud Italia, denunciare la mancanza di opportunità e servizi, ma anche raccogliere e dare voce alle aspirazioni, proposte e passioni dei ragazzi e delle ragazze che vogliono essere protagonisti della propria vita.

Prima tappa dunque nel ricordo di Giovanni Falcone, che da ragazzino giocava a pallone per le strade della Kalsa, uno dei quartieri dove le cosche arruolano manovalanza in abbondanza. Anche il giudice Paolo Borsellino, ucciso due mesi dopo Falcone, era originario della Kalsa. Uno dei suoi scritti contiene una riflessione amara ancora attuale per gli adolescenti del Sud: «Per anni ho pensato quanto fosse impalpabile, in quel quartiere, il confine che ci separava dalla mafia. Come tanti altri ragazzi che abitano alla Magione avrei potuto imboccare la strada di contrabbandiere, di uomo d' onore, anziché quella di magistrato».

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