Il viaggio dei ragazzi di Crescere al Sud fa tappa a San Giovanni Teduccio a Napoli, un rione nelle mani dei clan. Dove è nata una struttura che ha qualcosa di magico e rivoluzionario

San Giovanni a Teduccio era un quartiere operaio, roccaforte del Pci napoletano. Qui c'erano gli stabilimenti della Cirio e molte altre industrie. La crisi e la delocalizzazione hanno catapultato il rione nelle mani della camorra che ha utilizzato la disoccupazione e l'esclusione sociale a suo vantaggio. In pochi anni queste vie a ridosso degli hub portuali stipati di container con le sigle cinesi si sono trasformate in un mercato della manovalanza per i clan.

Dispersione scolastica, povertà, violenza, hanno ridotto il quartiere un ghetto da cui tanti ragazzini non sono mai usciti. Ristretti in quei confini per paura, perché il confronto con il salotto della città frequentato dalla borghesia li mette in imbarazzo. La vergogna ha prodotto esclusione sociale. La solitudine, l'isolamento, ha reso facile preda questi giovanissimi dei capi bastone locali. La malavita assume, purtroppo, più dello Stato e delle imprese private. E mentre i negozi storici chiudono strozzati da luccicanti e grandi centri commerciali, la camorra, il Sistema, contrattualizza vedette, spacciatori, killer. Questo è un destino che pesa su molti adolescenti di San Giovanni.

Alcuni non hanno scampo, altri invece hanno trovato l'alternativa. Un oasi nel deserto di miserie e macerie sociali. È una struttura, l'Oasi, che ha qualcosa di magico e rivoluzionario. La gestisce da 30 anni Carmela Manco, una signora che è diventata la mamma dei 'uaglioncelli' del rione.
[[ge:rep-locali:espresso:285570691]]
L'Oasi è stata realizzata in un capannone abbandonato dalla Cirio. La struttura è fatta di solo materiale riciclato: le pareti sono in legno ricavato dalle pedane sulle quali vengono impilate le cassette di frutta, i lampadari sono rami da cui pendono lampadine gialle, blu e verdi. In fondo al grande capannone c'è una porta da cui si accede al cortile e poi alla palestra popolare: 30 euro al mese, per chi può, per gli altri è gratis. Utopia che ha trovato gambe solide per trasformasi in realtà.

L'Oasi è stato il punto di arrivo della sesta tappa di Crescere al Sud, il pullman di 60 ragazzi partiti da Palermo e che hanno attraversato il Mezzogiorno sostando nei quartieri delle città dove il futuro dei giovani è messo a rischio da problemi di vario genere: mafia, violenza, disoccupazione record, assenza di centri aggregativi, scuole inagibili, dispersione scolastica, lavoro minorile, inquinamento.

Un viaggio nelle ferite aperte del Sud che in qualche modo cerca di resistere. Di resistere con la musica, con l'integrazione dei migranti, con l'antimafia genuina, con la passione e l'amore per la propria terra.  

Il viaggio di questi ragazzi, molti provenienti dalle periferie di Palermo, Catania, Taranto, Bari, Napoli, si concluderà oggi a Roma. Entreranno a palazzo Chigi per incontrare la politica. Non andranno a mani vuote. Lungo tutto il tragitto hanno accumulato esperienze e proposte per migliorare le cose lì dove l'esistenza è davvero fragile. Diranno ai rappresentanti del governo che Crescere al Sud è possibile se solo chi governa si accorgerà dei loro bisogni e si offrirà di ristabilire lo stato di diritto in quelle zone del Paese dove vige la legge del più forte che ha sostituito ai diritti i privilegi.

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app