Attualità
7 maggio, 2015

Bill Emmott: "L'Europa in coma nella tempesta perfetta"

L'autore con Annalisa Piras del film The Great European Disaster Movie : "Assistiamo a una serie di crisi epocali verso le quali la Ue ha dimostrato una totale incapacità di reazione. Lo stesso errore commesso dall'Italia"

Dopo Girlfriend in a Coma, docu-film sul declino dell'Italia berlusconiana, Annalisa Piras e Bill Emmott allargano l'obiettivo per esplorare il grande disastro europeo. Il film, The Great European Disaster Movie, che incrocia i linguaggi del documentario con quelli della fiction, racconta un futuro prossimo, dove l'ideale dei padri fondatori della Ue è ormai solo un ricordo; un progetto miseramente fallito sotto la spinta dei movimenti indipendentisti e della rinascita dei nazionalismi. Annalisa Piras, ex corrispondente dell'Espresso e ex presidente della London Foreign Press Association, e Bill Emmott, ex direttore dell'Economist e attuale presidente della London Library, hanno accettato di rispondere insieme ad alcune domande sulla loro idea di Europa e sul nuovo film che andrà in prima visione su Sky Cinema venerdì 8 maggio alle 21.
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C'è un legame tra l'Italia berlusconiana, tema del vostro primo docu-film, e l'attuale situazione europea?
“La continuità è nel nostro sguardo critico verso le derive populiste che crescono per  l’incapacità della politica di fornire soluzioni ai problemi reali dei cittadini”.

Quali differenze vedete tra l'Italia del ventennio berlusconiano e la politica nell'era di Matteo Renzi?
“L’Italia di Renzi ha più speranza. C’è più fiducia nella gente. Riteniamo che in molti siano convinti che Renzi persegua il bene comune e non solo il proprio interesse personale, e che voglia realmente cambiare il sistema. Ciò detto non sta riuscendo a fare le riforme con la rapidità necessaria. Per questo, solo quando si vedrà un reale cambiamento potremo eventualmente applaudirlo”.

In Europa crescono i movimenti populisti e xenofobi. L'idea di solidarietà, con cui era nata la Ue, sembra dimenticata, dalla Grecia all'Ucraina. Prevalgono gli interessi economici?
“In realtà prevalgano le visioni egoistiche nazionali e di breve termine. Se veramente prevalessero gli interessi economici della maggior parte degli europei la cooperazione dovrebbe rinforzarsi e non indebolirsi.
Dal miglioramento della governance dell’Eurozona, all’Unione Energetica, al completamento del mercato unico dei servizi passando per l’Europa digitale e gli investimenti nell’innovazione e la ricerca gran parte delle risposte che potrebbero salvare l’Europa da un inesorabile declino dovrebbero avvenire a livello europeo e non nazionale”.

Perché avete scelto come protagonisti del vostro film un adulto (l'attore britannico Angus Deayton) e una bambina di nove anni, entrambi passeggeri di un volo in difficoltà che non trova Paesi disposti a farlo atterrare?
“Il film rappresenta una nuova tappa nella esplorazione iniziata con Girlfriend in a Coma; il tentativo è di combinare i linguaggi del cinema e del giornalismo per raggiungere una maggiore partecipazione del pubblico alla riflessione su temi anche complessi di analisi sociale, politica e culturale. Nel caso di The Great European Disaster Movie la sfida era di semplificare le tematiche spesso complicate e astratte della attuale crisi dell’Ue e renderle più vicine e comprensibili ad un pubblico meno ristretto di quello che di solito segue l’Europa. La scelta di un archeologo inglese un po' trombone, Charles Granda, interpretato da Angus Deayton, grande attore satirico, è nata dal desiderio di trovare una chiave ironica per impartire una lezione un po’ surreale su quel che potrebbe succedere se l’Ue veramente implodesse nei prossimi decenni. Le domande disarmanti della bambina Jane Monnetti aiutano ad evidenziare il non-sense di molte delle politiche attuali. La metafora dell’aereo che non riesce ad atterrare nel cielo di un'Europa tornata ad essere litigiosa vorrebbe evocare il senso di mancanza di direzione, smarrimento e impotenza che molti cittadini europei sentono dall’inizio della crisi dell’eurozona sette anni fa”.
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Senza la Ue che Europa vi siete immaginati?
“L’Europa del 'grande disastro' del futuro assomiglia molto all’Europa del nostro passato. La condizione naturale del nostro continente è stata per secoli fratricida. Ma nel futuro le tensioni potrebbero prendere altre forme, molto velocemente, e il ritorno alla litigiosità del passato potrebbe aggravare la nostra vulnerabilità alle molte tempeste che si preannunciano. Quando abbiamo iniziato a lavorare al film, due anni fa, avevamo cercato di immaginare uno scenario apocalittico di fantapolitica in un futuro non lontano; ma, strada facendo, è stato molto inquietante assistere a come gli eventi europei stiano accelerando nella direzione di alcune delle crisi immaginarie del film, in particolare la possibile uscita della Gran Bretagna o della Grecia dall’Ue o il trionfo dei populismi nazionalisti. Un'altra delle catastrofi immaginarie secondo noi è la possibile fine della libertà di movimento tra paesi Ue, sotto la pressione della crescente xenofobia, e anche questa ipotesi sta pericolosamente diventando meno remota di quanto sembrasse solo due anni fa”.

Come siamo arrivati a questo punto?
“Nel film uno degli intervistati, lo scrittore olandese Geert Mak, la definisce la 'tempesta perfetta'. Assistiamo alla convergenza di una serie di crisi epocali verso le quali l’Europa ha dimostrato una quasi totale incapacità di reazione. L’errore grave è lo stesso che ha commesso l’Italia. Per più di venti anni gli europei hanno ostinamente rifiutato di fare i conti con i cambiamenti e la modernità. Si sono concentrati sulla costruzione di inutili mura intorno agli interessi consolidati e alle rivendicazioni del passato. Hanno perso tempo e ora si trovano vulnerabili e indifesi mentre sta arrivando la tempesta perfetta”.

Pensate  che la crescita dei nazionalismi sia solo la conseguenza della crisi economica che ormai imperversa da sette anni?
“La crisi economica è un catalizzatore. Ma alla base ci sono secondo noi delle formidabili pressioni globali, economiche e demografiche che stanno cambiando molto rapidamente i paradigmi ai quali ci eravamo assuefatti. La lentezza a reagire a questi cambiamenti non fa che aggravare la situazione e in alcuni casi ha già innescato una involuzione. I partiti politici tradizionali stanno perdendo terreno dovunque e spesso i cosiddetti nuovi movimenti di protesta intercettano consensi con risposte semplicistiche e viscerali, ma senza essere in grado di proporre visioni di lungo termine e di ampio respiro per le grandi sfide del nostro tempo”.

Dove e perché si è infranto l'ideale europeo? 
“L’ideale europeo è stato colato a picco da una leadership Europea incapace di ergersi all’altezza del momento storico e proporre ai cittadini europei una visione comune e entusiasmante di come potremmo affrontare e superare le nostre sfide molto meglio insieme che divisi e in competizione”.

Qual è il ruolo della Germania in questo scenario?
“La Germania per ovvi motivi storici e per la sua attuale supremazia economica ha una responsabilità innegabile. Per questo spetta a lei proporre una nuova direzione al progetto di integrazione. Nel film proponiamo l’idea di un nuovo piano Merkel, ispirato al piano Marshall americano che nel dopoguerra rimise in piede l’Europa devastata dal conflitto. Dovrebbe essere un programma collettivo di investimenti pubblici, corredati da liberalizzazioni a livello comunitario e una qualche forma di sostituzione del debito dell’eurozona con eurobond comunitari. Se l’Europa tornasse ad essere sinonimo di prosperità e stabilità si potrebbe ridare energia al sostegno popolare che al momento sembra inevitabilmente condannato a continuare a diminuire”.
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Perché l'Europa non riesce ad affrontare con regole condivise il fenomeno dell'immigrazione?
“Perché è più facile cavalcare la xenofobia e la paura del diverso che spiegare perché abbiamo bisogno dell’immigrazione e perché una soluzione a livello europeo potrebbe essere molto più efficace che 28 politiche distinte. Il problema dell’immigrazione di massa dal sud è una questione che non può essere lasciata agli stati che si trovano in prima linea, come la tragedia dei naufraghi del mediterraneo continua a dimostrare”.

Quali sono le sfide che minano la sopravvivenza della Ue?
“L’Ue non potrà sopravvivere senza il consenso dei suoi cittadini. Al momento esiste il rischio che l’uscita della Grecia e forse della Gran Bretagna potrebbero destabilizzare l’Ue e innescare una reazione a catena incontrollabile. E’ urgente aumentare la consapevolezza generale sulla necessità di profonde riforme per non farsi trovare impreparati ad un possibile grande disastro europeo”.

Annalisa Piras e Bill Emmott  sono rispettivamente regista, autrice  e produttrice e produttore esecutivo del “ The Great European Disaster Movie” in onda su Sky Cinema l’8 maggio alle 21 in prima visione e alle 21.10 di sabato 9 maggio su Sky tg 24, canale 27 del digitale terrestre

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