Cosa sta facendo il governo per superare le tensioni di Ventimiglia, delle stazioni italiane, dei migranti sugli scogli? E come stanno procedendo le trattative con Francia e Germania, e con l’Austria. Angelino Alfano, intervenendo alla Camera si è mostrato contento: «Abbiamo un protagonismo che non abbiamo mai avuto», ha detto il ministro a nome del governo, forte delle dichiarazioni che arrivano in contemporanea dal bilaterale tra Matteo Renzi e David Cameron, all’Expo. «Ci rendiamo conto assolutamente», ha detto il primo ministro britannico, che il problema dell'immigrazione è, «una cosa su cui dobbiamo lavorare tutti insieme a livello europeo».
Per Alfano è andata dunque bene la riunione dei ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, convocata dal commissario dell'Unione europea responsabile per le politiche migratorie, Dimitris Avramopoulos. Dice, Alfano, «che la partita si chiuderà con l’incontro dei capi di Stato e di governo» - che sarà il 25 giugno - ma che intanto «abbiamo ottenuto tempi certi: entro luglio chiuderemo la partita dell’agenda Junker». Per Alfano è vicino il superamento degli accordi di Dublino: «Si comincia a rompere il muro, con le riallocazioni, il cui numero ancora non ci soddisfa, ma che rappresenta un primo passo».
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«Ieri», vanta Alfano, «ci hanno riconosciuto che il regolamento è superato perché figlio di un altro tempo». Il regolamento di Dublino - ricordiamo - è quello che obbliga il richiedente asilo a fermarsi nel Paese in cui viene identificato. È quello che infrangono i migranti che fuggono da un Cara (dove in attesa dello status di rifugiati politici o umanitari devono attendere mesi) o da un Cie, nel tentativo di raggiungere altri Paesi europei. È quello che per la Francia ignora l’Italia, quando fa passare i migranti senza identificarli.
L’Italia è dunque protagonista. «E allora perché», chiedevano però gli interroganti, Renato Brunetta, Laura Ravetto e Sandro Biasotti, «questi fantomatici hotspot saranno ancora in Italia»? Per Alfano anche quella è una vittoria: «I rimpatri sono la chiave di volta, se dobbiamo distinguere tra chi ha diritto alla protezione umanitaria e i migranti economici, è indispensabile che sia l’Europa protagonista della definizioni di accordi con i Paesi di orgine e che gli hotspot debbano essere dei centri su cui interviene, anche finanziariamente, l’Europa».
Cosa ci sarà di diverso, rispetto ai Cie, non è però ancora chiaro. Come si risolveranno le tensioni con i presidente delle Regioni neanche (il neoeletto Luca Zaia proprio oggi ha detto: «La nostra posizione resta un no assoluto ad altri arrivi, e siamo indisponibili anche verso creazione di un hub regionale». Così come non è chiaro - perché Alfano non ha risposto ad apposita domanda - in cosa consista il minacciato «piano B» del Governo. È - come si scrive - concedere a tutti lo status, così da aggirare Dublino? Anche Matteo Renzi, intervistato da Bruno Vespa, non ha dato dettagli. È una minaccia a sorpresa.
Non ha avuto nulla da dire, il ministro, anche sull’operato di Federica Mogherini. L’interrogazione presentata dai forzisti chiedeva anche conto dell’«incomprensibile silenzio dell'Alto rappresentante Federica Mogherini, che, pur non essendo diretta titolare di una delega alle politiche migratorie, è comunque responsabile degli affari esteri e della politica di sicurezza dell'Unione europea». Angelino Alfano non raccoglie la provocazione, e, stringato, si ferma «all’inedito protagonismo». Piccata è la replica del deputato Sandro Biasotti: «Il governo si conferma tosto e duro solo nei talkshow, quando se la prende con sindaci già abbacchiati. La Mogherini ha dimostrato la sua inadeguatezza, la Francia ha chiuso le frontiere a Ventimiglia, ed è da due anni che Germania e Austria hanno chiuso le frontiere al Brennero».
Insoddisfatte, le opposizioni, sono anche della risposta su Ventimiglia, che non c’è stata. «Sarebbe opportuno sapere perché il ministero dell'Interno nella mattina del 16 giugno 2015 abbia ordinato lo sgombero forzato e violento di decine di migranti dal piazzale antistante la frontiera», dicono i deputati di Sel, e l’ex Pd Luca Pastorino, che presentano un’altra interrogazione. Laura Ravetto si concentra più sulla violazione della convenzione di Schengen, quella che abolisce i controlli doganali sulle persone.
«Sarebbe interessante capire come e perché sono stati condotti gli sgomberi», dice Ravetto all’Espresso, «ma sarebbe anche interessante sapere se l’Italia sta premendo per una commissione che accerti se c’è stata o meno la violazione, che sarebbe un fatto molto grave». «Anche su questo Alfano non ci ha dato particolari risposte», continua Ravetto, «e spero non voglia dire che il governo si accontenta di quello che dice il ministro dell'interno francese, Bernard Cazeneuve, secondo cui loro non avrebbero violato Schengen perché non hanno chiuso le frontiere ma semplicemente attuato dei controlli, che è - al contrario - proprio quello che Schengen vieta. Io non so se, come loro ci accusano, l’Italia stia violando Dublino, ma quello che è certo è che - anche fosse - non si può immaginare di replicare violando un altro trattato, firmato da altri soggetti».