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Attualità
giugno, 2015

Roberto Maroni, l’ultima grana scoppia al ristorante

Nel rilancio del Gold, ristorante milanese dei vip, anche una delle collaboratrici del governatore

A dicembre 2014 lo chef palermitano Filippo La Mantia si è messo in testa di rilanciare uno dei ristoranti più lussuosi di Milano, il Gold di via Poerio, sfruttando la scia di business creata dall’Expo.
L’impresa era ardua. ?Il gigantesco ristorante (circa 500 coperti) realizzato dagli stilisti Dolce&Gabbana veniva da un tale flop che l’attività è stata ceduta per pochi soldi: per la precisione 3.604,59 euro, oltre a circa 500 mila euro di affitto annuo pagati alla proprietà, che è sempre ?di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, i due fondatori della maison di moda.

Nemmeno sei mesi ?dopo l’arrivo di La Mantia ?e un mese dopo l’inizio dell’esposizione universale, ?la scommessa è vinta. Il locale è diventato una meta della Milano che conta e bisogna prenotare con largo anticipo per trovare un tavolo libero. È merito della bravura dello chef che imparò ?a cucinare all’Ucciardone durante sette mesi di detenzione ingiusta subita ?nel corso delle indagini sull’omicidio del vicequestore Ninni Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia, una delle più feroci stragi di Cosa Nostra.

È merito anche delle entrature del socio forte di La Mantia, rimasto nell’ombra durante ?la fase di lancio del nuovo locale. Secondo quanto ?può rivelare “l’Espresso”, ?il partner di La Mantia è Gioacchino Gabbuti, manager pubblico romano con un lungo elenco di incarichi, dalla direzione dell’Ice (Istituto ?per il commercio estero), ?alla guida dell’Acquedotto pugliese, fino all’amministrazione dell’Atac, l’azienda dei trasporti della capitale, prima su chiamata ?di Walter Veltroni e poi su conferma di Gianni Alemanno.

È la prima avventura imprenditoriale a Milano ?di Gabbuti che a Roma ?è indagato per consulenze dell’Atac e che figura nella lista degli italiani con conti bancari a San Marino sulla quale, oltre alla procura romana, sta lavorando anche la magistratura del Titano. Molto più introdotta nell’ambiente milanese ?è la moglie di Gabbuti, Mara Carluccio. Ex dipendente dell’ufficio del personale Alitalia e sindacalista Fit-Cisl, Carluccio è una stretta collaboratrice di Roberto Maroni. Secondo la magistratura di Milano che ha appena concluso le indagini sul governatore lombardo, Maroni avrebbe fatto pressioni per procurare a Carluccio ?un contratto di consulenza ?da 29.500 euro annui con Eupolis, l’istituto superiore per la ricerca, la statistica ?e la formazione della Regione. Questo incarico “avente a oggetto il supporto tecnico-scientifico per l’individuazione delle condizioni di sicurezza adeguate inerenti Expo 2015” sarebbe stato tarato sulle esigenze fiscali della consulente. Carluccio ha ottenuto altri incarichi quando l’attuale governatore lombardo era ministro del Lavoro (2001-2005) e poi dell’Interno (2008-2011), anche grazie alla stima dell’allora capo della polizia, lo scomparso Antonio Manganelli che nel 2012 l’aveva indicata come esperta nel tavolo di lavoro congiunto con il garante per l’infanzia ?e l’adolescenza.

L’ultimo incarico è arrivato nell’aprile 2013, pochi giorni prima che Angelino Alfano diventasse ministro dell’Interno, ed è una collaborazione tecnica a titolo gratuito presso la direzione centrale della Criminalpol (osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori).

A favorire il contatto fra Dolce&Gabbana ?e La Mantia sarebbe stato un altro protagonista del cerchio magico del governatore, cioè Domenico Aiello, avvocato di Maroni e habitué del ristorante. Lo chef palermitano frequenta già da qualche tempo ?i fedelissimi di Bobo. Le cronache mondane di qualche anno fa lo danno fra i presenti al compleanno di Isabella Votino, portavoce di Maroni ministro dell’Interno, insieme a Gabbuti e a Paolo Berlusconi. Al tempo il festeggiamento si era tenuto da “Giannino”, il ristorante ?del generone berlusconiano. Vedremo se nel prossimo ottobre, mese di nascita di Votino, si completerà il passaggio di consegne ?con il Gold.

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