Pubblicità
Attualità
luglio, 2015

Terrorismo, arrestati due jihadisti a Brescia "Volevano colpire gli aerei della Nato"

Fermati nella notte un tunisino e un pakistano, vivevano regolarmente da anni nella cittadina lombarda. L'indagine partita dalle rivendicazioni pro Is sul web. Poi la Digos ha scoperto che gli estremisti volevano fare un attentato per poi partire per la guerra in Siria. Nel mirino l'aeroporto militare di Ghedi. Contatti con gli attentatori di Tunisi

Erano pronti ad andare a combattere in Siria con le milizie sanguinarie del cosiddetto "Stato islamico". E prima di partire volevano colpire l'Italia. La polizia li ha intercettati mentre sceglievano l'obiettivo: un aeroporto militare o una caserma dei carabinieri nella zona di Brescia.

La Digos di Milano ha arrestato questa notte due integralisti accusati di terrorismo internazionale. Sono due stranieri che vivono regolarmente da anni in Italia: un tunisino e un pakistano, che si sono conosciuti in provincia di Brescia, dove entrambi lavorano alle dipendenze di imprenditori lombardi. I due presunti terroristi non hanno niente a che fare con le migliaia di poveri migranti che arrivano in Italia dal mare per sfuggire alle guerre e alla fame. Loro, la guerra, la cercavano e la chiamavano santa: secondo l'accusa stavano organizzando da qualche mese il viaggio per il jihad ed erano ormai pronti ad arruolarsi nell'esercito di tagliagole del Califfato siriano-iracheno.

Schermata-2015-07-21-alle-23-58-40-png


La Procura di Milano ha deciso di anticipare gli arresti, per motivi eccezionali di urgenza, con un provvedimento di "fermo", che dovrà essere convalidato nelle prossime ore dal giudice delle indagini. L'urgenza è legata soprattutto a una serie di terrificanti intercettazioni da cui risulta che i due jihadisti, prima di raggiungere la Siria, pianificavano di eseguire un attentato in Italia. Secondo le prime informazioni, l'obiettivo principale era l'aeroporto militare di Ghedi, in provincia di Brescia, che è una base strategica dei cacciabombardieri della Nato. Viste le misure di sicurezza, i due jihadisti stavano studiando anche possibili bersagli alternativi, in particolare un'importante caserma dei carabinieri di Brescia. I due fermi sono stati decisi, per la prima volta in Italia, proprio per sventare una minaccia concreta di un attentato di matrice pan-islamista.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, era partita da un'indagine informatica in apparenza secondaria: la diffusione su Internet di una serie di foto delle maggiori città italiane con cartelli inneggianti allo "Stato islamico" (Is, detto anche Isis o Isil). Le immagini, pubblicate lo scorso aprile da "Site" (un centro di ricerche anti-terrorismo), mostrano luoghi simbolici come il Colosseo o piazza del Duomo a Milano: in primo piano c'è un foglio con scritte a penna, in arabo e in un italiano incerto, con proclami come "Isis è a Roma" o "siamo in vostre strade". Attraverso quelle foto gli esperti della Digos e della polizia postale sono risaliti al profilo informatico dell'utente tunisino: le sue intercettazioni hanno poi coinvolto l'amico pakistano e svelato i loro progetti di jihad terroristica.

Schermata-2015-07-22-alle-00-01-23-png


L'indagine milanese ha anche importanti connessioni internazionali: il jihadista tunisino, che è considerato il personaggio più pericoloso, risulta collegato con presunti complici dei terroristi che hanno organizzato le stragi di decine di turisti al museo di Tunisi e nella spiaggia di Soussa. I legami sono soltanto indiretti: il tunisino di Brescia non è accusato di essere coinvolto negli eccidi in patria, ma ha avuto inquietanti contatti con qualche sospettato per quegli attentati. All'improvviso, mentre stava già pianificando il viaggio dall'Italia verso la guerra in Siria, è partito lui stesso per la Tunisia con un volo di linea, tranquillamente, usando i suoi regolari documenti da insospettabile lavoratore bresciano. Poi è rientrato in Italia, sempre in aereo. Da questa notte è in carcere come il suo presunto compagno di jihad.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità