Diventare pianista. Per il diciassettenne Cristopher Joni, di Varese, sfondare ?nel mondo della musica non è un sogno, ma un obiettivo concreto. Ha programmato tutto. Terminati i due licei - la mattina frequenta quello di Scienze Umane e il pomeriggio il Civico Liceo Musicale - farà domanda al Conservatorio ?di Berlino. Fra un’esercitazione ?di pianoforte e una versione di latino, incastra anche le lezioni private di tedesco, indispensabili per il suo futuro.
«Era il sogno di papà, adesso è anche ?il mio», racconta. Cristopher è nato ?in Italia da genitori albanesi, fuggiti ?nel 1997 da una Tirana tormentata dal tracollo economico e dalle sparatorie. Ha una pagella invidiabile e suona ?un pianoforte regalatogli da un’amica di mamma: sicché ai suoi non pesa continuare a fare sacrifici per garantirgli gli studi. Del resto, quello che conta ?è assicurargli una vita più serena ?della loro. E lui ce la mette tutta.
Con la stessa grinta, una diciannovenne marocchina, trapiantata a Piacenza, si prepara a diventare un medico. Mentre a Napoli c’è un sedicenne russo con al collo una medaglia d’oro vinta alle italianissime olimpiadi di matematica.
Tutto questo succede mentre ?da Nord a Sud cominciano a suonare ?le campanelle del nuovo anno scolastico e non mancheranno le polemiche ?per i “troppi ragazzi stranieri” che affollano le classi e “rallentano ?il programma di studio”. Eppure spesso gli studenti immigrati (o figli di immigrati) sono una risorsa importante per il Paese. Perché la determinazione di Kristof non è un’eccezione, ma una regola.
«La migrazione è un progetto famigliare di riscatto e il miglioramento passa attraverso il successo dei figli. ?Se le prime generazioni che sbarcano ?in Italia si accontentano di vivere in situazioni disagiate, sono le seconde ?a fare il possibile per raggiungere quel benessere tanto voluto dai genitori. Ecco perché tanti di questi ragazzi ?sono degli eccellenti studenti», spiega Mariagrazia Santagati, professoressa ?di sociologia all’Università Cattolica ?di Milano e curatrice del rapporto 2015 “Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi” commissionato dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Ismu, Istituto per lo Studio della Multietnicità.
Il volume racconta tre novità. ?Per la prima volta, nell’anno scolastico ?2013-2014, gli studenti di seconda generazione hanno superato quelli immigrati in prima persona: questo significa una riduzione dei problemi nell’apprendimento della lingua italiana. Inoltre gli istituti professionali non sono più la prima scelta per gli studenti non italiani, che adesso s’iscrivono più numerosi agli istituti tecnici e ai licei. Infine, sempre più giovani di origine straniera si iscrivono anche all’università, contribuendo ad innalzare il livello medio di formazione della popolazione.
«Per i migranti la scuola è il primo canale di mobilità sociale e per questo ?i ragazzi di origine straniera si impegnano con una determinazione ?e una costanza superiore rispetto ai compagni italiani», conferma Santagati. La marcia in più è quella che a sette anni ha ingranato Hajar Nafidi, ?19 anni, catapultata da Casablanca ?a Piacenza. L’italiano l’ha imparato in fretta, non ha perso neppure un anno di scuola e lo scorso luglio si è diplomata al liceo scientifico di Cremona con il massimo dei voti. È stata la più brava dell’istituto e sa bene cosa siano le nottate in bianco sui libri. «Studio tanto perché è importante, perché mi serve. Da grande? Voglio fare il medico. Forse il cardiologo o il neurologo, Inshallah (se Dio vorrà)», dice lei che è islamica, indossa il velo ma si sente una ragazza come tutte le altre. «Quando ascolto ?le affermazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, io e i miei amici - che sono italiani - ci ridiamo sopra. Che fesserie!», spiega Hajar, ricordando quante volte ha aiutato i suoi italianissimi compagni a fare i compiti.
«Prima i bambini stranieri entrano nel percorso scolastico, più si riducono i ritardi e le bocciature. Col passare degli anni diminuisce il divario fra studenti italiani e non, al punto che abbiamo riscontrato anche delle inversioni di tendenza. Ad esempio, in un professionale del bresciano sono gli studenti extracomunitari a lamentarsi perché i compagni non sono interessati alle lezioni e impediscono alla classe ?di imparare», conferma Santagati.
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In base ai dati dell’indagine Ocse Pisa, che è un questionario rivolto ai ragazzi di 15 anni per la valutazione internazionale degli studenti, i nativi italiani dimostrano di avere uno status socio-economico e culturale più elevato dei loro compagni stranieri, ma questi ultimi primeggiano in quanto ?a motivazione: «Dalle interviste effettuate su un campione lombardo ?si capisce che le famiglie immigrate investono molto sui figli, credono nella scuola e pensano che il riscatto sociale parta proprio da lì. Ma molto dipende anche dal fatto che questi giovani, percependo lo svantaggio di partenza rispetto ai compagni italiani, sanno ?di doversi dare da fare per recuperare», spiega Paolo Barabanti, ricercatore ?che ha contribuito alla realizzazione del rapporto del ministero dell’Istruzione. Persino nei test Invalsi, le prove ?scritte che servono a valutare i livelli di apprendimento dell’italiano e della matematica in seconda e quinta elementare, ma anche in terza media ?e seconda superiore, si capisce che gli stranieri si applicano di più.
In particolare, Barabanti fa notare come al Sud gli scolari stranieri delle seconde elementari abbiano ottenuto un risultato migliore dei compagni italiani nella prova di matematica. Il diciottenne Sami Ghanmi, invece, l’italiano l’ha imparato fin dalla tenera età, «perché mamma è albanese e papà marocchino, quindi in casa ci si è sempre intesi in italiano». Eppure la lingua è la causa di uno dei più tristi ricordi della sua infanzia: «Ero in seconda elementare e un’insegnante è entrata in classe dicendo davanti a tutti che dovevo fare un corso di italiano per stranieri. Sono diventato rosso e ho gridato “Io sono italiano e lo parlo perfettamente”. Alla fine ho dovuto cedere, il corso l’ho fatto». Sami, ?oltre a studiare turismo ad Ascoli Piceno, è esponente del sindacato studentesco Rete degli Studenti Medi. Da un anno ha ottenuto la cittadinanza e dopo il diploma studierà Scienze diplomatiche internazionali a Gorizia, «l’Università più prestigiosa», ?la definisce lui.
Invece la matematica è la materia preferita di Nikita Deniskin, nato in Russia ma in Italia dall’età di tre anni. Fra qualche giorno comincerà la quarta al liceo scientifico Sbordone di Napoli ?e ha la media del nove. La settimana scorsa era a Pisa, insieme ad altri 70 piccoli geni dei numeri. Erano lì per ?una delle tre settimane di allenamento riservate a chi ha vinto le ultime Olimpiadi della Matematica. Nikita si è classificato decimo, mentre il suo amico Jacopo Guoyi Chen, che vive a Roma, ha il papà cinese e la mamma italiana, ?si è piazzato secondo. «Se mi sento italiano? A dire il vero ho ancora la cittadinanza russa. Diciamo che per ora mi sento cittadino del mondo», risponde Nikita sorridendo.