Vigilanza, accoglienza, documentazione. Al Colosseo e alle Terme di Caracalla, a Ostia Antica o al Foro Romano, a Palazzo Massimo come a Villa Quintili, se ne occuperanno dal 7 marzo anche 29 volontari del Servizio Civile, per un anno. È quanto prevede un bando pubblicato dal ministero dei Beni Culturali attraverso la soprintendenza di Roma, che ha chiesto una fetta dei 114 volontari previsti per il Giubileo per valorizzare i monumenti dentro un progetto chiamato “Archeologia in cammino”.
Pensare a giovani pagati 433 euro al mese che si occuperanno di funzioni per le quali avrebbero potuto essere chiamati i tanti laureati in storia o arte antica ed esperti disoccupati d'Italia, non è andata giù alle associazioni dei professionisti della cultura. «In un paese con il 45% di disoccupazione giovanile», ha detto Salvo Barrano, presidente dell'associazione nazionale archeologi: «Il volontariato rischia di entrare a gamba tesa sulle competenze, innescando una pericolosa concorrenza al ribasso sulla pelle del patrimonio culturale». E di chi ha studiato per costruire quelle competenze.
«Non avranno solo il compito di vigilare il patrimonio museale e archeologico e di svolgere funzioni di accoglienza», spiega infatti Leonardo Bison, portavoce della campagna che chiede la rimozione del bando: «ma saranno chiamati a collaborare nella "raccolta delle documentazione e delle informazioni sui beni presenti su territorio", nel "reperimento di fotografie attuali e storiche", nonché alla "creazione delle schede scientifiche con foto sulle caratteristiche storico-artistico-culturali dei beni presenti sul territorio", attività espressamente legate alla ricerca e ai servizi professionali».
«Riteniamo il bando grave per i suoi contenuti e molto pericoloso, in quanto rischia di sdoganare definitivamente, essendo un progetto del Ministero stesso, il lavoro gratuito o semi-gratuito di volontari in sostituzione di professionisti esperti e retribuiti», ribadisce Nadia Di Bella: «In un settore dove l’uso improprio del volontariato è già troppo diffuso a livello di enti locali e singole istituzioni». «Il tutto mentre 150 istruttori culturali e decine di archeologi, bibliotecari e storici dell'arte, vincitori del concorso bandito nel 2010 dal Comune di Roma, sono ancora in attesa di essere assunti, senza alcune garanzia sul loro futuro», aggiunge Alessandro Pintucci nel comunicato di protesta contro il bando.
Queste voci si sono raccolte nella campagna “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” che si batte perché storici dell'arte, critici, guide, archeologi e archivisti siano pagati il giusto per il loro lavoro. Roma è il caso chiave, ora, ma simili iniziative sbucano anche nei municipi: a Torino, per esempio, sono stati chiamati volontari per promuovere la città. «Siamo fermamente convinti che nel settore dei beni culturali sia possibile creare reali opportunità per la buona occupazione», conclude Barrano: «Con compensi adeguati e diritti pieni. Senza lavoro non c'è cultura, c'è solo fuffa».