“Antigone, 25 anni di storia italiana visti da dietro le sbarre” di Susanna Marietti e i disegni di Valerio Chiola. Tre racconti che attraversano altrettanti decenni della recente storia d'Italia

Voltaire affermava che “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”: proprio quello che fa l’associazione Antigone da 25 anni, facendosi promotrice di osservazioni e stimolo per una riforma del sistema carcerario italiano.

In un anniversario così importante, che segna anche il tempo dei bilanci, l’associazione decide di raccontarsi in una graphic novel, in uscita il 28 ottobre per la Round Robin Editrice “Antigone, 25 anni di storia italiana visti da dietro le sbarre” di Susanna Marietti e i disegni di Valerio Chiola.

Tre racconti che attraversano altrettanti decenni della recente storia d'Italia: il carcere emergenziale dei movimenti politici durante gli anni di piombo; il carcere delle stragi mafiose degli anni Novanta; il carcere dell'internamento di massa delle nuove povertà dei giorni nostri. Tre racconti che guidano il lettore in un Paese drammaticamente reale, che negli ultimi trent’anni ha vissuto di emergenze e che sul tema della sicurezza ha giocato molte campagne elettorali parlando alle paure della gente comune.

Tre storie che ripercorrono soprattutto percorsi umani all’interno dei penitenziari italiani, dove spesso come racconta Carlo Musumeci da 35 anni detenuto alla pena dell’ergastolo, “va a finire che ci si dimentica da dove vieni e chi sei. Forse perché è l’unica maniera per continuare a sopravvivere. Purtroppo però sopravvivere non è come vivere”.

Nomi eccellenti dell’associazione come Massimo Cacciari, Luigi Manconi, Rossana Rossanda, Stefano Rodotà, Luigi Ferrajoli (solo per citarne alcuni) hanno avviato in questi anni una riflessione sul sistema carcerario italiano anche nel mondo della politica e nei salotti culturali italiani. Proprio all’abolizione dell’ergastolo fu dedicato il primo convegno pubblico dell’associazione alla Camera dei deputati, quando la Presidente era Nilde Iotti.
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Nei contributi finali al fumetto è Stefano Anastasia, tra i fondatori dell’associazione e recentemente nominato Garante dei Detenuti, a ricordare i primi anni di una battaglia che è soprattutto politica “sul finire degli anni Novanta è oramai chiaro in che direzione va il rapporto tra politica e giustizia: se vi fu un uso politico della giustizia da parte della politica, alla ricerca di consensi sulla sicurezza dei cittadini, con la minaccia di legge e ordine contro ogni forma di devianza”.

Perché ad ogni emergenza sociale in Italia è corrisposta una norma sull’inasprimento delle pene. Fu così dopo le stragi di mafia quando fu introdotto il carcere duro, fu così per i pacchetti sicurezza e anche quando di fronte ad un flusso crescente di sbarchi venne introdotto il reato di clandestinità per la quale l’Europa ha bacchettato l’Italia più volte ed oggi il governo vorrebbe cancellare, superando le resistenze del Ministro Alfano.

Nella graphic novel si accenna alle violenze che i detenuti subiscono in carcere, alle forme di coercizione alle quali sono sottoposti. Giochi violenti che spesso finiscono nel sangue nelle mura fredde dello Stato.

Tortura. Ilaria Cucchi è quella che tira fuori questa parola quando nella postfazione non racconta tanto la storia di suo fratello Stefano, oramai nota, ma dell’approccio della sua famiglia a questo vocabolo. Gente normale che fino al 2009 considerava lo Stato una sicurezza e che anche in quell’occasione aveva certezza che Stefano nelle mani delle Forze dell’Ordine non avrebbe avuto nulla da temere. La storia è andata in maniera diversa, nonostante le perizie che continuano a raccontare un’altra verità, molto più blanda e assolutoria.

Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Giulio Regeni sono solo alcune delle morti sospette che hanno interessato le cronache negli ultimi anni, ma ce ne sono molte altre che rimangono taciute. Anche questa volta l’Europa, che non si occupa solo dei nostri conti pubblici, ci ricorda che in Italia manca il reato di tortura.

Diritti
Legge sulla tortura, avanti con un altro rinvio
19/7/2016
Al Senato basterebbe mezza giornata per votare la legge che si è arenata nell’aula di Palazzo Madama lo scorso 16 luglio per le resistenze di Forza Italia e di Carlo Giovanardi. “Fino al referendum del 4 dicembre rimane argomento tabù e poi con l’inizio della sessione di bilancio… chissà” confida un senatore del PD. Tuttavia l’attuale testo in terza lettura al Senato non convince neppure Luigi Manconi che come socio fondatore di Antigone e Presidente della Commissione diritti umani porta avanti le sue battaglie. Ha più volte dichiarato che l’impianto della legge in discussione non lo convince perché la tortura non si può derubricare ad un reato comune, anziché come un reato proprio del pubblico ufficiale per i quali viene prevista una semplice aggravante. Inoltre una legge che vada in questo senso si pone in contrasto con la Convenzione adottata dalle Nazioni Unite nel 1984 e ratificata dall’Italia quattro anni più tardi. Ma oramai anche Antigone è d’accordo che una legge anche imperfetta, farebbe fare al nostro Paese un importante passo avanti per il rispetto dei diritti umani. Sono solo sette articoli e non c’è più tempo da attendere.

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