«Solidi rapporti tra 'ndrangheta e politica». Al Nord come al Sud. Da Reggio Calabria a Milano, da Crotone a Reggio Emilia. La camorra dei giovanissimi, invece, spara e uccide nei vicoli di Napoli per conquistare il centro storico e rottamare i vecchi clan. C'è poi Cosa nostra in Sicilia, alla continua ricerca di un nuovo equilibrio e di una nuova forma di autogoverno.
Nell'ultima relazione della procura nazionale antimafia guidata da Franco Roberti c'è lo stato di salute del crimine organizzato italiano.
«Lo stato della 'ndrangheta sul territorio nazionale non differisce purtroppo, nel 2015, dai consolidati assetti raggiunti negli anno precedenti» si legge nel documento. La mafia calabrese, quindi, resta la più pericolosa, nonostante i quindici nuovi pentimenti, i nuovi testimoni che hanno deciso di denunciare i boss reggini e le numerose indagini che hanno messo in difficoltà le cosche.
Questa reazione collettiva ha riavvicinato i cittadini alle istituzioni e ha fatto crollare in parte il mito dell'invicibilità della 'ndrangheta, «il cui modello culturale è stato messo in forte crisi» favorendo così ulteriori pentimenti. Tra questi si contano anche altre donne interne che hanno seguito l'esempio delle più note Giuseppina Pesce e Maria Concetta Cacciola, le rosarnesi che per prime si sono ribellate ai codici mafiosi della piana di Gioia Tauro. La Pesce vive tuttora in località protetta. La storia della Cacciola, invece, si è conclusa in maniera drammatica: indotta al suicidio dai suoi familiari. Sul tavolo dei magistrati ci sono attualmente i verbali delle collaboratrici Giuseppina Multari, Simona Napoli e, ultima in ordine di tempo, Annina Lo Bianco, 34 anni, anche lei della piana di Gioia Tauro.
Per comprendere il potere economico della multinazionale del crimine calabrese, i magistrati della procura nazionale indicano una cifra: oltre mezzo miliardo sequestrato alla 'ndrangheta, dal primo luglio 2014 al 30 giugno 2015. Un dato che si riferisce alla sola procura di Reggio Calabria, al quale si devono aggiungere i sequestri ottenuti in Emilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Lazio. Se poi si sommano i due miliardi sequestrati nell'operazione Gambling lo scorso luglio, superiamo abbondantemente i tre miliardi di euro, tra immobili, società, imprese, automobili, conti bancari, polizze, assicurazioni, trust e svariate altre cose.
La solidità della 'ndrangheta, si legge nella relazione, è dimostrata dalle recenti conferme investigative e giudiziarie che hanno confermato il profondo radicamento delle cellule calabresi nel Nord del Paese, in particolare in Lombardia e Emilia Romagna.
La procura nazionale segnala «la forte e attuale operatività delle cosche calabresi in tutti gli ambiti sia criminali (traffico di droga, armi ed estorsioni) sia per quanto riguarda l'inquinamento dell'economia legale: dagli appalti pubblici alle attività imprenditoriali, dal commercio al settore dei giochi, soprattutto online. Il secondo dato emerso in quest'ultimo anno è la presenza sempre più massiccia e incisiva sia quantitativamente che qualitativamente in tutte le regioni del Centro-Nord Italia, atteso che oltre alle presenze storiche in Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, sono attestate con chiarezza cellule in Liguria, Umbria, Veneto e Marche».
A rendere la 'ndrangheta più pericolsa delle altre mafie è proprio la sua capacità di adattamento alle diverse realtà territoriali. L'organizzazione «sembra egemone in quasi tutti i contesti, non solo nazionali, attraverso cosche legate al Crimine calabrese». Nuove indagini portano dritto al cuore dell'Europa: Germania, Svizzera, Francia, Olanda, Belgio. Ma anche fuori dal vecchio continente: Canada, Stati Uniti, Centro e Sud America, Australia, dove la 'ndrangheta ha vere e proprie basi organizzate, gemelle di quelle italiane.
«La forza di tale organizzazione risiede nel suo potere economico e poi nel condizionamento della politica, nel senso che è interlocutore per la politica nella misura in cui riesce a mantenere il controllo del consenso, cosa che deriva dalla grande capacità di essere presente nella realtà economica attraverso uomini di fiducia o addirittura attraverso veri e propri affiliati. Questa riflessioni riguarda non solo la Calabria ma l'intero territorio nazionale».
La 'ndrangheta, del resto, spiegano i magistrati, è abile nel mantenere un profilo basso, proprio per evitare allarmismi sotto il profilo dell'ordine pubblico. Che i clan emigrati a Nord non siano questione di sicurezza urbana, la procura nazionale lo fa capire in poche righe quando analizza l'operazione Aemilia (oltre 200 indagati): «Il merito di questa indagine è stato quello di misurarne la consistenza, mostratasi con tutta la sua portata dirompente, come una vera e propria permeazione e avvelenamento dei gangli vitali dell'economia, della politica e di alcune istituzioni». Perché la mafia è considerata da colletti bianchi e dalle imprese un valore aggiunto, una scorciatoia per aumentare i profitti.