Fino all'8 maggio la prima edizione della kermesse affronta il tema del "non diritto di essere donna". Violenze, mutilazioni genitali, spose-bambine e disuguaglianze, ancora oggi la popolazione femminile vive nella disparità. Se ne parla a Milano in una sei giorni di incontri con intellettuali e studiosi, documentari e film

Si apre il 3 maggio alla Triennale di Milano la prima edizione del Festival dei Diritti Umani. L'evento, organizzato dall’associazione Reset-Dialogues in Civilizations, col patrocinio di ministero degli Esteri, durerà fino all’8 maggio e prevede incontri con intellettuali e studiosi, film e mostre fotografiche. Al termine della kermesse sarà scelto il documentario vincitore sul tema.

Il filo conduttore ?è il "non diritto di essere donna". Più della metà della popolazione femminile subisce vistose violazioni dei propri diritti: dalle spose-bambine alle mutilazioni genitali, dalle discriminazioni sul lavoro al mancato accesso all'istruzione.

[[ge:rep-locali:espresso:285199804]] Si parte il 3 maggio con l'intervento di don Luigi Ciotti sul tema "Il coraggio delle donne che si ribellano alla mafia": all'incontro partecipano le protagoniste del film proiettato "Lea" di Marco Tullio Giordana, che racconta la storia di Lea Garofalo uccisa per essersi ribellata all' 'ndrangheta di cui la famiglia faceva parte. Mentre il 4 maggio sarà presente Nadia Murad, la giovane donna yazeeda scappata dall’Isis dopo mesi di schiavitù e ora portavoce dell’organizzazione internazionale Yazda. Nella giornata di venerdì lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua che terrà una lectio magistralis sul tema “Dalle donne ebree alle donne d’Israele”.

Un’attenzione particolare sarà dedicata alla Tunisia, Paese scelto come esempio virtuoso ?per come sta superando, non senza difficoltà, una complicata crisi ?politico-istituzionale, e che ha varato la Costituzione più progressista del mondo islamico in tema di diritti delle donne. [[ge:rep-locali:espresso:285199805]] «Si può parlare di diritti umani quando la guerra ti entra in casa. Proprio quando le grandi disuguaglianze aumentano, gli scontri di civiltà vengono aizzati e gli antichi problemi invadono la nostra sfera privata è sano capire cosa e perché sta succedendo, invece che alimentare stereotipi e paure. Il festival nasce con questi obiettivi», ha detto il direttore Danilo De Biasio.

La sei giorni prevede anche una sezione dedicata agli studenti, organizzata con la collaborazione del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti (Cidi). In calendario ci saranno proiezioni di documentari selezionati tra le migliori rassegne internazionali dall’Associazione Sole Luna - Un ponte tra le culture, e una selezione di lungometraggi di finzione e documentari. Questi sono stati scelti da Vanessa Tonnini, programmer e direttrice artistica del Festival Rendez-Vous, dedicato al nuovo cinema francese.
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Il Festival dei Diritti Umani propone inoltre il contest fotografico #ioalzolosguardo che per finanzarsi si servirà di una piattaforma crowdfunding (aperta fino all'8 giugno). Il progetto che ha come obiettivo promuovere una narrazione visiva di qualità e premierà al termine del festival una proposta di reportage fotografico. 

In collaborazione con Amnesty International Italia, il festival ospiterà anche la prima tappa della mostra fotografica itinerante sui diritti delle donne e i matrimoni precoci e forzati in Burkina Faso. La mostra comprende gli ultimi scatti di Leila Alaoui – la fotografa marocchina rimasta uccisa nell’attentato di gennaio 2016 a Ouagadougou, dove si trovava proprio per il lavoro commissionato da Amnesty International.

«Io alzo lo sguardo. Il Festival dei Diritti Umani ha scelto questo slogan per la sua prima edizione - ha concluso De Biasio - per spronare a non voltarsi dall’altra parte, a non subire, ma anche ad aprirsi al mondo».

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