L'associazione Pianoterra Onlus aiuta le madri che vivono in condizioni di disagio offrendo sostegno con corsi prenatali, supporto psicologico e una borsa con l'occorrente per il nascituro. Sullo sfondo, Tor Sapienza a Roma e Rione Sanità a Napoli: gravidanze precoci, disoccupazione ed esclusione sociale 

I “golden three” per gli inglesi sono i primi tre anni di vita di un bambino. In quei 1.095 giorni il neonato si sviluppa come un adulto riesce a fare in anni. Questo periodo è al centro del programma 1000 Giorni di Pianoterra Onlus a sostegno della maternità in contesti difficili.

Disoccupazione, povertà, problemi con la legge e gravidanze precoci creano condizioni di fragilità e disagio in queste madri. Un programma di intervento precoce, multidimensionale e integrato dedicato alle donne in gravidanza, ai neo-genitori e ai bambini fino ai tre anni può aiutarle.

“Casi emblematici sono le “teen mum”, ragazzine che diventano madri: spesso sono minorenni e lasciano la scuola" spiega Elisa Serangeli di Pianoterra Onlus "Ci sono anche diciottenni o diciannovenni che vivono un allontanamento sociale, in una società dove la gravidanza è vista solo dal punto di vista medico sanitario e si mette da parte l’aspetto psicologico”.

L’associazione si è concentrata su due quartieri: Tor Sapienza a Roma e Rione Sanità a Napoli. Qui vivono famiglie con storie difficili e problemi economici. Il tutto si riversa su queste madri incapaci di affrontare situazioni estreme.

La figura paterna a volte esiste, ma spesso è assente. “Lavoriamo a stretto contatto con gli assistenti sociali: in un solo caso dall’inizio del programma si è deciso che per il bambino era meglio essere allontanato dalla madre. Noi lavoriamo per migliorare il legame madre-figlio e favorirlo in ogni modo”. Il progetto di Pianoterra Onlus è partito nel 2015, a maggio a Napoli, a novembre a Roma, in totale ha preso in carico 37 donne fino a oggi (21 a Napoli, 16 a Roma).

[[ge:rep-locali:espresso:285200244]] Da un lato l'associazione risolve bisogni concreti, passeggino, pannolini, latte, vestiario, dall’altro lavora sulla relazione madre-figli con psicologhe, educatrici prenatali e assistenti sociali. Il programma propone incontri tematici con pediatri che spiegano la funzione dei vaccini, i malanni di stagione e come capire i malesseri di un neonato. Ma dà anche consigli sull' attività fisica e informazioni sull’alimentazione da seguire nei nove mesi.

Alla fine del percorso Pianoterra consegna una "valigia Maternità", una "baby box" ispirata alla tradizione finlandese. Nel paese scandinavo infatti il governo regala tutto l'occorrente per la nascita del bambino: body, tutine, bavaglini, creme e prodotti per l’igiene del neonato e della neo-mamma. 

Tra i padri è alto il tasso di detenzione, il legame con la piccola criminalità, dallo spaccio a reati sulla proprietà. “Esistono anche situazioni più complicate come l'affiliazione alla criminalità organizzata. Tutto questo incide su queste famiglie" spiega Serangeli "Questi bambini sanno che il papà è a Rebibbia, sono nuclei familiari poco strutturati, seguiti dagli assistenti sociali da generazioni”.

Spesso le situazioni sono segnalate dai servizi territoriali o da altre associazioni che come Pianoterra lavorano sul territorio: “Avviene l’incontro e poi si traccia un percorso individuale, in cui però si coinvolge anche la famiglia. Ad esempio per le donne straniere viene subito proposto un corso di lingua italiana. E’ importante poggiare i mattoni per costruire un ponte verso l'autonomia di queste persone”

TOR SAPIENZA, ROMA

Viale Palmiro Togliatti, via Prenestina, Collatina e di Tor Sapienza sono i lati di un quadrato dentro il quale sorge il comprensorio di viale Giorgio Morandi. Stretto e lungo, i muri alti sei piani, conta quaranta palazzine. Ci sono cinquecentoquaranta appartamenti di edilizia popolare creati negli anni Settanta, che oggi ospitano altrettante famiglie. Siamo nel quartiere di Tor Sapienza, periferia di Roma.

Questi edifici fatiscenti in origine erano destinati a diventare, in un piano mai realizzato, una serie di centri commerciali. I primi abitanti sono stati quelli delle baraccopoli svuotate che si sono spostati qui trent’anni fa occupando i palazzi. Accanto a loro oggi vivono anche famiglie maghrebine e dell’est Europa, arrivate invece una decina d'anni fa.

“A Tor Sapienza collaboriamo con l’associazione Antropos" spiega ancora la Serangeli "Qui c’è il secondo più alto tasso di abbandono scolastico della capitale. Qui abitano molte famiglie numerose, con più di tre bambini, e sono anche le più povere, dove è la madre a portare il pane in casa”.

Da qui parte un solo autobus, il 543, passa una volta all’ora e collega la zona a Cinecittà. Intorno al comprensorio di viale Giorgio Morandi fioriscono la prostituzione e lo spaccio. Oltre il cavalcavia di via Collatina c'è il campo nomadi più grande d’Europa. “Le ragazzine prima abbandonano la scuola e con la gravidanza in giovane età è come se trovassero una nuova collocazione nella società. Si sentono riconosciute dalla comunità e da loro stesse”, spiega la Serangeli. 

“Le madri che si rivolgono a noi sono per metà italiane e per metà straniere. Quest’ultime arrivano spinte dal passa parola”. I figli di queste ragazze, molte somale ed eritree, hanno spesso disturbi del sonno: “Una madre libica diceva che suo figlio di 4 anni si svegliava di continuo la notte e piangeva. Solo durante gli incontri è emerso il trauma vissuto: vedeva delle ombre di uomini armati, ricordava la guerra”.

Molte delle donne straniere arrivano dal centro di accoglienza Zero in Condotta, sempre a Tor Sapienza, e non si sa se continueranno il loro percorso con 1000 Giorni o se rimarranno in Italia. “Per questo motivo stabiliamo da subito un patto di reciprocità con queste mamme" conclude la Serangeli  "devono seguire il percorso e rendersi attive: solo così possiamo realmente aiutarle". 

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