Mafia

'Ndrangheta, lo strano caso dell'auto del boss: venduta quando era già latitante

di Cecilia Anesi e Giulio Rubino   28 marzo 2017

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Il mezzo appartenuto a Pasquale Assisi, ricercato per narcotraffico come il padre Nicola e nascosto in Brasile, è stato sequestrato a Cosenza. Lo guidava un altro pregiudicato per droga che proprio dal mafioso l'aveva avuto, come se nulla fosse e con tanto di atto registrato in Italia, due mesi dopo la sua condanna

Una Fiat 500 nera sfreccia per il centro di Cosenza. Un agente abbassa la paletta, un normale controllo. Ma alla guida c’è un pregiudicato per spaccio, e l’agente chiama in centrale. Sobbalza, il poliziotto, quando scopre che l’auto è sottoposta a sequestro dal Tribunale di Torino perché il suo precedente proprietario, Pasquale Michael Assisi, è un ricercato per narcotraffico e da giugno 2015 latitante, si crede, in Brasile.

Come è finita lì la sua auto? Pasquale Michael in persona l’avrebbe guidata fino a Cosenza per cederla, con tanto di atto registrato il 10 agosto 2015, all’uomo che poi il 27 febbraio scorso ne è stato sorpreso alla guida.

Lo ha scoperto il giornalista de la Gazzetta del Sud Arcangelo Badolati: una storia incredibile, considerato che sia Pasquale Michael che l’auto all’epoca della vendita erano ricercati. Per il colonnello Alessandro Luchini del GICO della Guardia di Finanza di Torino che ha fatto le indagini, siamo di fronte a una sorta di “prestito definitivo”. E non sarebbe l’unico.

Un’altra auto sequestrata agli Assisi, una Audi A3, è stata fermata nell'ottobre 2015 dai Carabinieri di Diamante, costa tirrenica nord della Calabria, con alla guida un altro pregiudicato per droga. Non a caso gli Assisi, naturalizzati torinesi, sono originari di un paesino dell’entroterra bruzio, Grimaldi, e la storia di queste auto suggerisce come nel cosentino abbiano mantenuto contatti utili sia agli affari che alla latitanza.

L'ultima foto del latitante Nicola Assisi
Pasquale è infatti figlio della “primula” Nicola Assisi, importantissimo broker di cocaina per la ‘ndrangheta già dagli anni 90 e latitante dal 2007, quando è stato condannato a 14 anni.

Degli Assisi l’Espresso ha scritto il 14 agosto 2016, svelandone l’ultima traccia: una piccola azienda in Brasile. Da allora solo silenzio. E, forse, alcuni grandi carichi di coca provenienti da Santos e sequestrati nell’ultimo anno a Gioia Tauro - l’ultimo a metà febbraio di 390 kg - che fanno pensare proprio a loro.

Quel che è certo è il martello del giudice. La moglie di Nicola Assisi è stata condannata a otto anni il 23 settembre 2016 e si trova in carcere, mentre il figlio Pasquale Michael deve scontare 13 anni ma è latitante con il padre. Nicola Assisi ha scelto il rito ordinario (in contumacia) e l’ultima udienza prima della sentenza è stata giovedì 23 marzo.

Ma a lui i processi non fanno paura. Allievo del più grande narcos della ‘ndrangheta, Pasquale Marando, i primi passi li ha mossi in Spagna negli anni 90, sotto la supervisione del broker Rocco Piscioneri che riforniva le potenti famiglie di ‘ndrangheta della costa ionica.
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All’epoca, il duo collaborava anche con Rocco Gasperoni, narcotrafficante condannato con loro e (di cui l’Espresso ha svelato gli affari olandesi). Gli affari erano affari, ma ad Assisi non piaceva lavorare con Gasperoni. Un’intercettazione dell’epoca svela come non fosse d’accordo a fornirgli la droga per il boss torinese Belfiore, che chiamava “chiangi-chiangi” (piagnucolone).

Sono “persone peggio di noi”, si lamentava con il suo tutore.