Sono 85mila le persone sbarcate sulle coste italiane da gennaio: mai così tanti. Il governo cerca sostegno nei paesi dell'Ue, ma non sembra esserci accordo: Francia e Spagna chiudono i porti alle navi della speranza e l'Austria schiera l'esercito al confine

Un accordo a metà è quello raggiunto dai ministri degli Interni di Italia, Francia e Germania, che si sono riuniti ieri a Parigi. Degli otto punti messi sul tavolo si è trovata un’intesa completa sul codice di condotta per le Ong impegnate nel Mediterraneo, su nuovi finanziamenti alla Libia e per il rilancio di una strategia comune per il rimpatrio degli irregolari. Rimangono aperte le discussioni sull’apertura di porti “sicuri”, italiani e non, per le navi che intercettano i barconi e su un nuovo piano di ricollocamento dei migranti sbarcati in Italia e Grecia. Disaccordo totale sull’apertura dei porti francesi e spagnoli allo sbarco dei migranti, su nuove procedure di ricollocamento e sulla revisione del Trattato di Dublino, che impone il dovere dell’accoglienza e del riconoscimento della domanda d’asilo al Paese di primo arrivo dei migranti.

Non solo Francia e Spagna, anche l'Austria volta le spalle all'Italia: il governo di Vienna ha schierato quattro mezzi corazzati al confine del Brennero e minaccia di inviare l’esercito per fermare l’arrivo di nuovi migranti dall'Italia, costringendo la Farnesina a convocare l'ambasciatore austriaco per chiarimenti. Nessuno vuole i migranti che sempre più numerosi sbarcano nei porti italiani.

Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dei 101mila migranti arrivati in Europa dall’inizio dell’anno, 85.183 sono quelli sbarcati sulle coste italiane, contro i 9.290 della Grecia e i 6.464 della Spagna.

Un flusso continuo che non sembra volersi interrompere. «Le indicazioni di cui disponiamo non denotano un rallentamento degli arrivi in Libia - afferma Vincent Cochetel, inviato speciale per il Mediterraneo centrale dell’Unhcr - il che significa che un più ampio numero di persone potrebbe continuare a provare di lasciare il paese tramite la rotta del Mediterraneo centrale». «Bisogna agire prima che sia il caos» afferma il primo ministro Paolo Gentiloni. E il governo non sta ad aspettare. Stamattina il ministro degli Esteri Angelino Alfano, al margine di un incontro alla Farnesina con il segretario generale della Lega Araba Abul-Gheit, ha dichiarato che «in attesa di decisioni comuni, l’Italia conta sugli altri paesi dell’Unione Europea per stipulare accordi bilaterali con alcuni paesi africani per ridurre i flussi di transito dei migranti». «L’Italia - continua Alfano - ha investito in un rapporto non soltanto con la Libia ma anche con il Niger per ridurre i flussi in entrata verso la Libia».

Il governo aspetta però un piano europeo, una politica comune dell’accoglienza. Una risposta può arrivare dal vertice dei ministri degli Interni dei paesi dell’Unione che si terrà il 5 luglio a Tallin. Ma è pesante l’aria che si respira nel Vecchio Continente. A Bruxelles Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, grida “Viva l’Italia!” durante l’assemblea plenaria dell’Europarlamento, dichiarando che “il governo italiano sta dando prova di un’attitudine eroica”. Solidarietà arriva anche dal ministro degli Esteri danese Kristian Jensen “non è giusto lasciare sola l’Italia” e dal presidente Usa Donald Trump, che ha telefonato al premier Gentiloni, esprimendo la propria gratitudine all’Italia per come sta gestendo il flusso dei migranti che arrivano dalla Libia.

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