Pubblicità
Attualità
giugno, 2018

Quegli strani appalti di Telecom finiti sotto la lente dell'Anac di Raffaele Cantone

L'ex monopolista telefonico avrebbe affidato i lavori per la banda larga e ultralarga solo una manciata di società già sue storiche partner. E ora, dopo la segnalazione dell'Anac, la palla passa all'antitrust

Affidamenti diretti. Documenti mancanti. Restrizione della concorrenza. Mentre pare scongiurata la guerra con i sindacati per i tagli annunciati (previsto il contratto di solidarietà per quasi 30 mila dipendenti oltre a circa 5 mila prepensionamenti), Telecom si trova a dover affrontare un altro problemino. A farlo emergere è stata l’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, che ha passato al vaglio gli appalti per banda larga e ultralarga, le infrastrutture che permettono di navigare velocemente su Internet. Opere che il gruppo controllato dal francese Vincent Bolloré ha affidato ad altre aziende, come ?da prassi, violando però i «principi di imparzialità, parità di trattamento e trasparenza». Invece di fare gare aperte a tutte le imprese potenzialmente interessate. Telecom ha infatti preferito pescare tra i suoi storici partner. Sielte, Sirti, Valtellina e Alpitel: queste le aziende che si sono aggiudicate più appalti.

La scelta dell’ex monopolista telefonico «ha sensibilmente ristretto il mercato», ha riassunto l’Anac argomentando così la tesi: «L’albo fornitori di Telecom al momento dell’espletamento delle procedure negoziate includeva solo 26 operatori qualificati», mentre le aziende potenzialmente idonee a svolgere quei lavori «erano quasi 600». Risultato? Gli appalti, suddivisi in 28 lotti, sono stati affidati in tutto a sole 11 imprese. Una limitazione alla concorrenza emersa ?in maniera evidente in Calabria e Campania, dove «il numero degli offerenti è risultato pari a quello dei lotti in gara», con la conseguenza che «ciascuno dei partecipanti si è aggiudicato un lotto». Come dire: la torta è stata spartita ?in casa e in parti uguali, senza scontentare nessuno. È questa in sostanza ?la conclusione della delibera firmata da Cantone a fine marzo, ben prima dell’instaurazione del governo Lega-M5S.

I contratti finiti sotto la lente dell’Anticorruzione riguardano sette regioni, quasi tutte del Mezzogiorno: Calabria, Campania, Sicilia, Veneto, Basilicata, Lazio e Molise. La posa della fibra ottica in queste zone è stata realizzata sfruttando denaro pubblico: quasi 230 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione europea attraverso i fondi Fesr. L’Anac non ha il potere di multare Telecom (né le aziende a cui questa ha affidato i lavori) per un’eventuale violazione delle norme sulla tutela della concorrenza e del mercato. Questo compito spetta all’Antitrust. E infatti, tra i destinatari della delibera, oltre alla stessa Telecom e al ministero dello Sviluppo economico c’è proprio l’Autorità diretta da Giovanni Pitruzzella.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità