“Apprezzo il fatto che queste persone si espongano per noi, che cerchino di attivare una dialettica assente nel discorso politico italiano”: Letizia ha 36 anni, è seduta tra le 1000 persone presenti. “Loro” sono Marco Damilano, Aboubakar Soumahoro e Diego Bianchi.
È martedì sera, ma il traffico del centro di Roma non conosce orari e il posto auto da queste parti può essere un problema – eppure stanotte sull’isola Tiberina alla manifestazione Venti d'estate il posto c’è per tutti. L’arena è stipata, in centinaia sono in piedi, e per i ritardatari c’è uno schermo all’esterno dove seguire il dibattito.
L'incontro, dal titolo Uomini e no, Italia 2018 da che parte stai, nasceva dalla volontà di dare un seguito concreto alla copertina dell'Espresso del 13 giugno ponendo le basi per la fondazione di un nuovo dibattito pubblico e ricordare Soumaila Sacko. Volontà che a quest’appuntamento ha trovato un riscontro straordinario: c’erano eccome, gli Uomini, e anche le donne, da diverse parti d’Italia.
Tiziana è venuta con la madre, il padre è rimasto a casa (“c’era la partita dei mondiali”), ma loro non volevano perdere la possibilità di ascoltare “quello” di Propaganda live. Tra gli sguardi del pubblico c’è curiosità e sorpresa, come in quelli dei tre protagonisti una volta saliti sul palco: come Bianchi non manca di sottolineare, “si sono fatti partiti con molte meno persone”.
La comunicazione diventa soggetto e oggetto della discussione: le parole hanno subito una reinterpretazione e da strumento di comprensione sono finite ad essere il mezzo attraverso il quale falsificare la realtà. Atti di fascismo, come quello di Macerata, sono il risultato di un processo di comunicazione che ha permesso di vedere l’ideologia fascista come un qualsiasi prodotto commerciale, prima in modo latente, poi sempre più manifesto fino allo sdoganamento.
Esiste però un’altra Italia di cui nessuno parla, luoghi vuoti, zone d’ombra che, insiste Damilano, devono essere raccontate e per farlo c’è il bisogno di parteggiare: “chi fa informazione ha il dovere e il diritto di essere radicale e intransigente sulle cose e sulla realtà, non sulle persone”. Se il fascismo si legittima e diventa cultura, occorre parteggiare per una nuova narrazione della storia, “occorre esserci” ripete con forza Aboubakar Soumahoro. La decolonizzazione mentale di cui parla può essere la matrice di una nuova narrazione fatta di diritti e uomini. Un cambiamento è il risultato di un’azione partecipata in quei luoghi dove le contraddizioni si sono annidate.
Damilano e Bianchi un po' ci scherzano, un po' fanno sul serio: quando si candida Abou? Dopo tutti questi applausi, quando potremo scrivere Soumahoro su una scheda elettorale? Lui si schernisce, dice che deve cercare la parola "segretario" sul vocabolario. Dice che è importante agire, incontrarsi, partire dalle lotte comuni: è naturale che sarebbe bello se la sinistra avesse un leader capace di parlare così, ma la sensazione è che è proprio la sua estraneità alla politica a cui siamo abituati a dare quella forza alle sue parole. Prima gli italiani, onorevole Soumahoro, o prima i migranti? No, prima gli sfruttati.
Ma se non sono (ancora) riusciti a convincerlo a fondare il nuovo partito della sinistra, Damilano e Bianchi hanno portato il suo discorso, l'intensità del suo linguaggio e delle sue idee, a tantissime persone che hanno dimostrato di volerlo ascoltare, e questa condivisione e questa partecipazione sono la base per iniziare a costruire.
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