Pubblicità
Attualità
agosto, 2020

La paura della scuola è una malattia. E si può curare

Esce il primo saggio italiano su un problema diffuso: quello dei ragazzi che hanno crisi di ansia o di panico all'idea di andare in classe. Un problema psicologico un tempo negato ma che oggi si può affrontare con diversi percorsi  

Banchi mancanti, edifici scolastici fatiscenti, e poi ovviamente le domande che le famiglie si pongono: con quanto rigore verranno applicate nelle scuole le nuove regole di sicurezza? Quali effetti avranno queste sul comportamento di bambini e ragazzi? E un bimbo magari già timido e scontroso come vivrà il ritorno fra i compagni di scuola dopo molti mesi di assenza?

La riapertura scolastica del 14 settembre suscita nelle famiglie preoccupazioni e timori di vario genere, cui possono talvolta sovrapporsi problematiche psicologiche precedenti la pandemìa. Bambini e soprattutto adolescenti già affetti da fobìe o disturbi non percepiti come tali dalle famiglie possono manifestare infatti, nei confronti della scuola, ansie e angosce che possono sfociare in temibili attacchi di panico, con sudori freddi, tremori e altro.
 
Questa paura della scuola porta a un abbandono della scuola stessa e a una crescente auto-esclusione sociale, e non ha niente a che fare col desiderio di saltare una mattinata di lezioni per andare a giocare con gli amici ai giardinetti. Si tratta bensì di una vera e propria patologia che si chiama “fobìa scolastica”. Una patologia che a volte le famiglie non comprendono appieno fino a quando non viene diagnosticata e affrontata da uno psicoterapeuta.
 
È di questa fobia, delle sue manifestazioni cliniche e delle sue forti ricadute sociali che si occupa il libro “Quando la scuola fa paura. La fobia scolastica spiegata a genitori, docenti, psicologi e psicoterapeuti” (Mimesis Edizioni, pp. 116, € 12). L’opera nasce dal lavoro di psicoanalisti della SPI e di psicoterapeuti infantili - Franco De Masi, Manuela Moriggia e Giancarlo Scotti - che per circa vent’anni hanno studiato i casi di bambini e ragazzi molto disturbati, anche in rapporto alla scuola.
 
scuola1-jpg
Il pregio più immediatamente evidente dell’opera è che costituisce il primo libro in Italia a definire i lineamenti di una patologia che il nostro Paese, a differenza di molti altri, nemmeno riconosce, e quindi ovviamente non se ne cura a livello di protocolli scolastici e sanitari. Nel libro si descrivono esempi concreti di percorsi terapeutici, sia conclusi con buon esito sia no. I percorsi terapeutici sono assai diversificati perché la fobia scolastica si differenzia in ragione dell’età del ragazzo (infanzia e adolescenza hanno problematiche ben diverse) e anche in ragione della sua storia personale e famigliare.
 
Pur tra mille diversità soggettive, un tratto comune che si può cogliere è - in particolare per gli adolescenti - la fuga verso una condizione di isolamento nella dimensione digitale di internet, “soluzione” più soddisfacente rispetto ai rapporti e alle emozioni del mondo reale. Il rifiuto della scuola è dunque solo un tassello di un mosaico più complesso, che rischia di trasformare il ragazzo in un futuro NEET (Not engaged in Education, Employ or Training) cioè in un auto-escluso da tutto.
 
L’espressione “fobia scolastica” fu coniata nel 1941 dalla psichiatra americana Adelaide Johnson. Quasi ottanta anni dopo, però, le istituzioni italiane ignorano ancora l’esistenza di questa patologia.  Per tale ragione non sono stati prodotti - dal Ministero della Scuola o da quello della Sanità - protocolli per rispondere agli interrogativi che la fobia scolastica suscita nei genitori e negli insegnanti .
 
Per esempio: che fare se uno studente affetto da fobia scolastica supera il numero di giorni di assenza oltre il quale perde l’anno scolastico? Come impedire questo esito destinato a ripetersi l’anno successivo, come assistere il ragazzo per non farlo restare indietro nei programmi rispetto ai compagni, come cercare di riportarlo a scuola?
 
Oggi tutto è affidato alla buona volontà di insegnanti e dirigenti scolastici, che a volte si prestano ad andare a casa del bambino o ragazzo per aiutarlo, con grande generosità ma con esiti alterni. Fondamentale per il buon risultato, ovviamente, è anche il ruolo dei genitori, che sono chiamati a una partecipazione attiva e consapevole del percorso terapeutico.
 
Secondo una ricerca francese del 2013, la fobia scolastica riguarda circa il 2 percento dei bambini che frequentano la scuola dell’obbligo. E in Italia? Poiché non è riconosciuta, non esiste alcun dato al riguardo. Possiamo solo augurarci che questo libro contribuisca a stimolare una riflessione istituzionale su una questione sociale sorprendentemente ignorata.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità