Tra guerra e pace venerdì 26 febbraio la Lega di serie A ritenta l'accordo per i diritti tv del prossimo triennio. Le quotazioni degli insider vedono favorita una nuova fumata nera, seguita quasi alla pari dalla vittoria di Dazn. Poche o nessuna chance per l'avversario Sky Italia, detentore dei diritti televisivi fino a tutto il campionato in corso. Ancora più basse sono le probabilità attribuite al mitico canale della Lega che potrebbe funzionare in sinergia con Sky, mentre Dazn non sembra interessata.
Tra l'assemblea di venerdì 26 e quella mandata deserta dai presidenti mercoledì 17 febbraio, la novità principale è l'emersione del nome di Tim, sponsor principale della serie A. Dopo mesi di smentite, la società guidata da Luigi Gubitosi ha ammesso di essere coinvolta come partner tecnologico di Dazn, il gruppo controllato da Access industries di sir Leonard Blavatnik, numero 22 nella classifica Forbes dei miliardari con un patrimonio di poco superiore ai 31 miliardi di dollari.
Già nella lettera spedita da Dazn alla Lega con data 8 febbraio, i manager di Blavatnik ponevano un termine di ventuno giorni lavorativi all'accettazione dell'offerta e parlavano di disponibilità "a intavolare un dialogo con il nostro maggiore partner tecnologico". Sugli 840 milioni di euro offerti da Dazn, Tim si è impegnata a garantirne un minimo superiore al 40 per cento (336 milioni di euro).
Per quanto invidiabile sia la solidità finanziaria di Sir Leonard, proprio l'aspetto tecnologico rimane centrale nella partita giocata da Dazn. Per l'ultimo derby Milan-Inter, trasmesso domenica 21 febbraio da Dazn in streaming, ci sono stati problemi con i server e, nonostante le smentite della pay, in alcune aree di Milano è stato impossibile seguire il match in diretta.
I piccoli club di A, spesso insediati in aree poco servite dalla fibra, devono proprio a questo aspetto le loro reticenze ad accettare l'offerta di Dazn. Sempre nella lettera dell'8 febbraio, la piattaforma del magnate di origine ucraina sottolinea come la società abbia continuato "a pagare integralmente i relativi importi dovuti alla Lega di serie A nonostante la sospensione delle competizioni" e abbia superato l'emergenza Covid "uscendone più forte che mai, circostanza questa che non sembra riferibile ad altri operatori del settore".
Il riferimento a Sky Italia, che solo pochi giorni fa ha saldato l'ultima rata dello scorso campionato sotto minaccia di decreto ingiuntivo, non ha bisogno di decoder ma è chiaro che, se vincerà, Dazn dovrà mettere in piedi un servizio abbonati in tempi più rapidi di quelli che il partner Telecom si è posto nella sua agenda di sviluppo digitale.
Per avere successo l'offerta di Dazn deve diventare un'operazione di sistema e sullo sfondo dell'accordo per i diritti incombono altri partner potenziali. La francese Vivendi di Vincent Bolloré è un importante socio di Tim ed è anche la proprietaria di Canal plus, uno dei maggiori player europei per i diritti del calcio e dello sport. Ma Vivendi è anche socia di Mediaset. Tra Bolloré e la famiglia Berlusconi la lite legale in corso è nata proprio intorno alla cessione di Mediaset premium, la piattaforma a pagamento del Biscione messa in crisi dai costi del calcio.
Dopo il disastro pay, le emittenti Fininvest possono mettere a disposizione un surplus di canali in digitale terrestre, una tecnologia nata vecchia nel 2012 con Berlusconi alla guida del governo e che nel 2021 comporterà una massiccia sostituzione di apparecchi. Il pontiere ideale di questo schema è il presidente del Milan, Paolo Scaroni, in affari con Blavatnik ai tempi dell'Eni e manager di riferimento per Berlusconi premier.
Sky però non sembra intenzionata ad accettare l'uscita di scena o il contentino delle tre partite su dieci che oggi toccano a Dazn o magari di due soli match, se passasse il progetto del Monday night in chiaro su Canale 5. Non sono da escludere ricorsi da parte della società controllata dalla statunitense Comcast. Basterà una riunione fra i rissosi presidenti della A per riportare la concordia?