L’indagine Demos-Libera sulla legalità offre un quadro aggiornato sulle opinioni degli italiani in relazione a mafia, corruzione al tempo del Covid-19 e alle ricadute del malaffare sul flusso delle risorse finanziarie previste dal Pnrr.
La violenza mafiosa, secondo una considerevole parte di cittadini, appare oggi limitata rispetto al passato (42%). L’adozione di una strategia meno sanguinaria rende la mafia meno notiziabile, quindi mimetizzata agli occhi del pubblico. Ed essendo meno visibile non appare altrettanto feroce. Lavorando nell’ombra emerge una diversa logica mafiosa, più centrata sul collegamento con il mondo dei professionisti e dei colletti bianchi. La compenetrazione con i “salotti buoni” è un’idea piuttosto diffusa: è condivisa dal 46% degli italiani. Il volto pubblico del fenomeno mafia sta assumendo un diverso profilo. Del resto, le competenze e le posizioni strategiche di queste figure nelle dinamiche di mercato e degli scambi finanziari, anche all’interno di un orizzonte globale e non solo nazionale, sono oggi fondamentali per gli interessi della mafia.
In tale cornice, l’emergenza pandemica ha finito per rappresentare una finestra di opportunità per queste organizzazioni. Al tempo del Covid-19, l’idea che la corruzione in Italia si stia diffondendo ulteriormente mostra, nelle opinioni degli intervistati, un dato piuttosto ampio: 67%. Una porzione simile (65%) ritiene che la mafia stia aumentando il suo potere grazie al Coronavirus. Rispetto alla scorsa edizione dell’indagine si registra qualche punto percentuale in meno su questi aspetti (erano al 71%). Ma si tratta di indizi che suggeriscono l’idea di uno scivolamento del fenomeno mafioso nell’ombra, nascosto ai riflettori pubblici e all’opinione dei cittadini, come riporta l’indagine Demos-Libera.
Al tempo stesso, tuttavia, sei italiani su dieci (59% contro il 55% del 2020) pensano che la corruzione trovi dei vantaggi negli aiuti economici del governo destinati alle imprese e all’economia in crisi a causa del Covid-19. Quindi, la situazione pandemica è diventata in un certo senso funzionale alla criminalità organizzata. Una opportunità in più per infiltrarsi nello spazio “verde”, come lo smaltimento dei rifiuti (58%). Oppure nel settore dell’edilizia (50%). Segue, ma con una minore salienza, la sanità (22%), ambito peraltro diventato ancor più strategico in fase pandemica.
Le opportunità “contingenti”, legate al Covid-19, si sviluppano però nella cornice di una credenza particolarmente diffusa nelle rappresentazioni sociali. Il 78% degli italiani ritiene che la corruzione in politica sia lo specchio della società. E per questo difficile da debellare. Dunque, l’intreccio tra politica e corruzione è fortemente radicato nelle prospettive dei cittadini. Viene dato per scontato dagli italiani. È parte dello scenario e del senso comune. Infatti, solo il 10% ritiene che la corruzione sia oggi meno legata alla politica rispetto al passato. In sei su dieci (58%) ritengono che, al pari del passato, corruzione e politica siano tra loro connesse. A questo si aggiunge un 30% di cittadini che vede la corruzione, oggi, ancor più collegata alla politica. Si tratta, dunque, di una sorta di basso continuo che segna lo spazio pubblico e le valutazioni degli italiani.
La corruzione viene percepita come un male per il bene comune: per il 77% degli intervistati ha inciso negativamente riducendo l’efficienza della sanità pubblica nel fronteggiare il Coronavirus. Del resto, le polemiche e le indagini relative ai dispositivi di protezione individuale, come le mascherine nella fase iniziale dell’emergenza pandemica, hanno sicuramente spinto l’opinione pubblica a incrementare il senso di diffidenza verso la politica e a vedere il malaffare anche dietro l’azione di contrasto al virus.
Ma l’effetto negativo della corruzione, secondo i cittadini, non si limita alla fase attuale. Il binomio Covid-19 e criminalità si aggiunge alle attività corruttive classiche. Per il 75% degli intervistati il condizionamento delle procedure per gli appalti delle grandi opere è “molto diffuso”. Nel 68% dei casi la corruzione influenza i concorsi pubblici e per il 65% tocca la politica nazionale. Il 58% pensa che la corruzione si inserisca nelle prassi della burocrazia o per ottenere servizi in settori pubblici come sanità o università. Nei piccoli appalti viene indicata come “molto diffusa” dal 49% degli italiani e dal 45% nella politica locale. Un po’ meno, ma comunque considerevole, è il dato relativo ai controlli di polizia e nel sistema giudiziario (38%).
Dunque, la corruzione sembra essere un fenomeno endemico e latente per gli italiani. Tanto che coloro che la ritengono diminuita rispetto al tempo di Tangentopoli sono il 16%. E il 22% pensa sia ancor più diffusa. La grande maggioranza (60%) crede che non sia cambiato nulla dal 1992. A trenta anni dalla strage di Capaci e dall’inchiesta Mani Pulite, secondo il punto di vista degli italiani, c’è ancora tanto lavoro da fare.