Usa: un’altra sparatoria. 22 morti nel Maine
Strage nel Maine. Sono almeno 22 le persone rimaste uccise in sparatorie a Lewiston. Lo riporta la Cnn che cita Robert McCarthy del consiglio comunale, il quale afferma di aver ricevuto le notizie sul bilancio delle vittime da amministratori locali. Facendo riferimento a informazioni diffuse da fonti delle forze dell'ordine la Cnn parla anche di 50, 60 feriti in due sparatorie in un locale e un bowling. Tutto è iniziato poco prima delle 19 ora locale. Ed è caccia all'uomo con centinaia di poliziotti impiegati nell'operazione. La polizia ha identificato Robert Card, 40 anni, sospettato per le sparatorie, da considerarsi «armato e pericoloso». Alla Cnn fonti della sicurezza hanno spiegato che si tratta di un riservista dell'esercito Usa con titoli da istruttore di tiro. Intanto il presidente americano Joe Biden ha avuto colloqui telefonici con il governatore del Maine, Janet Mills, i senatori Angus King e Susan Collins, e con Jared Golden, e - ha fatto sapere la Casa Bianca - ha "offerto pieno sostegno federale in seguito a questo orribile attacco".
Israele: «Blitz mirati con i tank nel nord di Gaza»
L'esercito israeliano ha detto di aver condotto «"Blitz mirati" all'interno del nord della Striscia usando tank» nell'ambito dei preparativi per le «prossime fasi dei combattimenti». «I soldati - ha aggiunto - sono poi usciti dall'area alla fine dell'attività». - Il raid della notte scorsa all'interno della Striscia con i tank e i soldati è il primo del genere dall'avvio delle ostilità. In precedenza erano entrati - e poi usciti - dei commando con l'obiettivo di localizzare ostaggi, individuare corpi di israeliani uccisi durante l'attacco dello scorso 7 ottobre, acquisire informazioni ed eliminare sacche di resistenza sul bordo della Striscia.
Meloni oggi al vertice Ue: “Dobbiamo evitare che la crisi diventi una slavina”
Lo ripete due volte, in apertura e chiusura delle comunicazioni che rende in Parlamento in vista del Consiglio europeo. Quella di oggi e domani a Bruxelles non sarà una riunione «semplice, di routine». Le «criticità» non mancheranno, la discussione «sarà inevitabilmente condizionata dai terribili eventi che hanno insanguinato il Medioriente». Secondo Giorgia Meloni, d'altronde, il Consiglio europeo verrà celebrato in una fase storica e in un contesto internazionale «ancora più difficili e per certi versi drammatici dei precedenti» e l'Ue è chiamata a dare «risposte forti e urgenti alle difficoltà che la sfidano dall'interno e dall'esterno». Anche perché, ricorda, «le divisioni interne che sono state evidenti nei primi giorni della crisi israelo-palestinese tra le istituzioni europee non hanno giovato all'Europa». Il primo tema che la presidente del Consiglio tocca nel suo discorso è proprio legato allo scenario aperto dal «terrificante attacco di Hamas» che «da italiani e da europei ci spaventa molto perché sono immagini che abbiamo già visto più volte nella nostra storia, che ha assunto la forma più atroce proprio nella persecuzione del popolo ebraico». Per questo, spiega, «non può esserci nessuna ambiguità nel condannare i crimini dei quali Hamas si è reso responsabile, non devono esserci dubbi nel sostenere il diritto di Israele a esistere, a difendere i propri cittadini e i propri confini», senza tuttavia dimenticare che «la reazione di uno Stato non deve mai essere motivata da sentimenti di vendetta». «Noi dobbiamo ricercare equilibrio, ma c'è una differenza tra entrare in casa di qualcuno, guardare un neonato e tagliargli la testa e chiedere di evacuare i civili. Perché le due cose non sono uguali», tiene a precisare. Meloni si mostra quindi preoccupata per le conseguenze del conflitto e per come potrebbe evolvere. «Può diventare una slavina», confessa, invitando a non cadere «nella trappola di uno scontro tra civiltà che avrebbe conseguenze inimmaginabili». Una escalation, evidenzia il capo del governo, «porterebbe con sé il rischio di coinvolgimento di nuovi attori regionali a partire da Libano e Siria, da potenze come l'Iran fino ai grandi player geopolitici come Russia e Cina, che certo non disdegnerebbero vedere distolte le attenzioni dell'Occidente da altri scenari critici».
In Portogallo la politica si spacca su dichiarazioni di Guterres
In Portogallo la politica nazionale si spacca sulle dichiarazioni del Segretario generale dell'Onu, il portoghese António Guterres, a proposito dell'attentato di Hamas contro Israele, il 7 ottobre scorso, e dell'attuale guerra a Gaza. Le sinistre stanno compatte dalla parte di Guterres. Il Partito socialista, di cui Guterres è stato segretario dal 1992 al 2002, inclusi gli anni in cui ha ricoperto l'incarico di primo ministro (1995/2002), ha manifestato totale solidarietà con l'intervento dell'ex leader presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. D'accordo anche il Partito comunista, che sottolinea la necessità di rispettare le risoluzioni Onu e il diritto della Palestina, per cui "le parole del Segretario generale dell'Onu vanno su questa strada". Mariana Mortágua, leader del Blocco di sinistra (BE), ha affidato alla rete sociale X il suo messaggio: "A Guterres è bastato dire l'ovvio per essere messo sotto assedio dal regime israeliano. Dinanzi al genocidio sono poche le voci che si alzano in nome della pace e del diritto internazionale". Ma il BE va oltre e annuncia un voto di solidarietà con Guterres che dovrebbe presto approdare in Parlamento. Più sfumata la posizione del Partito socialdemocratico, di centrodestra, dove si difendono le buone intenzioni del connazionale ("non voleva assolutamente giustificare il terrorismo"), ma si ammette che la frase è stata "meno felice". Più duri i liberali di Iniziativa liberale: "Guterres ha affondato l'Onu in un pantano togliendogli ogni possibilità di fungere da mediatore"; mentre il partito di estrema destra Chega si unisce al coro di chi ne chiede le dimissioni.
Russia: Mosca testa la risposta a un attacco nucleare
La Russia torna a mostrare i suoi "muscoli nucleari". Le forze di deterrenza strategica hanno infatti condotto un'esercitazione che ha simulato un attacco nucleare massiccio di rappresaglia in risposta a un attacco nucleare nemico. L'esercitazione è stata effettuata sotto il costante controllo del presidente Vladimir Putin, ha riferito il Cremlino. Al vertice della piramide operativa della simulazione, il capo del ministero della Difesa Sergei Shoigu e il capo di stato maggiore Valery Gerasimov. Quest'ultimo ha spiegato che nelle esercitazioni sono stati coinvolti il sistema missilistico mobile strategico "Yars", il sottomarino missilistico strategico della Flotta del Nord "Tula", nonché due portamissili strategici a lungo raggio Tu-95MS. Secondo il Cremlino, durante l'addestramento hanno avuto luogo lanci effettivi di missili balistici e da crociera.
Si sblocca lo stallo alla Camera Usa. Mike Johnson è il nuovo speaker
Il repubblicano Mike Johnson è il nuovo Speaker della camera. Al quarto tentativo - dopo quelli falliti di Steve Scalise, Jim Jordan e Tom Emmert - i conservatori riescono così a sostituire Kevin McCarthy. Johnson ha ottenuto 220 voti, con i repubblicani che hanno votato compatti dietro il loro candidato. Cristiano evangelico che ha votato a favore di un divieto a livello nazionale dell'aborto, Johnson si è opposto anche al riconoscimento federale delle coppie dello stesso sesso e da tempo si oppone all'invito di aiuti all'Ucraina.
Cassazione annulla condanna, Falcomatà torna sindaco di Reggio Calabria
La Cassazione ha annullato la condanna e Giuseppe Falcomatà torna a fare il sindaco del Comune e della città metropolitana di Reggio Calabria. Con la sentenza del processo 'Miramare' la camera di consiglio della Suprema Corte in sostanza ha accolto la richiesta degli avvocati Marco Panella e Giandomenico Caiazza i quali stamattina avevano chiesto l'annullamento della sentenza emessa nel novembre 2022 dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria che aveva condannato a un anno di carcere, con pena sospesa, per abuso d'ufficio Giuseppe Falcomatà e a 6 mesi gli altri imputati del processo.