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Attualità
febbraio, 2023

Quei seimila bambini deportati in Russia che scappano per tornare a casa: «Sono loro che pagano il prezzo più alto»

Fuggono a piedi dai campi di rieducazione per rientrare in Ucraina. Per Lukashov, direttore di SOS Children’s Villages Ukraine, un anno di guerra ha causato danni non solo fisici ma soprattutto emotivi ai minori nel Paese. Più di 7 milioni quelli che necessitano assistenza

Sarebbero migliaia i bambini ucraini portati in Russia da quando è scoppiata la guerra. Almeno 6 mila. All’interno di campi di rieducazione, con l’obiettivo di offrire una visione pro-Mosca e di addestrarli militarmente. Lo ha denunciato un rapporto dell’Università di Yale in collaborazione con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La Russia sostiene che i campi sono parte di un progetto umanitario per orfani abbandonati e traumatizzati dalla guerra. Ma non fornisce dettagli. Serhii Lukashov, direttore dell’Ong SOS Children’s Villages Ukraine, impegnata nel sostegno di minori non accompagnati, racconta che ci sono bambini che scappano a piedi dalla Federazione russa per tornare in Ucraina: «Si tratta di un percorso rischioso e di solito lungo più di mille chilometri: a volte attraversano la Turchia. Altre passano per le Repubbliche baltiche».

Quanti sono? In quali condizioni arrivano in Ucraina?
«Purtroppo, non sappiamo quanti siano, non ci sono dati. Sono bambini che hanno visto i loro familiari morire o le case bruciare durante i combattimenti. Vengono presi e poi deportati nei campi in Russia oppure nei territori occupati. Della maggior parte non riusciamo ad avere notizie. Ma alcuni riescono a scappare e tornare in Ucraina, anche se sono pochi, perché la strada è lunga e rischiosa e c’è un’alta probabilità di essere arrestati. Sono questi i minori che pagano il prezzo più alto a causa del conflitto: sia fisico, hanno vissuto gli orrori dei combattimenti sulla loro pelle, sia emotivo e psicologico. Sono bambini che hanno bisogno di un grande supporto».

Quanto è devastante l’impatto della guerra sulla salute mentale e sul benessere dei minori?
«Molto alto. I bambini nel Paese che hanno bisogno di assistenza umanitaria sono 3,4 milioni. A questi si aggiungono i 3,9 milioni di minori rifugiati nei paesi limitrofi. Il conflitto causa, infatti, conseguenze molto pesanti anche in chi vive nelle aree che non sono state attaccate direttamente dal nemico. In Ucraina non c’è un luogo completamente sicuro, pezzi di missili possono cadere ovunque. Così ansia e tensione continua colpiscono tutti. Secondo uno studio, nell’anno di guerra i bambini ucraini hanno trascorso 920 ore nascosti nei rifugi. Altri vivono in case senza riscaldamento e senza elettricità. Questo compromette il loro benessere mentale: ad esempio, forniamo supporto a tanti bambini che hanno perso la loro capacità di parlare a causa dei traumi.

Molte scuole sono state distrutte. E fare lezione online è difficile a causa dei continui blackout. Quanto è grave il danno per le future generazioni?
Dallo scorso 24 febbraio è stata distrutta una scuola ogni due giorni e 5 milioni di bambini sono stati costretti a interrompere l’apprendimento. Le lezioni online sono difficili da seguire a causa delle interruzioni di corrente, di internet e perché mancano i dispositivi elettronici. La maggior parte degli studenti ucraini ha perso un anno. Anche tra i bambini rifugiati nei paesi limitrofi è alto il numero di chi non è iscritto al sistema scolastico dello Stato ospitante. Il danno è anche emotivo e relazionale: le scuole sono luoghi di incontro fondamentali nella formazione di un individuo. Recuperare il ritardo sarà difficile ma non vogliamo perdere la speranza. Grazie al supporto internazionale abbiamo fondi per comprare tablet e pc, e per formare equipe di psicologici specializzati.

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